Da Arnault a Prada: chi sono gli eredi del lusso mondiale
Cinque figli per un trono in casa LVMH, mentre Lorenzo Bertelli ha già la sua poltrona assicurata. Ci sono anche le sorelle Cucinelli e i fratelli Ruffini: ecco chi guiderà le grandi maison negli anni a venire
Mentre gli ultimi imperatori della moda italiana come Giorgio Armani e Valentino Garavani ci hanno lasciato tra il 2025 e il 2026, nei consigli di amministrazione delle grandi maison luxury si prepara il cambio di generazione. Nel lusso globale, che vive di immaginario ma si regge su filiere, finanza e strategia, la parola d'ordine non è più soltanto creatività. È successione. Il testimone sta passando a una nuova generazione di manager e imprenditori di famiglia: abbastanza giovani da comprendere il digitale, abbastanza esperti da affrontare crisi geopolitiche, dazi e un consumatore sempre meno fedele ai brand. Ma chi guiderà davvero il lusso del futuro?
LVMH, cinque figli per un trono
Nell’impero di Bernard Arnault, 77 anni, la successione è la questione più osservata dell’intero settore. Il patron di LVMH, il colosso da oltre 350 miliardi di dollari che controlla marchi come Louis Vuitton, Dior, Tiffany e Loro Piana, ha cinque figli che già occupano posizioni chiave all’interno del gruppo. Tuttavia, Arnault non ha mostrato alcuna fretta di ritirarsi: durante l’assemblea del 2025, ha dichiarato ai soci che si riparlerà della successione «tra sette o otto anni», un lasso di tempo che gli garantisce la poltrona almeno fino ai 90 anni.
La strategia del patriarca non è priva di rischi. Alcuni azionisti di LVMH hanno espresso preoccupazione per la mancanza di trasparenza sul piano di successione, definendolo un potenziale fattore di rischio per l’azienda. Più che scegliere un erede, Arnault sembra però aver costruito un sistema di equilibri. Distribuendo responsabilità e visibilità tra tutti e cinque i figli evita di creare tensioni interne e mantiene aperta ogni opzione per il futuro.
Kering, il passo indietro del padre e l'ascesa del figlio
Nel 2025, François-Henri Pinault, 64 anni, ha deciso di lasciare la guida operativa del gruppo Kering (Gucci, Saint Laurent, Balenciaga, Bottega Veneta) dopo vent’anni al timone, restando presidente del consiglio di amministrazione e affidando il ruolo di CEO a Luca De Meo. A impressionare, però, è soprattutto l’ascesa della generazione successiva. François Louis Nicolas Pinault, 29 anni, primogenito di François-Henri e figliastro di Salma Hayek, è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Christie’s nel 2024 e si prepara (forse) a raccogliere l’eredità di un impero che spazia dalla moda all’arte, dalle aste al vino. Ma su questo non ci sono ancora certezze.
Il suo futuro all'interno dell'impero costruito dalla famiglia resta ancora da definire, ma il suo ingresso negli organismi decisionali suggerisce che il percorso di avvicinamento ai vertici sia già iniziato.
Hermès, i Dumas al comanda almeno per altri 20 anni
L’esempio più riuscito di continuità familiare rimane Hermès. La dinastia Dumas, che conta ormai oltre 100 membri distribuiti su più rami familiari, ha saputo preservare l’indipendenza della maison resistendo persino a un tentativo di scalata da parte di LVMH. Axel Dumas, rappresentante della sesta generazione, è oggi al vertice dell’azienda. Gli eredi hanno blindato il controllo fino al 2041, garantendo che la maison resti saldamente nelle mani della dinastia ancora per due decenni, una stabilità che poche altre realtà del lusso possono vantare.
Gruppo Prada, il testimone va a Lorenzo Bertelli
Tra i nomi più rilevanti della nuova generazione del lusso italiano c'è Lorenzo Bertelli, figlio di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli.
La sua traiettoria è significativa perché non nasce all'interno delle funzioni tradizionali della governance aziendale. Entrato nel gruppo nel 2017, ha iniziato dalla comunicazione digitale per poi assumere incarichi nel marketing e nella sostenibilità.
Oggi è considerato il successore più naturale alla guida del gruppo Prada e nel 2025 ha affrontato la sua prova più importante guidando l'acquisizione di Versace, operazione che ha riportato uno dei marchi simbolo della moda italiana sotto il controllo di un gruppo nazionale.
