Uomini

Charles Leclerc: un anno vissuto velocemente

di Paolo Briscese - 11 Marzo 2020

Dopo una sola stagione in Ferrari, Charles Leclerc è diventato il pilota di punta della nuova generazione di F1. E pensare che la prima volta a Maranello aveva dovuto aspettare in reception…

Come un predestinato. Quando da ragazzino con l’amico di famiglia Jules Bianchi ha messo piede per la prima volta a Maranello, il giovane Charles Leclerc non avrebbe mai immaginato che in quel luogo che tante volte ha fatto da sfondo ai suoi sogni d’infanzia, ci sarebbe un giorno tornato, ma da protagonista. Non poteva andare diversamente il destino di un giovane ambizioso, tenace e talentuoso come lui, fortemente ancorato alle sue origini e alla sua famiglia, che ha fatto della disciplina, dell’impegno e della fatica il suo credo. Quel ragazzino allora intraprendente e sognatore, determinato, e a tratti ribelle, è cresciuto. Nome di punta della nuova generazione della F1, senza nessun timore reverenziale nei confronti del suo compagno di scuderia Sebastian Vettel, Charles Leclerc è l’esempio perfetto del riscatto, una scommessa diventata realtà, un sogno che prende forma e si realizza. E per molti il futuro della Formula 1.

È bastata una sola stagione in F1 per approdare sul sedile della scuderia più ambita per un pilota: la Ferrari. Si aspettava che sarebbe potuto accadere?
Diventare pilota della Scuderia Ferrari è sempre stato il mio sogno più grande, sin da quando ero bambino. Se non fossi diventato pilota, avrei probabilmente fatto l’architetto o avrei lavorato nella moda, le altre due mie aspirazioni. Tuttavia, non ti aspetti mai che il tuo sogno diventi realtà, soprattutto all’inizio della carriera. Quindi quando succede, ovviamente, è una sensazione incredibile che rende molto felici.

Si ricorda la prima volta che ha messo piede a Maranello?
È sempre una sensazione speciale essere a Maranello. Tutto ciò che circonda questo team è mitico in un certo senso, si respirano la storia e la passione che lo contraddistinguono. Ricordo la prima volta che ci sono stato. Ero con Jules Bianchi. Non mi era permesso entrare, quindi ho aspettato alla reception chiedendomi se un giorno sarei stato in grado di indossare i colori di questa gloriosa squadra.

Che cosa ha provato quando ha indossato la tuta rossa del cavallino?
È una sensazione unica e indescrivibile, che non dimenticherò mai. Credo che qualsiasi pilota, di F1 o no, sogni di indossare il rosso Ferrari e questo valeva anche per me. Essere lì, con la mia tuta e sapere che finalmente sarei stato alla guida di una delle due vetture Ferrari è stata un’emozione unica. Far parte della Scuderia è davvero fantastico! Ferrari è un mito e sono fiero di far parte del team.

Lei ha iniziato a correre sui Kart in Francia, sulla pista gestita dalla famiglia di Jules Bianchi. Che ricordi ha di quel periodo?
È stato molto divertente e da bambino ho trascorso la maggior parte dei miei weekend liberi correndo sui kart su quella pista. Eravamo tutti lì semplicemente per divertirci e passare un po’ di tempo con gli amici. Era pura corsa e ho degli splendidi ricordi di quei giorni.

Lei è più giovane pilota di sempre a vincere un GP con Ferrari. E anche il più giovane ad aver conquistato la pole position. Da dove arriva l’energia che trasferisce in pista?
Non avrei mai immaginato che la mia prima stagione con la Ferrari sarebbe stata così. Guardando indietro, sono soddisfatto di alcune cose. Ho imparato molto e come team abbiamo fatto dei buoni progressi durante tutto l’anno. D’altra parte, come pilota, non sei mai pienamente soddisfatto perché cerchi sempre un modo per migliorare. È un costante processo di apprendimento che ti motiva ad andare avanti e a sfidare i tuoi limiti.

Se si guarda indietro, ha qualche rammarico?
Come in ogni altra cosa, se ti guardi indietro ci sono sempre alcune cose che avresti voluto e potuto fare meglio. Ma impari dagli errori e puoi migliorarti proprio partendo da essi. Non parlerei di rimpianti, piuttosto di lezioni che ti aiutano a crescere come pilota e come persona e che alla fine ti rendono più forte.

La vita di un pilota non deve essere cosa facile come sembra. Sempre in giro per il mondo, allenamenti, riflettori sempre puntati addosso. Non si sente continuamente sotto pressione?
Non sento davvero la pressione. Certo, ci sono alcune cose che cambiano nella tua vita quando diventi un pilota della Scuderia Ferrari, ma è qualcosa a cui ti puoi adattare con il tempo. La cosa più importante è rimanere concentrati, fare il proprio lavoro e fornire le migliori prestazioni possibili in pista.

