Christopher Nolan, aspettando Odissea: tutti i suoi film dal peggiore al migliore. La classifica definitiva
Un regista “mitologico”, che tra fisica quantistica, filosofia e rompicapi ha il potere di piacere a tutti. O quasi. In attesa del suo Ulisse, ecco la lista dei suoi film più belli e dei meno riusciti
Christopher Nolan, è arrivata la resa dei conti. L’Odissea è pronta a veleggiare nelle sale, con il suo Matt Damon improbabile eroe dell’inganno (a parlare sono i nostri pregiudizi). Per l’occasione, ripercorriamo qui la filmografia del regista che osa, con la nostra classifica - dal peggiore al migliore - di tutti i film di Christopher Nolan.
Il regista londinese ha qualcosa di mitologico. E non perché ha appena intinto le mani nel mito, scomodando Omero e le peripezie senza tempo di Ulisse nel film più atteso dell’anno. La verità è che Nolan ha un potere supremo concesso a pochi: trasforma ogni sua opera in un evento globale che si fa largo tra ali di folla. Con il cinema alle corde, lui è l’unico capace di attrarre masse, blandendo la critica e stregando il pubblico mainstream. E ci riesce con un prodotto piuttosto raro: il blockbuster intellettuale. La sua formula annichilente? Plot filosofico-concettuali e ingegnosamente ingrovigliati, percorsi da puro spettacolo grandioso.
Ecco la nostra classifica definitiva - dal peggiore al migliore - di tutti i film di Christopher Nolan, il regista dal “multiforme ingegno”.
12) Tenet (2020)
Tenet arrivò in sala in pieno Covid, nell’agosto 2020, e lo attendemmo come un balsamo rigenerante per le nostre anime sbatacchiate dal primo lockdown. Ma Nolan sembrò incagliarsi lui stesso nei suoi grovigli. Tra tenaglie temporali ed entropia invertita, il regista britannico gioca con il tempo. Mixa spionaggio internazionale, fisica quantistica e un mondo nel futuro da salvare in un film palindromo che… si perde. E fa perdersi. Prima affascina e poi lascia una sensazione di vuoto.
Con John David Washington che è il Protagonista e Robert Pattinson fisico e agente segreto alquanto ambiguo. È grande intrattenimento, certo, ma da cerino finale in mano. «Non cercare di capire. Sentilo», dice la scienziata interpretata da Clémence Poésy. Non abbiamo sentito.
11) Batman Begins (2005)
Christopher Nolan ha tolto il piglio grottesco che Tim Burton aveva impresso all’Uomo Pipistrello conferendogli un’atmosfera plumbea e solenne e rilanciando il personaggio DC Comics avvilito da Joel Schumacher. La scelta di Christian Bale, tenebroso e sempre magistrale, è il primo tassello a giusta posa.
Anche se Batman Begins è il primo capitolo della trilogia firmata Nolan, è il meno intrigante dei tre. Supera certi stereotipi del genere, rendendo il cupo supereroe dei fumetti ancora più cupo, ma cede alla convenzione di grandi esplosioni e tanto rumore. Stile blockbuster, certo, ma da campione di incassi.
10) Insomnia (2002)
Christopher Nolan ha l’abitudine di ingaggiare grandi cast. Se al suo tredicesimo film, Odissea, ha assoldato Damon, Charlize Theron, Zendaya, Tom Holland, Robert Pattinson, Anne Hathaway, ecc. ecc., un’autentica ciurma, già per il terzo film in carriera, Insomnia, puntava in alto con Al Pacino, Robin Williams e Hilary Swank.
Insomnia è l’unico film di cui non ha anche scritto la sceneggiatura. È anche un remake, dell’omonimo lungometraggio norvegese del 1997 con un giovane Stellan Skarsgård. Thriller psicologico ad alta suspense, tende a concentrarsi assai sul suo protagonista, il detective interpretato da Pacino che, in una piccola città dell'Alaska, indaga sull'omicidio di un'adolescente. Per dirla alla De Gregori, «il ragazzo si farà».
9) Il cavaliere oscuro - Il ritorno (2012)
Terzo e ultimo capitolo della trilogia di cinecomic d’autore su Batman, Il cavaliere oscuro - Il ritorno ha ancora in Christian Bale il suo faro scurissimo e cavernoso. Racconto solido con un supereroe profondamente umano, in ben 164 minuti di durata si lascia però andare a spiegoni e a cali di tensione e di brio.
Con Anne Hathaway affusolata Catwoman e Tom Hardy nei panni del terrorista mascherato Bane, minaccioso ma lontano dal fascino funesto del Joker del secondo episodio. Comunque incassi e incassi, of course, e film dell’anno secondo l’American Film Institute Awards.
8) Following (1998)
È qui che tutto iniziò, con Following, il primo film di Christopher Nolan allora ventisettenne. Pezzo di storia del cinema da recuperare, conteneva una struttura non lineare che poi si rivelò il marchio di fabbrica della sua creatività. La durata, invece, è un’eccezione insolita per il Nolan maturo e acclamato con a disposizione lauti budget e minutaggi infiniti: 70’ appena.
Noir intrigante in bianco e nero, molto breve ma tagliente, ha come protagonista un aspirante scrittore privo di prospettive che inizia a pedinare degli sconosciuti finché non si imbatte in un ladro che ama giocare con le emozioni di chi deruba. Attori: i britannici Jeremy Theobald e Alex Haw. Erano ancora lontani il successo e i cast altisonanti, con nomi prediletti ricorrenti.