Moncler, Remo Ruffini, i figli e un nuovo CEO esterno
Remo Ruffini, che ha costruito l’impero Moncler dopo averne acquisito il controllo nel 2003, ha compiuto una mossa altrettanto strategica nel 2025. Ha lasciato il ruolo di CEO a Bartolomeo Rongone (proveniente da Bottega Veneta), mantenendo per sé la presidenza e il controllo sulla direzione creativa. I figli, Pietro Ruffini, oggi alla guida del family office Archive, e Romeo Ruffini, chief business officer di Stone Island, non sono ancora stati indicati come successori designati. Tuttavia, la nuova struttura organizzativa sembra preparare il terreno a una futura continuità familiare, lasciando aperte diverse opzioni per il passaggio generazionale.
Zegna, la quarta generazione è già in campo
Nel gruppo Zegna, quotato a New York dal 2021, il passaggio generazionale è stato gestito con metodo. Gildo Zegna, della terza generazione, ha fatto un passo di lato diventando presidente esecutivo, mentre la guida operativa è stata affidata al manager esterno Gianluca Tagliabue. E i figli? Edoardo (39 anni) e Angelo (37 anni), quarta generazione, sono diventati co-CEO del brand Zegna, con responsabilità complementari: Edoardo su marketing, immagine e strategia; Angelo su sviluppo prodotto, merchandising e performance commerciali. Una struttura ibrida, che combina la continuità familiare con la managerializzazione; un modello che altre maison italiane stanno osservando con attenzione.
Ferragamo, un business di famiglia
Ferragamo, che nel 2027 celebrerà 100 anni, punta sulla terza generazione. Angelica Visconti, vicepresidente del gruppo, è nipote del fondatore Salvatore Ferragamo e figlia della compianta Fulvia Ferragamo Visconti. Angelica è affiancata dai cugini Giacomo e Niccolò Ferragamo, terza generazione anch’essi, in un consiglio di amministrazione che affianca il ceo manageriale Marco Gobbetti. Un esempio di come heritage e innovazione possono coesistere quando la famiglia sa passare il testimone senza spezzare il filo.
Brunello Cucinelli: il capitalismo umanistico passa alle figlie
Brunello Cucinelli, 73 anni, non ha mai avuto dubbi: le figlie Camilla (44 anni) e Carolina (35 anni) oltre a essere le eredi dell'impero di Solomeo, sono anche le co-direttrici creative e vicepresidenti di un marchio che vale oggi oltre 1,4 miliardi di euro di ricavi. Camilla guida la direzione creativa del womenswear, Carolina sovrintende a prodotto, immagine, comunicazione e social media, portando il marchio nel digitale senza tradirne l’anima. La solidità del passaggio è blindata da un trust irrevocabile che detiene il 50,05% della società quotata, con le figlie come beneficiarie.
Luxottica: la tregua dopo la tempesta
Alla morte di Leonardo Del Vecchio, nel 2022, l’impero degli occhiali è stato diviso in otto parti uguali tra i suoi sei figli, la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di lei, Rocco Basilico. Ma l’eredità da 55 miliardi di euro ha subito innescato delle tensioni interne. Il protagonista è Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, figlio del fondatore e presidente di Ray-Ban. Ha cercato di rafforzare il suo potere comprando quote dai fratelli, diventando il primo socio della holding Delfin. Dall’altra parte, Rocco Basilico, 37 anni, figliastro di Del Vecchio, fino al 2026 aveva guidato la divisione tecnologica del gruppo. Le tensioni legali hanno portato alle sue dimissioni. I due hanno siglato un accordo, rinunciando a tutte le cause legali. Oggi Leonardo Maria guida Delfin con una leadership indiscussa, e la pace è tornata nell’impero degli occhiali di lusso.
I casi in cui la successione è ancora aperta
Non tutte le grandi maison hanno già individuato una strada chiara per il futuro. In alcuni casi il passaggio generazionale resta ancora una questione aperta e osservata con attenzione da tutto il settore.
La scomparsa di Giorgio Armani a settembre 2025, a 91 anni, ha lasciato un impero da oltre 12 miliardi di euro senza un erede diretto. Il testamento ha indicato cinque eredi, tra cui la sorella Rosanna, il partner storico Pantaleo “Leo” Dell’Orco e alcuni nipoti, e ha stabilito la vendita di una quota del 15% a uno dei grandi gruppi indicati (LVMH, EssilorLuxottica o L’Oréal) entro 18 mesi.
Il futuro, quindi, potrebbe essere quello di un’apertura del capitale a soci esterni. Lo stesso vale per Valentino, ora in una fase complessa di ristrutturazione finanziaria sotto l’ombrello di Mayhoola, e per Dolce&Gabbana, che ha visto Stefano Gabbana lasciare la presidenza a gennaio 2026 e ha nominato il manager esterno Stefano Cantino come co-CEO accanto ad Alfonso Dolce, il primo manager esterno alla famiglia a ricoprire la massima responsabilità operativa.