Il Prep 3.0: gli uomini vogliono vestirsi da studenti ricchi
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Il Prep 3.0: gli uomini vogliono vestirsi da studenti ricchi

di Tiziana Molinu

Per l’autunno-inverno 2026 la moda riscopre l’uniforme dell’élite americana e la rende più morbida, sportiva e contemporanea. Una guida a chi lo ha rilanciato quest’anno e a chi lo vendeva già un secolo fa

Blazer di tweed, pantaloni di velluto a coste, cappotti con la chiusura a bottoni di corno. Per chi se lo fosse perso, questo è un piccolo resoconto di cosa abbiamo visto da gennaio, tra Milano e Parigi e New York. Il guardaroba del college americano è tornato a essere la fantasia più insistita del menswear per l'autunno inverno 2026/27. Lo hanno messo in scena Ralph Lauren, Dior, Miu Miu e persino Loewe. Lo confermano, fuori dal calendario delle sfilate, i segnali di ripresa di J.Crew e Brooks Brothers, due marchi che il preppy lo vendevano, letteralmente, prima ancora che qualcuno coniasse la parola.

Adesso quel codice torna trasformato, alleggerito, mescolato con l'estetica Y2K, con lo sportswear e con una certa trascuratezza studiata. Corduroy, toggle coat, rugby shirt, righe, cardigan, varsity jacket, camicie button-down, cravatte, mocassini e maglieria diventano gli elementi di un nuovo guardaroba collegiale. È un ritorno alla divisa, ma senza l'obbligo di sembrare perfetti.

preppy stile autunno inverno 2026 2027
Courtesy Dior

Come la moda abbraccia il college style per la FW 26/27

Iniziamo proprio da chi, il preppy, lo ha reinventato per il mercato di massa già negli anni Sessanta. A metà gennaio Ralph Lauren ha riportato la sua sfilata uomo a Milano dopo ventiquattro anni di assenza dalla città, mettendo in scena in un'unica serata le due anime del marchio: Polo e Purple label. La prima, quella che più ci interessa per questo articolo, ha portato in passerella giacche da rugby a righe, berretti da baseball indossati al contrario, pile stampati a paperelle e pantaloni di velluto a coste ricamati con animaletti. Nelle note di presentazione lo stilista ha parlato di uno "spirito preppy reinventato". La conferma che quest'anno il ritorno del prep abbandona ogni tipo di rigidità della variante più cara al quiet luxury o allo stile old money. E non possiamo che crederci se a dirlo è proprio il suo autore più celebre.

Da quando ha preso la direzione creativa della linea uomo di Dior, Jonathan Anderson ha inserito il codice collegiale tra i suoi riferimenti ricorrenti: cravatte a righe, maglioni a trecce annodati sulle spalle, mocassini, già nella sfilata di debutto. Nella precollezione autunno 2026, presentata a fine novembre, quella direzione si è fatta esplicita in quella che la stampa di settore ha ribattezzato "Aristocratic Ivy": cappotti ricamati e pantaloncini cargo blasonati come uno stemma da club universitario. Nella sfilata vera e propria di gennaio, per la stagione FW26, Anderson ha virato verso un immaginario più eccentrico, ispirato al couturier Paul Poiret, tra rimandi aristocratici e prep ma in chiave più contemporanea. Qui l'eredità preppy è rimasta in dettagli precisi, come le borse a tracolla in tweed e i cappotti con chiusura a bottoni di corno.

preppy stile autunno inverno 2026 2027
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Su un registro più ambiguo si muove Miu Miu. La linea uomo del marchio reinterpreta lo stile college incrociandolo con riferimenti Y2K e dettagli sovversivi. Polo con logo, pantaloni sartoriali, un'estetica da campus che a tratti sconfina nel cross-dressing, coerente con l'attenzione che Miuccia Prada dedica da anni alle uniformi scolastiche e all'immaginario da educande. Anche Loewe, che con il codice preppy non ha mai avuto un legame diretto, ha lasciato entrare il velluto a coste nella sua prima sfilata uomo firmata dai nuovi direttori creativi Jack McCollough e Lazaro Hernandez, arrivati dopo la chiusura di Proenza Schouler: pantaloni viola acceso, in un contesto altrimenti giocoso e scultoreo, lontano dall'understatement da Ivy League. Segno che il tessuto, più del codice nel suo complesso, ha attraversato l'intera stagione.

I grandi pionieri del preppy

Tutti questi marchi, però, arrivano dopo. Il prep che stanno reinterpretando esiste da un secolo e ha i suoi autori.

Per capire perché funzioni ancora bisogna tornare alle università della costa Est americana. Yale, Harvard, Princeton, Columbia, Brown, Dartmouth, Cornell e University of Pennsylvania: le otto università della Ivy League hanno dato il nome a uno dei più riconoscibili codici estetici della storia americana. Ma l'Ivy style non nasce come una tendenza studiata a tavolino. Nasce dall'abbigliamento quotidiano degli studenti e, soprattutto, dalla sovrapposizione tra il mondo accademico, quello sportivo e quello dell'alta società.

preppy stile autunno inverno 2026 2027
Courtesy Brooks Brothers

Brooks Brothers lo vende dal 1818: è il marchio d'abbigliamento più antico ancora in attività negli Stati Uniti, quello che vestiva John Fitzgerald Kennedy. E oggi, dopo anni di difficoltà, sembra star ritrovando un equilibrio sotto la direzione creativa di Michael Bastian.

Anche se uno dei suoi più grandi artefici è J. Press, fondato nel 1902, ha aperto le sue prime boutique a un passo dai campus di Yale, Harvard e Princeton, vendendo il sack suit destrutturato e la camicia button-down che sarebbero diventati la divisa non ufficiale dell'Ivy League. Il marchio divenne il sarto di riferimento degli studenti di Yale e, più in generale, delle classi alte americane. Il suo vocabolario è quello che ancora oggi riconosciamo immediatamente come Ivy League: blazer blu, completi dalle spalle morbide, cravatte repp, Oxford button-down e maglioni Shetland. Oggi sta provando a tenere insieme il rigore da club e un'ironia più pop.

j crew
Courtesy J. Crew

Il maglione da tennis e la polo nascono invece nel 1933 dalla racchetta di René Lacoste, che alla parola "preppy" non avrebbe mai pensato. E poi c'è Gant, fondato nel 1949, rivendica il primato di aver introdotto il colletto button-down su scala di massa negli Stati Uniti. Anche se la rugby shirt, in particolare, sarebbe diventata uno dei suoi simboli. Tutti hanno contribuito a creare la genealogia e l'immagine dell'Ivy style. Poi è arrivato Ralph Lauren e ne ha trasformato il significato. Ha preso una fantasia riservata a pochi college della East Coast e l'ha resa un mito accessibile su scala globale.

Resta una contraddizione che vale la pena notare. Il prep, da sempre, è un travestimento, comunica un'appartenenza (a un campus, a un circolo, a una classe sociale) più spesso simulata che reale. Che torni proprio ora, in una fase di diffusa incertezza economica, sembra la solita legge del pendolo. Ma la fantasia che vende è la stessa da un secolo: sembrare tranquilli, radicati, al sicuro. Vestirsi da studenti ricchi, quando il costo reale di un college americano non è mai stato così lontano dalla portata della maggior parte delle persone, è forse la parte più preppy di tutte.