Lucio Dalla: storia di una popstar italiana
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Lucio Dalla: storia di una popstar italiana

di Digital Team

Esce una raccolta di interviste del cantautore bolognese rilasciate fra il 1975 e il 2011

Lucio Dalla uno, bino e trino. La convincente tesi di partenza di questo interessantissimo libro, E ricomincia il canto di Jacopo Tomatis (Il Saggiatore), che raccoglie una serie di interviste fatte all’artista bolognese dal 1975 al 2011, è che non esiste un solo Dalla. C’è il Dalla dei Settanta (Com’è profondo il mare), quello degli Ottanta (Caruso), quello dei Novanta (Attenti al lupo), un Dalla cantautore sperimentale e un Dalla “politico”, un Dalla radicalmente pop che incide dischi per le masse. C’è un Dalla, alla fine, per ognuno dei suoi ascoltatori. Quelli che lo apprezzano soltanto per i primi dischi, gli altri che lo conoscono e lo amano per i successi commerciali. Nelle parole di Giorgio Bocca, che lo intervista per l’Espresso nel 1979: «Piace ai bambini; già, è personaggio da Corriere dei Piccoli, somiglia a Bibì, a Bibò o al capitan Cocoricò, piccolo, misterioso bonario.

Lucio Dalla piace anche agli anziani che hanno fatto il liceo: è il dio Efesto, peloso, fuligginoso, gradevolmente deforme, si muove rapido fra le grandi macchine che ha creato, gli scatoloni magici da cui escono le voci... Lucio Dalla piace anche a coloro che da sempre hanno avuto paura e desiderio del diverso e ora vedono in lui lo scandalo premiato dal successo, quello che fa una canzone su come si masturba e gliela fanno cantare anche al festival dell’Unità».

La copertina di E ricomincia il canto, un viaggio nell’incredibile esistenza di Dalla raccontato attraverso le sue parole.

Soprattutto, leggendo in sequenza queste interviste, traspare in modo molto netto che Lucio Dalla è un pezzo di storia italiana. Il populismo sanremese e gli eterni dibattiti della sinistra, l’ingombrante peso della tradizione e la cultura giovanile italiana che nasce, cresce e si frantuma in mille rivoli. Moltissimi gli spunti che possono essere raccontati o citati. Per esempio, la spiegazione della famosissima “puttana ottimista e di sinistra”: «Questo è uno dei pochissimi episodi autobiografici dell’intero disco. Una persona che ho realmente conosciuto a Bologna e con cui ho passato un paio d’ore a chiacchierare degli affari nostri. Ed era appunto una puttana ottimista e di sinistra: aveva dato il suo voto al Pci. Ecco, forse è proprio per questo che mi piace questo partito. Perché rappresenta le idee di una marea di gente, la più eterogenea, e certamente dentro ci sono anche i ladri, anche le prostitute».

Oppure, uno scontro asprissimo con il già citato Giorgio Bocca, che a conclusione del pezzo definirà l’intervista: «La più difficile mai realizzata», con Dalla che dice cose come «La mia è una canzone organizzata che può essere compresa solo da chi ne fruisce, non da uno come te, non da uno che scrive sull’Espresso e che concepisce la comunicazione come plagio. Ma non li leggi i titoli dell’Espresso? Ognuno è un plagio già confezionato, un richiamo letterario o snobistico già bello e impacchettato, prendere o lasciare. Il tuo direttore Zanetti mi ha chiesto di fare un’antologia di Lucio Dalla, di scegliere le parole, le canzoni che più assomigliano a Dalla. Ma se la faccia lui l’antologia, tanto lui ha già in testa che cosa deve essere Lucio Dalla per i lettori».

È forse l’unica versione polemica del cantautore, altrimenti disponibile, aperto e trasversale, almeno nel ritratto che appare mettendo insieme i pezzi di queste interviste. Un artista dotato di incredibile talento e che quel talento non si è mai preoccupato di consumarlo.