L’uomo che ha battuto Endgame, Nolan e se stesso: l’estate di Tom Holland
Con Odissea e Spider-Man: Brand New Day si è preso da solo due dei più grandi incassi del 2026. Ritratto di un attore che, dietro la maschera rossa, ha costruito qualcosa di più solido di un supereroe
Il box office del 2026 ha un problema di distribuzione della ricchezza, e per una volta il beneficiario è uno solo. A luglio Tom Holland si è ritrovato protagonista di un'accoppiata più unica che rara: Telemaco in Odissea di Christopher Nolan e Peter Parker in Spider-Man: Brand New Day, due film usciti a due settimane di distanza l'uno dall'altro e destinati entrambi a superare il miliardo di dollari d'incasso. Al suo fianco, in entrambi i cast, la moglie Zendaya. Trent'anni compiuti da poco, e Holland è già uno degli attori più ambiti della sua generazione, soprattutto tra i più versatili. Il pubblico non lo ha conquistato solo con il talento: lo ha conquistato con l'ironia, la dolcezza, la totale assenza di divismo.
Il colpo doppio dell'estate 2026
I numeri raccontano un dominio poco comune. Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo della saga diretto da Destin Daniel Cretton, ha aperto negli Stati Uniti con 360 milioni di dollari nel weekend di debutto, superando il record di Avengers: Endgame (357 milioni), per poi sfondare il miliardo di dollari d'incasso globale in appena sei giorni: il ritmo più veloce della storia del cinema dopo lo stesso Endgame. A due settimane dall'uscita ha già superato 1,67 miliardi di dollari nel mondo; con i due miliardi ormai dati per scontati entro fine agosto. Se dovesse superare anche i circa 1,9 miliardi di No Way Home, diventerebbe lo Spider-Man con l'incasso più alto della storia. In Italia lo è già: con oltre 27 milioni di euro ha scavalcato il precedente record della saga e punta ora al primato assoluto tra i cinecomic nel nostro paese, i 30,2 milioni di Avengers: Endgame.
Odissea, il kolossal di Nolan girato interamente in IMAX, non è da meno. Al quarto weekend ha superato 1,1 miliardi di dollari nel mondo, diventando il film di maggior incasso nella carriera dello stesso regista, davanti a Il cavaliere oscuro — Il ritorno. E mancano ancora Cina e Giappone, dove il film non è nemmeno uscito. Per Holland, tra un red carpet e l'altro, è la certificazione di un salto di categoria: molto più del ragazzo sotto la maschera, ma uno dei pochissimi nomi in grado, da soli, di spostare al cinema decine di milioni di spettatori.
Prima di Spider-Man
Chi è, allora, l'uomo dietro questi numeri? Thomas Stanley Holland nasce a Kingston upon Thames il 1° giugno 1996, primo di quattro fratelli, padre comico stand-up, madre fotografa. A sette anni gli viene diagnosticata la dislessia, insieme all'ADHD: la scuola, per lui, non è mai stata un terreno facile. Il ballo, scoperto in un corso pomeridiano a Wimbledon, lo è stato di più. A undici anni ottiene uno dei quattro ruoli da protagonista in Billy Elliot the Musical nel West End; a tredici viene scelto da Juan Antonio Bayona per interpretare il figlio maggiore di Naomi Watts ed Ewan McGregor in The Impossible, il film sullo tsunami del 2004 che lo lancia sul set. Dice lui, fu proprio Watts a insegnargli i primi rudimenti del mestiere. Tre anni dopo, nel 2016, batte oltre 1.500 candidati e diventa il nuovo Peter Parker, il ruolo che lo consacra ancora adolescente.
Da lì la storia è nota, ma merita uno sguardo più attento di quanto sembri. Uscire dall'ombra di un personaggio come Spider-Man (capitato a pochissimi altri volti Marvel, quasi mai con pieno successo) è un'impresa che Holland ha affrontato di petto: Cherry dei fratelli Russo, il survival Uncharted, la serie The Crowded Room per Apple TV+, un ruolo psicologicamente logorante che nel 2023 lo ha spinto a fermarsi per un anno intero, lontano anche dai social network, che aveva già abbandonato nel 2022 per proteggere la propria salute mentale. Non tutti questi titoli hanno convinto la critica nel complesso, ma in ognuno la sua interpretazione è stata quasi sempre indicata come il punto più solido; un merito raro, considerando quanti coetanei cresciuti dentro un franchise non sono mai riusciti a farsi guardare altrove. La sua «seconda carriera» è ancora un lavoro in corso, ma è un lavoro che sta facendo sul serio.
La sobrietà, la birra, la casa di produzione
Ancor più solido, semmai, è il percorso fuori dal set. Nel gennaio 2022 Holland si impone un mese senza alcol, un dry January come tanti; arrivato al traguardo del suo compleanno, il 1° giugno, si accorge di essere, dice, «la persona più felice di sempre»: dorme meglio, regge meglio la pressione del set, ha più lucidità mentale. Da lì la sobrietà diventa permanente, e nel 2024 anche un'impresa: Bero, la sua linea di birre analcoliche, con etichette che portano i nomi della sua infanzia. Accanto alla birra, la produzione: Holland ha fondato la sua casa, Billy17, con cui affianca alla recitazione un ruolo sempre più attivo dietro la macchina da presa.
Nella stessa parentesi va letta anche la vita privata, tenuta più riservata possibile. Dal 2021 accanto a Zendaya, conosciuta cinque anni prima sul set di Homecoming, sposata quest'anno con una cerimonia privata di cui si è saputo solo mesi dopo.
Cosa viene dopo per Tom Holland
Quanto al futuro, l'agenda è già fitta. Dopo cinque anni di annunci e rinvii, Holland è tornato in sala prove per il biopic su Fred Astaire diretto da Paul King (Paddington, Wonka). Riprese ipotizzate per gennaio 2027, con l'attore che ha promesso di ballare tutte le coreografie senza controfigura, girate in piano sequenza come faceva lo stesso Astaire; un modo per rimettersi in gioco proprio nella disciplina, il ballo, abbandonata dopo Billy Elliot e oggi rimpianta, come ha ammesso lui stesso.
Nel mezzo, il thriller legale The Partner, diretto da Jason Bateman, e American Speed, accanto ad Austin Butler, sulla storia vera dei fratelli Whittington e il loro giro di riciclaggio nell'automobilismo degli anni Ottanta. Sul fronte Marvel tutto resta aperto: Holland non è ancora confermato in Avengers: Doomsday (dicembre 2026), ma un suo ritorno in Secret Wars nel 2027 è dato quasi per certo, forse con un ruolo di guida verso il passaggio di consegne a Miles Morales, di cui lo stesso attore parla ormai apertamente.
Resta da capire quanto a lungo possa reggere questo ritmo. Odissea ha raccolto applausi ma anche riserve sulla tenuta del secondo atto, quello ambientato a Itaca; e lo stesso Holland ha già annunciato l'intenzione di rallentare nel 2027 per non rischiare il burnout. Lui che a trent'anni ha già raccontato pubblicamente una dislessia, superato una dipendenza, lanciato un marchio di birra e portato a casa due dei film più visti dell'anno. La corona da re del box office, per ora, gli sta bene addosso. Ma è lui il primo a sapere che a Hollywood nessuna corona dura per sempre.