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A Roma per un tuffo nell’arte (meravigliosamente solitario)

di Luca Zuccala - 15 Luglio 2020

Niente masse di turisti, solo il piacere di visitare mostre e musei nella quiete delle norme anti-assembramento post-Covid. Ecco dove perdersi a Roma, adesso.

Andate a Roma, ora. Approfittatene. Vagate nei musei, scivolando tra porfidi, alabastri e graniti, non c’è nessuno. Una gioia per gli occhi silenziosa, scandita dalla prassi necessaria di prenotazioni online, orari scaglionati e percorsi obbligati. Ma tant’è, meglio così. Un piacere da esperire poco alla volta, pochi per volta. Spesso meravigliosamente da soli, dominati da cieli di volte affrescate o schiacciati da vertiginose architetture dipinte. Tutto in sicurezza, tutto lentamente.

Un sogno tangibile, che ti permette di contare senza prendere a calci qualcuno, una a una, le pieghe del panneggio del mantello che cadono dai fianchi di un Augusto di Prima Porta ai Vaticani. O che in un’insolita quiete cosmica, ti fa perdere nelle carni di marmo rapite da Bernini al centro delle sale della Galleria Borghese. Senza tirarsi gomitate, lasciando arrampicare lo sguardo su tensioni e torsioni che affondano nelle Metamorfosi di una Proserpina. O su qualche tela di Caravaggio, per risalire alla provenienza di quella luce mirabile che perpetuamente redime gli astanti. Ci si lascia così cullare tra sapori d’incensi che saturano trionfi barocchi, e dolci profumi di alberi di fico avvinghiati sulle rovine di una Capitale sola e sopita, rassegnata.

Abbandonata agli strascichi tragici post-quarantena e al sole altissimo che brucia i travertini e riverbera i marmi stanchi, cangianti. Mangiati dalla solita incuria, quando non poeticamente celati dagli sbuffi delle piante di cappero che cascano ovunque. C’è anche la luna lassù, onnipresente nell’azzurro terso pronta a coronare di volta in volta un pino o un cipresso, quando non la trovi infilata tra una volta classica e un capitello. Preambolo di un’atmosfera unica, forse mai più reiterabile in futuro, che avvolge le brevi tappe di un ideale pellegrinaggio artistico nella Roma di questo luglio 2020. Che comincia da una preziosa novità sulla scena contemporanea capitolina. La discesa dall’epicentro San Gimignano (da gennaio in maniera stabile) di Continua, una delle più importanti gallerie d’arte al mondo, nella nobile roccaforte dell’Hotel St. Regis sulla strada che da Termini conduce all’Estasi di Bernini. Rinoceronti e triceratopi (di Sun Yuan e Penh Yu) stazionano nell’antro d’ingresso, sul marciapiede, più che per intimorire, per instaurare fin da subito un dialogo con la città e il luogo eletto. Si veda come e cosa prende vita nella hall (sempre del duo cinese), prima di raggiungere gli spazi adibiti a più tradizionale sede espositiva (ha appena aperto una mostra di Serse), ma anche a workshop per bambini e residenze d’artista.

Da qui visita d’obbligo, per manifesta vicinanza, al candido orgasmo di Santa Teresa in Santa Maria della Vittoria. Adoranti spettatori, come sui palchetti ai lati dell’edicola, dell’apoteosi di erotismo sacro messa in scena da Bernini. Andando di carni misticheggianti, puntare Galleria Borghese, dove la pioggia d’oro di Giove goccia a goccia feconda la Danae lattea di Correggio in un concerto di toni bianchi, argenti, perla e panna. Si entra a gruppi in Museo, numeri ultra contingentati per una visita sontuosa tra Tiziano, Bernini, Caravaggio, Carracci. Con una Deposizione di Raffaello sugli scudi (e in pieno restauro), tornata recentemente alla ribalta della cronaca per l’accostamento (al limite del blasfemo, ma formalmente calzante) con l’ultima uscita coatta di Sgarbi dal Parlamento.

Urbinate protagonista assoluto dell’estate romana, e in generale dell’anno artistico intero per le celebrazioni globali del cinquecentenario della morte. Vedere per credere la grandiosa esposizione messa in piedi alle Scuderie del Quirinale, con insolito andamento cronologicamente capovolto (dagli ultimi anni alla giovinezza), per una panoramica d’insieme (difficilmente ripetibile a breve) del divin pittore. Poco da dire, molto da contemplare. Informarsi bene e prenotare per la visita anche settimane prima per non rimanere col cerino in mano all’ingresso. Raffaello che oltre a olio o tempera su tela o su tavola significa affresco. Trionfo tra le celeberrime Stanze all’interno dei Musei Vaticani (unico posto in città musealmente parlando, complice anche l’adiacente Cappella Sistina, in cui si può parlare di “assembramento”) e alle meno quotate (ma non meno affascinanti) sale di Villa Farnesina (aperte solo dalle 9 alle 14) a Trastevere. Qui svetta la sua Galatea, in ottima compagnia (di maestranze), oltreché a Fregi, Grottesche e Prospettive raccolte nelle sale monumentali. Appena fuori, di fronte, la Galleria Corsini, gioiello di museo che per tutto il periodo estivo offre un più che gradito “ritorno”: l’Autoritratto come San Paolo di Rembrandt, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam, esposto per la prima volta in Italia dal 1799.

Palazzo Corsini che fa rima e il paio con il “socio” Barberini, entrambe Gallerie Nazionali di Arte Antica (aperte solo da giovedì a domenica), dove è in scena la prima monografica dedicata al pittore Orazio Borgianni, genio inquieto nella Roma di Caravaggio. Mostra, che con la “congiunta” ai Musei Capitolini, Il tempo di Caravaggio, dedicata alla raccolta dei dipinti caravaggeschi dello storico dell’arte e collezionista Roberto Longhi, dà uno spaccato di quella che è stata la gloriosa epopea seicentesca romana. A tutta questa densa e antica miscela di olio, si sommano alcuni intelligenti progetti di arte contemporanea appena inaugurati o a breve in arrivo. Da Jim Dine a Palazzo delle Esposizioni ai lavori “sottovetro” (visitabili ad ogni ora del giorno) de La Fondazione in Via Crispi, dalla “casa” di Vedovamazzei al MAXXI all’attesissimo “nuovo” corso del MACRO di Luca Lo Pinto. Una commistione di fragranze da assaporare, in religioso silenzio, nel ponentino più dolce.

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