Uomini

Lo chef Andrea Berton, testimonial per l’eyewear di Safilo

di Annalisa Testa - 15 Giugno 2019

Due stelle Michelin cucite sul petto e un forte legame con la tradizione. Ma sempre pronto a sperimentare. Cinque domande allo chef che, con Safilo, celebra e racconta l’eccellenza italiana

Più di trent’anni fa inizia la sua avventura in una cucina milanese. Non una cucina qualsiasi. Quella di Gualtiero Marchesi. Da qui Andrea Berton, friuliano di origini, percorre la strada verso le due Stelle Michelin attraversando le cucine più importanti al mondo. Enoteca Pinchiorri a Firenze, Louis XV di Alain Ducass a Montecarlo, Taverna di Colloredo a Monte Albano, Ristorante Trussardi alla Scala. Poi, ecco i suoi Pisacco Ristorante e Bar, Dry Cocktail & Pizza, Ristorante Berton e Berton al Lago, nel resort Il Sereno sul Lago di Como. Una vita in cucina, quella dell’altissimo maître cuisinier che grazie alla sua maestria artigianale ha fama di essere il più elegante degli chef italiani.

Innovazione e tradizione, qual è l’equilibrio perfetto in cucina?

È un sottile gioco di bilanciamenti. Lavorando alla creazione di un nuovo piatto mi sento in costante equilibrio tra la storia e l’innovazione. La tradizione credo debba essere mantenuta, portata nel quotidiano. E poi trasformata in una nuova idea.

Una volta si parlava di showcooking, oggi di “storycooking”, com’è cambiata la comunicazione tra chef e pubblico?

Lo show cooking, nato in Tv poi portato
nel vivo delle cucine, era uno spettacolo unidirezionale. Lo chef cucinava, il pubblico guardava. Ora si vive molto più da vicino
la narrazione di un piatto, si scoprono le idee originali, le trasformazioni nel tempo. Tra chef e ospite si innesca un dialogo di confronto. C’è un vero coinvolgimento. Il pubblico oggi è più preparato, conosce gli ingredienti, le tecniche di cottura, di plating. È più stimolante anche per noi chef.

Made in Italy, un claim che la accomuna ai nuovi occhiali da vista di Safilo che indossa. Quali sono i punti in comune?

Con la maison Safilo condivido alcuni valori importanti, come il savoir faire italiano, unico ed inimitabile, e l’innovazione creativa che accomuna la creazione di un piatto perfetto. Così come la realizzazione di una montatura da vista, in equilibrio tra forma e sostanza.

Cosa le piace di questo modello, il Forgia 04?

Forme e stile, prima di tutto. L’ovale in metallo, la cerniera in titanio con doppia molla che si adatta alla forma del viso. Poi la leggerezza, per me imprescindibile.

Come ha visto evolversi il ruolo dello chef ?

Ho visto un’evoluzione naturale e positiva. Negli anni c’è stata una crescita importante in termini di tecnologia dei materiali a disposizione e tecniche di preparazione. Se trent’anni fa eravano una manciata, oggi ci sono centinaia di chef con forte talento. E per fortuna! Oggi la scelta è molto più ampia: dai piatti stellati a quello che una volta era “solo una pizza” e che oggi è diventata una pizza gourmet.

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