Alexander Zverev, il terzo incomodo tra Sinner e Alcaraz
Il tedesco conquista il suo secondo Slam stagionale agli US Open e sale al numero 2 del ranking ATP. Ma per certificare il salto di generazione manca un dettaglio non da poco: battere Sinner o Alcaraz in una finale, quando sono sani
Alexander Zverev non è la nuova generazione del tennis. Ne è il superstite. Domenica 13 settembre, a Flushing Meadows, il tedesco ha battuto Ben Shelton e ha alzato il trofeo degliUS Open: secondo Slam della stagione, dopo il Roland Garros di giugno. Ha ventinove anni, cinque più di Sinner e sei più di Alcaraz. Nella rivalità generazionale che i due si sono costruiti addosso negli ultimi anni, lui non dovrebbe nemmeno figurare. E invece è numero 2 del mondo, guida la Race che porta alle ATP Finals di Torino, e il suo nome si è aggiunto stabilmente a quello dei due fenomeni più giovani.
Il dato numerico non lascia dubbi, ma va letto fino in fondo. Ranking ATP: Sinner primo con 11.500 punti, Zverev secondo con 9.690, Alcaraz terzo con 5.560. Race stagionale, quella che pesa solo i risultati del 2026: Zverev davanti con 8.650, Sinner secondo con 7.950; distacco di 700 punti. Negli Slam vinti in carriera, però, la gerarchia resta quella di sempre: sette per Alcaraz, cinque per Sinner, due per Zverev. Quindi Zverev può essere il migliore del 2026, ma non è ancora automaticamente il terzo elemento di una nuova “Big Three” sul piano storico.
Zverev risplende nel vuoto lasciato da Sinner e Alcaraz
Il 2026 comincia con un campanello d'allarme. In semifinale all'Australian Open, a fine gennaio, Zverev porta Alcaraz al limite in cinque ore e ventisette minuti (la terza partita più lunga nella storia del torneo). Recupera due set di svantaggio, arriva a servire per il match sul 5-4 del quinto, ma non chiude. Nemmeno con lo spagnolo piegato dai crampi e salvato da un medical timeout che fa esplodere il tedesco contro il giudice di sedia. Alcaraz batte poi Djokovic in finale e completa il Career Grand Slam: settimo Slam, a ventidue anni. Zverev resta a guardare, ancora una volta.
Da lì in avanti, però, il calendario cambia verso. A fine maggio Sinner, avanti di due set e 5-1 nel terzo contro l'argentino Juan Manuel Cerundolo, è travolto da un malore da caldo al Roland Garros: vomito, crampi, eliminazione al secondo turno che nessuno aveva previsto. Rientra a Wimbledon e vince il quinto Slam della carriera battendo proprio Zverev in quattro set, al termine della quale il tedesco, sportivo, gli dice: "Hai dimostrato ancora una volta che sei il migliore al mondo". Un problema al ginocchio destro lo costringe poi a saltare gli US Open. Alcaraz, dal suo lato, si ferma quasi cinque mesi per un infortunio al polso: fuori Roland Garros e Wimbledon, di ritorno solo a New York, dove Ben Shelton lo elimina ai quarti al termine di un quinto set finito alle 3:33 di notte; il più tardo nella storia dello Slam americano.
In quel vuoto, Zverev gioca con una continuità che nessuno dei due rivali riesce a garantire nello stesso arco di tempo: semifinale all'Australian Open, titolo al Roland Garros, finale a Wimbledon, titolo agli US Open. Bilancio nei quattro Slam del 2026: 25 vittorie, 2 sconfitte. È la stagione più continua della sua carriera nei tornei del Grande Slam, ed è arrivata dopo tre finali perse una via l'altra (2020, 2024, 2025) che l'avevano reso il giocatore più abituato a perdere le partite che contano davvero. Prima di allora, un palmarès già ricco (oro olimpico, sette Masters 1000, due ATP Finals) ma sempre senza lo Slam a completarlo.
Il problema si chiama Sinner
Resta un fatto scomodo, più duro di quanto un singolo ko lasci intuire. Con Sinner, Zverev è sotto 11-4 nei precedenti: l'ultima vittoria risale al 2023, agli US Open. Nel 2026, prima di New York, si sono incontrati cinque volte (Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid, Wimbledon) e Sinner li ha vinti tutti e cinque. Negli Slam il computo è più equilibrato, due vittorie a testa, ma quelle di Zverev sono arrivate agli ottavi dello US Open, nel 2021 e nel 2023; le uniche due finali Slam mai giocate tra loro (Australian Open 2025 e Wimbledon 2026) le ha vinte sempre Sinner. I due titoli 2026 di Zverev, va detto per chiarezza, li ha conquistati battendo Flavio Cobolli e Ben Shelton, non i suoi presunti rivali generazionali. E il percorso verso quelle due finali dice qualcosa in più: a Parigi, prima dell'ultimo atto, l'ostacolo più duro è stato Jakub Mensik, numero 27 del mondo; a New York non ha incontrato un top 20 fino alla finale.
Il verdetto, quindi, resta in sospeso. Zverev è secondo al mondo, guida la Race, e ha sciolto, almeno in parte, la propria maledizione nelle finali Slam. Il vero esame del "terzo incomodo" è un altro: presentarsi a un'altra finale, trovare Sinner o Alcaraz dall'altra parte della rete al cento per cento della condizione, e batterlo lì. Non gli è mai riuscito, nemmeno una volta in tre anni. Sinner punta a rientrare a Pechino, fine settembre. Da lì al Masters di Torino, a novembre, si capirà se Zverev è davvero il terzo protagonista di questa generazione, o soltanto il più bravo a occupare lo spazio lasciato libero dagli altri due.