7) Oppenheimer (2023)
Oppenheimer è stato inondato di Oscar, ben sette, tra cui i più importanti al miglior film e alla migliore regia. Ma la domanda è: quanti dei giurati dell’Academy avrebbero voglia e coraggio oggi di rivedere il biopic monstre e pesantissimo su J. Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica?
Onore a Nolan, che pur propinando 3 ore di film, tra tecnicismi, Storia ed equazioni, è riuscito a fare incassi record e a ottenere applausi e applausi (oltre a tanti pisolini in sala). Nel malloppone che affronta scienza ed etica, bravissimo il suo protagonista Cillian Murphy, anche lui – meritatamente – premio Oscar.
6) The Prestige (2006)
Non solo Uomo Pipistrello, Christian Bale per Nolan è anche mago, accanto all’altro costruttore di illusioni e rivale Hugh Jackman, in una battaglia ossessiva per dimostrare chi tra i due è il più bravo. Finiamo con loro, dentro un viaggio ignoto, nella Londra dell'età Vittoriana. Tra colpi di scena e scenografie a effetto (non a caso The Prestige ha avuto due candidature agli Oscar per fotografia e scenografia).
Nolan sceneggia insieme al fratello minore Jonathan, dal romanzo mistery e sci-fi dello scrittore inglese Christopher Priest. Come suo solito, dissemina indizi lungo la narrazione: una seconda visione mette tutti i tasselli a posto.
5) Il cavaliere oscuro (2008)
Da molti ritenuto il cinecomic più bello di sempre, Il cavaliere oscuro attinge al linguaggio del noir, con una drammaticità cupa che fa quasi dimenticare di trovarsi in un universo di supereroi. Scolpisce Christian Bale come Batman incorruttibile e tenebroso, a difesa di Gotham City, e ferma nel tempo il diabolico sorriso impiastricciato del Joker di Heath Ledger, che vinse l’Oscar e il Golden Globe postumi per il ruolo.
Quella sua follia che è anarchia e nichilismo, il suo look tutt’altro che patinato ma così realistico e affascinante, l’interpretazione magnetica dell’attore australiano, morto poco prima dell’uscita del film, hanno cambiato l’idea di villain, che qui si staglia con uno charme quasi più grandioso del film stesso. C’è un prima e un dopo Il cavaliere oscuro.
4) Dunkirk (2017)
Il “miracolo” di Dunkerque dei primi anni della Seconda Guerra Mondiale rivive in uno spettacolo visivo ed emotivo che corteggia, divide e ricompone il tempo, tra terra, cielo e mare. Con Dunkirk Christopher Nolan orchestra un film di guerra corale, diverso da qualsiasi altro film di guerra. Con migliaia di giovani soldati su una spiaggia, ad aspettare la morte o un salvataggio disperato.
Fa qualche concessione alla retorica, ma dispensa forza drammatica. In punta di regia, è diretto con una tecnica da maestro che fa un uso abilissimo di musica e sonoro, rendendo la narrazione sensoriale. Non a caso, Oscar a sonoro e montaggio sonoro, oltre che al montaggio.
3) Interstellar (2014)
In un futuro distopico, su una Terra ormai spacciata dalle sembianze di Grande Depressione, si muove un’avventura fantascientifica affascinante ed enigmatica, tra distese di campi coltivati, tempeste di sabbia e viaggi in uno spazio sterminato, verso nuove galassie e nuovi pianeti da esplorare.
Il tutto ovviamente con quel piglio intricato e tentacolare a cui Nolan non sa resistere, tra cunicoli spazio-temporali, fionde gravitazionali e luoghi a cinque dimensioni. Un intenso rapporto padre-figlia (Matthew McConaughey e Jessica Chastain), a tratti struggente, è la colonna portante. Ed è anche il motore del sorprendente e ostico finale. Ah, sì, nel film c’era anche un Timothée Chalamet adolescente, allora completamente sconosciuto.
2) Inception (2010)
Inception fa girar la testa. È un film tortuoso e complesso, che lascia totalmente spiazzati e interdetti. Eppure affascina irrimediabilmente. Tra labirinti della mente e proiezioni del subconscio, si erge con le sue spire vorticose e abbacinanti. Con Leonardo DiCaprio che, come una sorta di Orfeo nell’Ade alla ricerca di Euridice, viaggia nei sogni e lì ritrova la defunta moglie interpretata da Marion Cotillard.
È probabilmente il film più estremo di Nolan, con una sfida continua allo spettatore a capire cosa è realtà, cosa è memoria, cosa è sogno. Assolutamente disorientante eppure così caldamente prossimo. «Non ci ho capito niente ma mi è piaciuto moltissimo», fu la boutade a caldo della leggendaria critica cinematografica Natalia Aspesi, subito dopo la proiezione per la stampa. Non avremmo saputo dirlo meglio.
1) Memento (2000)
Come Ulisse, il protagonista mitologico del suo nuovo film in uscita, anche Christopher Nolan è maestro dell’inganno. Memento, più di ogni altro suo lungometraggio, ne è la dimostrazione: lo spettatore è costretto a riconsiderare costantemente ciò che ha appena visto, per tutta la durata della visione, fino al colpo di scena finale. Guy Pearce, meraviglioso e dolente attore principale, si tappezza il corpo di tatuaggi a mo’ di mappa delle cose da ricordare, poiché gravato da una rara forma di amnesia.
Secondo film del regista britannico, è probabilmente quello della svolta. È il capolavoro che capace di prendere sia testa e che cuore, un thriller rompicapo pervaso di angoscia esistenziale. È il film migliore della nostra classifica, torreggiante, assoluto, cervellotico ma mai fine a se stesso e assolutamente viscerale.