Ha mai pensato di non farcela?
No, non ci ho mai pensato molto. Credo che se lavori duro, continui ad apprendere e cerchi sempre di dare il meglio in macchina, i risultati arriveranno.

Prima di ogni gara, ha un rituale, un gesto scaramantico?
No, nessun rituale o gesto scaramantico.

Che ricordi ha del suo primo GP in Australia?
È stata una bella esperienza. Avevo molto da imparare. Tutto era così nuovo! Ero molto impressionato dai mezzi che Ferrari ha a disposizione e dall’estrema professionalità di tutto il team.

Lo scorso settembre, con la sua vittoria al GP d’Italia, ha riportato Ferrari sul gradino più alto del podio dopo nove anni. Che emozione ha provato?
È stato pazzesco, probabilmente la migliore settimana della mia vita! È molto difficile tradurre in parole le emozioni che ho provato sul podio davanti a migliaia di persone che urlavano il mio nome e quello di Ferrari. È stato eccezionale. Quella settimana ci fu molta pressione perché l’intero Paese contava su di noi per vincere. È stato complicato ma sono riuscito a gestire la tensione, a concentrarmi su ciò che dovevo fare e sono molto felice di aver offerto questo successo prima alla squadra, ma anche a tutto il Paese che ci ha supportato.

Lei è passato per la Ferrari Drive Academy: che esperienza è stata? Ci sono secondo lei dei piloti che hanno la stoffa per approdare in Formula 1?
Ci sono molte cose che impari come membro dell’Accademia e che possono essere molto utili quando arrivi in Formula 1. Mi ha aiutato a prepararmi nel miglior modo possibile. Per quanto riguarda gli attuali membri, credo che ci siano alcuni di loro che hanno un futuro luminoso davanti.

Quali qualità deve avere un grande pilota?
Non penso che ci sia una qualità specifica valida per tutti. Ogni pilota è diverso. Tuttavia, sono convinto che a volte sia necessario essere realistici e persino autocritici. In questo modo, puoi lavorare sui tuoi punti deboli e cercare di migliorare.

I piloti professionisti vogliono fare sempre il miglior tempo possibile. Che cosa rappresenta per lei il tempo? In pista, è un nemico o un alleato?
Il tempo è fondamentale, può fissare un obiettivo per cui lavorare. Può darti un riferimento rispetto ai tuoi concorrenti, ma anche permetterti di competere con te stesso, per cercare di migliorare le tue prestazioni, che è sempre importante.

La F1 è uno sport di squadra con un elemento individuale. È difficile conciliare questi due aspetti quando si fa parte di una squadra di alto livello come la Ferrari?
È uno sport di squadra. Bisogna lavorare insieme per avere successo e, alla fine, il risultato di qualsiasi pilota è il frutto del duro lavoro svolto da molte persone in fabbrica e in pista. Come pilota ovviamente vuoi competere al meglio e garantire buone prestazioni. Ma senza la squadra non puoi avere successo e alla fine tutti hanno lo stesso obiettivo.

E il rapporto con i tecnici, quanto è importante in una gara?
Moltissimo. È fondamentale avere una relazione giusta ed essere in completa sintonia con i tecnici: lavorano per te e sono preziosissimi.

Il suo mestiere è fatto anche di rinunce, richiede sforzo e fatica. Di cosa sente la mancanza?
Di nulla in realtà. Mi ritengo molto fortunato perché il mio lavoro è anche ciò che più mi piace fare in assoluto.

Chi è il suo punto di riferimento fuori dal mondo della velocità?
La mia famiglia. Siamo davvero molto uniti. Mia madre segue sempre le mie avventure in pista e, appena può, viene alle mie gare. Mio fratello Arthur, il più piccolo di casa, ha scelto la mia stessa strada e corre in Formula 4. Mentre Lorenzo, il maggiore, ha scelto una strada diversa, si occupa di finanza.

Che cosa fa nel tempo libero? Quali sono i suoi hobby?
Amo la barca a vela, le immersioni, adoro nuotare e navigare in silenzio. Faticherei a vivere senza il mare vicino. Mi svuota, mi rilassa la mente. Poi c’è la musica, a cui ormai mi dedico veramente poco. Suono pianoforte e chitarra, ma il mio livello è molto basso.

Qual è il suo prossimo sogno da realizzare?
Diventare Campione del Mondo, ovviamente. Credo sia il sogno di ogni pilota.

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Questo articolo è stato pubblicato su ICON 57 uscito nel gennaio 2020.

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