Rick Owens ha messo l’aria condizionata in una giacca. Ma qualcun altro l’aveva già fatto
Courtesy Owenscorp

Rick Owens ha messo l’aria condizionata in una giacca. Ma qualcun altro l’aveva già fatto

di Tiziana Molinu

Con la SS27 il designer ha portato una tecnologia da cantiere giapponese passerella insieme ad adidas. Ecco come funziona, e chi l’ha inventata vent’anni prima di lui

Parigi, fine giugno, temperature record. Rick Owens sposta lo show all'alba per evitare il picco di calura e manda in passerella giacche che si gonfiano come palloni, ventole integrate che aspirano aria dall'esterno e la spingono contro la pelle. È la SS27 "Stone", la collezione che segna il ritorno della collaborazione con adidas dopo quasi dieci anni di silenzio. E allora vai di bomber e shorts costruiti attorno alla tecnologia Climacool, più un gilet refrigerante mutuato dalla ricerca sportiva per i Mondiali 2026. Owens stesso lo ha chiamato un "sistema di aria condizionata personale".

Funziona così: due piccole ventole, alimentate a batteria, spingono aria dentro il capo. L'aria circola tra pelle e tessuto, favorisce l'evaporazione del sudore e disperde il calore dal collo e dai polsini. Non è un condizionatore in miniatura, è una scorciatoia fisiologica: si sfrutta un meccanismo che il corpo già possiede, si accelera soltanto il processo. Il capo si gonfia, certo, e nell'estetica di Owens quel gonfiore diventa scultura, architettura indossabile, non solo funzione.

rick owens ss27 giacca aria fredda
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Lo spoiler: l'idea ha più di vent'anni

La tecnologia alla base della giacca di Owens non nasce in una maison di moda parigina. Nasce in Giappone, a inizio anni Duemila, dalla testa di un ex ingegnere Sony, Hiroshi Ichigaya. L'intuizione gli viene osservando il boom edilizio del Sud-est asiatico. Se anche i Paesi in via di sviluppo avessero iniziato a climatizzare ogni edificio come il Giappone, sarebbe arrivata una crisi energetica. La domanda che si pone è diversa da quella a cui siamo abituati: perché raffreddare una stanza intera, quando si può raffreddare solo l'aria intorno a una persona?

La risposta diventa Kuchofuku (空調服), letteralmente "abito ad aria condizionata": camicie e giacche da lavoro con due ventole cucite sul retro, pensate per cantieri, campi, edilizia. Un prodotto industriale, non una passerella. Nei decenni si è imposto come standard nel lavoro manuale giapponese esposto al caldo estremo, tanto da valere un riconoscimento ministeriale per la riduzione dei consumi energetici.

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Da lì, il salto nella moda è arrivato per gradi, e sempre passando da un accordo con l'azienda di Ichigaya. Il marchio giapponese Meanswhile l'ha portata su una giacca antipioggia nel 2024. BEAMS l'ha usata per celebrare i vent'anni di Kuchofuku con un blouson pensato per il guardaroba quotidiano, non per il cantiere. E soprattutto Anrealage, il brand di Kunihiko Morinaga, l'ha già portata in passerella a Parigi per la primavera-estate 2025, con capi che si gonfiavano man mano che i modelli sfilavano, proprio grazie alle ventole Kuchofuku. Anche Nike x Off-White ha attinto alla stessa tecnologia.

Rick Owens, in altre parole, non inaugura un genere (sia dunque chiaro). Lo porta a un livello di scala e di visibilità che i predecessori non avevano raggiunto, dentro una delle case più seguite della settimana della moda maschile. La differenza non sta nel principio fisico (quello resta identico da un ventennio) ma nel contesto: da dispositivo di sicurezza sul lavoro a fashion tool su una delle passerelle più fotografate al mondo, con le tre strisce adidas a fare da ponte tra sportswear e teatro.