In conversazione con A$AP Rocky, nuovo volto di Gucci Guilty

In conversazione con A$AP Rocky, nuovo volto di Gucci Guilty

di Silvia Perego

Il rapper americano racconta ad ICON cos’è per lui la casa e ci invita a essere autentici, stravolgendo ogni regola

Seduto nel salotto della sua suite all’ultimo piano di un grand hotel milanese, A$AP Rocky mi accoglie con un sorriso sincero e generoso. «Com’è andata la giornata?», mi chiede. La mia è stata lunga, rispondo, ma la sua lo è stata senz’altro di più. Infatti è arrivato in Italia da Los Angeles quella stessa mattina per assistere alla sfilata di Gucci durante la settimana della moda dello scorso febbraio, per poi fare subito ritorno a casa. Ma cosa significa la parola “casa” per un artista nominato ai Grammy Award che ha collezionato miliardi di ascolti in tutto il mondo e ama l’energia della tournée? «Casa è dovunque ci sono mia moglie e mio figlio», risponde, riferendosi alla compagna, Rihanna, cantante pluripremiata, candidata all’Oscar e imprenditrice della bellezza, e al loro bambino nato lo scorso anno – presto arriverà anche il secondo figlio, come ha rivelato la stessa Rihanna durante la sua performance sul palco dell’ultimo Super Bowl. «Non importa che sia il bus di un tour o un aereo o un appartamento. La mia casa sono le persone, la mia famiglia, e con loro posso essere davvero me stesso». In questa frase è racchiusa anche l’ispirazione della nuova campagna dedicata alle fragranze Gucci Guilty, di cui A$AP Rocky è protagonista. 

Gucci Guilty Eau de Toilette Pour Homme, con assoluta di fiori d’arancio, limone e legno di cedro. A destra, Gucci Guilty Eau de Parfum Pour Femme con mandarancio, lillà e patchouli.

«Essere sempre fedele a me stesso, nella mia vita e nella mia arte, è molto importante, perché sono una persona particolare, un po’ eccentrica, e mi va bene così. La normalità che c’è in noi come individui è ciò che ci rende tutti strani». Insieme a lui, sul set, ci sono gli attori Julia Garner ed Elliot Page, mentre dietro la camera c’è Glen Luchford: «È un fotografo fenomenale, ed è sempre incredibile lavorare con lui. Amo la sua visione cinematografica. Tutto quello che fa sembra tratto dalla scena di un film. Adoro come lavora con i contrasti, con le luci. È come se i suoi lavori fossero stati girati durante la metà del secolo scorso». Nelle immagini – che appena sono state svelate sui social hanno fatto il giro del mondo – un’atmosfera onirica avvolge i tre protagonisti mentre ballano e ridono tra i corridoi di una villa che ha il fascino della vecchia Hollywood. «Sul set si è creata un’atmosfera magica. C’era una bella playlist, mi hanno lasciato fare il deejay e ho anche cantato. Tutti si sono divertiti», racconta il rapper. «Ero molto curioso di scoprire come tre persone come me, Julia e Elliot potessero coesistere, ed è stato un incontro perfetto. C’era armonia reciproca, c’era amore. Credo che con queste fragranze, e anche con l’ultima collezione, Gucci abbia fatto un ulteriore passo avanti, parlando a tutti. Nessuno deve essere escluso».

I primi ricordi legati alla maison riportano Rocky indietro nel tempo: «Sono cresciuto ad Harlem, guardando il lavoro di Dapper Dan (il sarto che portò l’alta moda nel mondo hip hop, ndr) e le pubblicità. Ma il mio rapporto con il brand è iniziato quando sono riuscito a comprare da solo il mio primo pezzo firmato Gucci. Il design, il modo in cui vestivano i capi, e come mi sentivo io indossandoli, mi ha aiutato a distinguermi, quando le persone si vestivano tutte in un determinato modo». Il suo stile, in tre parole? «It will change». E continuerà a cambiare, perché A$AP Rocky è diventato un’icona di stile senza seguire nessuna regola. «Anzi, voglio sempre rompere le regole. Come quando, 11 anni fa, ho indossato un completo senza cravatta. L’ho fatto perché non volevo assomigliare a nessun altro. Quando scelgo un pezzo, so esattamente quello che non mi piace. E quando faccio qualcosa, voglio essere il primo». D’altronde, aveva le idee chiare già a cinque anni, quando sua madre lo vestì per la Pasqua e lui scoppiò a piangere davanti allo specchio. «Non mi piaceva quello che indossavo, volevo vestirmi da solo e da quel giorno ho sempre deciso io cosa indossare. Quando mia mamma mi ha lasciato scegliere, ho preso una T-shirt bianca, dei jeans baggy e, ai piedi, ho messo le mie Nike Jordan Air colorate. All’epoca erano le mie icone». 

Ma il nuovo volto di Gucci Guilty è un vero intenditore anche quando si parla di profumi: «Voglio lasciare la scia quando me ne vado da un posto. A volte mi dicono che esagero, io dico che invece non è mai troppo. E quando trovo una fragranza che mi piace, rimane con me per dieci anni». La prima volta che ha indossato un profumo aveva tre o quattro anni. «Era di mio padre, mi sembra si chiamasse English Leather, ne hai sentito parlare? Possiamo cercarlo su internet». E lo abbiamo trovato. «Wow! Esiste ancora, è pazzesco! Era molto forte, molto alcolico. Che bellissimo ricordo». Ogni volta che, invece, sente Gucci Guilty Eau de Parfum Pour Femme – che prende dal tavolino al suo fianco – gli viene in mente qualcosa di diverso. «Proviamo adesso». Quindi spruzza la fragranza in tutta la stanza, una miscela avvolgente di mandarancio, pepe rosa, lillà e patchouli. «Da adesso in poi, ogni volta che sentirai questo profumo ti ricorderai di questa intervista, di questo preciso momento», mi dice. È il magico potere delle fragranze.