È morto Philip Roth: addio allo scrittore di Pastorale Americana


Il più grande tra i romanzieri della letteratura americana scompare a 85 anni: dal tradimento degli ideali a stelle e strisce alla fragilità dell’uomo, i suoi libri restano immortali

di Giuliana Matarrese

È scomparso a 85 anni, spegnendosi a Newark, da dove veniva e dove spesso hanno trovato casa anche le sue storie, Philip Roth.

Il romanziere americano Premio Pulitzer per la letteratura, figlio di immigrati galiziani di origine ebrea, aveva già smesso di scrivere dopo aver terminato nel 2010 Nemesi, anche se non era scomparso dalla vita pubblica. L'addio l'aveva annunciato nel 2012 alla rivista francese Les Inrockuptibles, in questi termini:

Alla fine della sua vita il pugile Joe Louis disse: "Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione". È esattamente quello che direi oggi del mio lavoro. Ho deciso che ho chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne.

Le sue ultime dichiarazioni pubbliche, dopo essersi definitivamente trasferito nella sua casa in Connectitut e aver dato ai suoi parenti istruzioni affinché venisse distrutto il suo archivio personale alla sua morte, compresi gli inediti, sono dell'anno scorso, e riguardano ovviamente lo stato di salute del paese, alla luce della presidenza Trump.

L’incubo che vive oggi l’America, ed è davvero un incubo, è che l’uomo eletto presidente è un narcisista maligno, un bugiardo patologico, un ignorante spaccone, abietto, vendicativo e probabilmente un po’ demente. E sto minimizzando i suoi difetti. Ogni giorno siamo scioccati dal suo comportamento immaturo, dalle sue dichiarazioni insulse e non c’è limite al pericolo che la sua follia comporta per gli Stati Uniti e per il mondo.

Una narrazione, quella a stelle e strisce che Roth ha fortemente contribuito a plasmare, attraverso le sue storie, da Pastorale Americana a Il complotto contro l'America, passando per i saggi e le storie raccontate dal suo alter ego Nathan Zuckerman, come Zuckerman Scatenato o Lo scrittore fantasma, prima sua apparizione. L'identità, il corpo (soprattutto quello maschile) e le sue fragilità, l'ebraismo, gli ideali e il loro tradimento, il sesso, tutti argomenti scandagliati con precisione ossessiva dall'autore, al netto di critiche delle quali non si è mai curato troppo.

Mai insignito di un Premio Nobel per la letteratura, ma ricoperto di altre onorificenze, tra le quali il Pulitzer, della morte aveva detto:

Mi sciocca, la sento molto più di quanto non la sentissi 25 anni fa. Innanzitutto perchè su una famiglia di quattro persone, mia madre, mio padre ,mio fratello e me, sono l'unico ancora in vita. So che se ne sono andati. Lo so da un pezzo ormai, ma continua a scioccarmi. Molti miei amici sono morti, sono stato ai loro funerali, e mi sciocca. Sono stato proprio oggi in chiesa per ragioni che non dirò, la St. Bart's, tra la 51esima e Park Avenue, ci ero già stato anni prima quando si era tenuto il servizio funebre per Bill Starnes. Essere in quella chiesa, dopo anni, ha avuto lo stesso effetto. La morte mi sbalordisce.