Vino d’autore: le cantine italiane firmate dalle archistar
Da Suvereto ad Alba, da Gaiole in Chianti all’Etna: come le grandi famiglie del vino italiano hanno trasformato le cantine di produzione in architetture firmate
Il Barolo si degusta dentro una bolla trasparente in ETFE, sospesa sui filari delle Langhe. Il Sangiovese del Chianti matura a pochi passi da un'apertura rossa nel pavimento firmata da Anish Kapoor. Le barrique di Rocca di Frassinello riposano in una galleria scavata a 50 metri di profondità, sotto una torre di luce disegnata da Renzo Piano. Da un quarto di secolo il vino italiano non si accontenta più di un capannone e di qualche botte: vuole una firma d'autore.
Il conto alla rovescia parte nel 1999, quando Vittorio Moretti chiede a Mario Botta di disegnare la cantina della sua tenuta a Suvereto, in Val di Cornia. Nasce Petra, inaugurata nel 2003: un cilindro di pietra sezionato secondo la pendenza della collina, il primo vero manifesto italiano dell'architettura del vino. Da lì il fenomeno non si è più fermato. A maggio 2026 la famiglia Folonari ha inaugurato a Greve in Chianti la nuova Cantina del Cabreo, firmata dall'architetto fiorentino Carlo Ludovico Poccianti. E nel 2027 aprirà in Chianti Classico un nuovo progetto firmato ancora da Mario Botta, commissionato da Adriana e Urs Burkard per la tenuta di Terrabianca a Radda: il cerchio, per l'architetto ticinese, si chiude dove si era aperto.
Questo per dire che oggi una cantina si valuta anche come si valuterebbe un museo o un hotel di design. Il rischio, per i produttori più scettici, è che l'edificio finisca per contare quanto, o più, della vendemmia. Vediamo i case-study più emblematici d'Italia.
Toscana, dove tutto è cominciato
Dopo Petra, nel 2007 Renzo Piano firma la sua unica cantina al mondo: Rocca di Frassinello, a Gavorrano, nata dalla joint venture italo-francese tra Paolo Panerai (Castellare di Castellina) e il barone Éric de Rothschild (Château Lafite). L'edificio nasconde una barricaia ipogea con le botti disposte ad anfiteatro; in superficie, una torre cattura la luce naturale e la riflette all'interno tramite un sistema di specchi. Dal 2018 la cantina ospita anche il centro di documentazione etrusca del comune di Gavorrano, firmato da Italo Rota.
Nel 2012 arriva Antinori nel Chianti Classico, a Bargino: Marco Casamonti dello studio Archea Associati progetta un edificio praticamente invisibile dall'esterno, tagliato solo da due fenditure orizzontali sulla collina, con una scala elicoidale che attraversa i tre piani interni. Un anno dopo, a San Casciano dei Bagni, Giovanni e Paolo Bulgari (sì, quei Bulgari) affidano allo studio romano Alvisi Kirimoto la cantina di Podernuovo: quattro setti di cemento color argilla che tagliano il pendio della collina seguendone la massima pendenza, un progetto poi premiato con il Premio Architettura Toscana per la miglior nuova costruzione della regione.
Il Chianti che sceglie l'arte
A Gaiole in Chianti, il Castello di Ama ha imboccato una strada diversa: non un unico architetto-firma, ma una collezione permanente d'arte contemporanea avviata nel 1999 da Lorenza Sebasti e Marco Pallanti. Tra i vigneti e le cappelle del borgo medievale convivono oggi il muro specchiante lungo 25 metri firmato da Daniel Buren, l'apertura rossa nel pavimento di Anish Kapoor intitolata "Aima", le forme coniche sospese di Hiroshi Sugimoto e gli interventi di Louise Bourgeois, Michelangelo Pistoletto, Chen Zhen. Non è un museo che ospita anche del vino: è un'azienda vinicola che tratta l'arte come parte del processo produttivo, tanto quanto la barrique.
Piemonte: dal Cubo alla bolla
Nelle Langhe, la famiglia Ceretto ha costruito la propria identità architettonica su due interventi firmati dagli architetti Luca e Marina Deabate. Nel 2000 arriva il Cubo di Bricco Rocche, a Castiglione Falletto: un volume di vetro strutturale senza intelaiatura, appoggiato storto sulla collina. Nel 2009, alla Tenuta Monsordo Bernardina alle porte di Alba, nasce l'Acino: una bolla ovale in ETFE, trasparente, sospesa tra i filari a forma di chicco d'uva ingigantito, pensata per eventi e degustazioni. È il simbolo che Ceretto rivendica oggi, forte del piazzamento numero 19 ai World's 50 Best Vineyards 2025. Unica cantina italiana nella top 50 mondiale.
Alto Adige: l'architettura si arrampica sulla montagna
In Alto Adige il rapporto tra vino e progetto cambia scala: dialoga con la montagna, non con la collina toscana o piemontese. A Termeno, patria del Gewürztraminer, la Cantina Tramin (fondata nel 1898 dal sacerdote Christian Schrott) ha inaugurato nel 2010 la nuova sede firmata da Werner Tscholl: legno, ferro, vetro e cemento intrecciati in giochi di trasparenza e ombra. Poco distante, a Cortaccia, la Cantina Kurtatsch (fondata nel 1900) porta la firma di Egon Kelderer: la facciata riprende il profilo frastagliato della parete dolomitica Mila. I vigneti dell'azienda salgono da 220 a 900 metri di altitudine, un dislivello che in Europa non ha eguali e che permette di vinificare quindici varietà diverse.
Sud e isole: quando decide il paesaggio
Il fenomeno è arrivato anche al Sud, con un linguaggio più legato alla terra che al gesto architettonico spettacolare. Sull'Etna, tra le colate laviche di Castiglione di Sicilia, la cantina Graci - firmata dallo studio ACA Amore Campione Architettura e premiata nel 2023 dall'IN/Arch regionale - amplia una cantina storica scavandola nel sottosuolo, in dialogo con i muretti a secco e i terrazzamenti di pietra lavica del territorio.
A poca distanza, Alta Mora costruisce con pietra lavica e cocciopesto secondo i principi dell'architettura ipogea, sfruttando la roccia per la termoregolazione naturale. Planeta, con la cantina Feudo di Mezzo incastonata in una colata del 1566, ha scelto invece la sostenibilità come cifra distintiva: dal 2022 imbottiglia solo in vetro riciclato, con vendemmie certificate biologiche. In Irpinia, Feudi di San Gregorio ha affidato la propria immagine architettonica all'architetto giapponese Hikaru Mori.
Un'unica scommessa, vent'anni dopo
Chi visita una cantina firmata da un Pritzker lo fa per motivi diversi. Il vino resta la ragione primaria. Ma non è raro sentire visitatori ricordare il Cubo di Ceretto o il cilindro di Petra più nitidamente dell'ultimo calice bevuto. Dal 2003 di Petra al 2027 del nuovo progetto di Botta a Radda in Chianti, l'industria vinicola italiana ha scommesso che architettura e bottiglia valgano lo stesso viaggio. Il fatto che i produttori continuino a chiamare le stesse archistar, più di vent'anni dopo, è la prova più concreta che la scommessa, finora, ha retto.