Con Bruce Weber in viaggio nell’America che esiste ancora

Con Bruce Weber in viaggio nell’America che esiste ancora

di Bruce Weber

Sono 11mila le miglia macinate dal celebre fotografo nel suo viaggio alla ricerca di un’America che aveva conosciuto agli inizi della carriera, divenute nel suo racconto un intimo coinvolgente reportage

Era da quando avevo 18 anni che volevo fare una traversata degli Stati Uniti; avevo anche chiesto ai miei genitori, ma non mi avevano dato il permesso perché dicevano che dovevo mettere la testa a posto, trovarmi un lavoro e studiare.

Ciò che un viaggio di questo tipo può rappresentare fa parte dell’immaginario di molte persone: penso a chi ha letto Sulla strada di Jack Kerouac, oppure Viaggio con Charlie di John Steinbeck, un magnifico reportage del viaggio intrapreso dall’autore in compagnia del suo cane, da una costa all’altra degli Stati Uniti.

Con Bruce Weber in viaggio in America
Foto: Bruce Weber
Dexter Albuquerque, New Mexico

Prima di imbarcarci nella nostra avventura lunga 11mila miglia abbiamo prenotato un paio di hotel e tracciato una rotta di massima, lasciando però il programma intenzionalmente vago. Volevo che fosse un tuffo alla scoperta, come poi in effetti si è rivelato: un mese pieno di personaggi chiaramente fuori dal comune e luoghi inattesi.

A Jackson, Mississippi ho visitato la casa natale della famosa scrittrice e fotografa Eudora Welty. Poi, in un ranch della Monument Valley, ho fatto la conoscenza di una famiglia navajo formidabile: entrambe le figlie gareggiano nei rodei, più precisamente nelle barrel race, prove di destrezza che disputano a rotta di collo e a bisdosso.

Foto: Bruce Weber
Giacca Loro Piana

Alla volta di Fort Worth ho rivisto un caro amico e ci siamo aggiornati mentre suo figlio giocava tra i manufatti in pietra, ai margini della vasca riflettente del Kimbell Art Museum. Giunto in Iowa ho cercato in lungo e in largo la statua dell’allenatore di wrestling Dan Gable, una leggenda che avevo incontrato diversi anni prima.

Sono capitato a una fantastica mostra su Salvador Dalí nella fiorita St. Petersburg, mentre a Orangeburg, in Carolina del Sud, ho visitato un museo dei diritti civili a pochi passi dal motel Trump Inn. Mi sono imbattuto in contraddizioni come questa un po’ ovunque, così come ho spesso ritrovato l’eco di ciò che il mio Paese era e potrebbe tornare a essere.

Foto: Bruce Weber
Jeremy, Monument Valley, Navajo Nation

Abbiamo ascoltato musica dalla partenza all’arrivo e mi ha fatto piacere riscoprire Bobbie Gentry, l’autrice della meravigliosa Ode to Billie Joe, che dice: “There’s five more acres in the lower forty I’ve got to plow / and mama said it was shame about Billy Joe / seems like nothin’ ever comes to no good up on Choctaw Ridge / and now Billy Joe MacAllister’s jumped off the Tallahatchie Bridge.” (Mi mancano ancora cinque acri da arare in fondo al podere / e la mamma dice che ciò che è successo a Billy Joe è proprio un peccato / a Choctaw Ridge non accade mai nulla di buono / e ora Billy Joe MacAllister si è gettato dal ponte sul fiume Tallahatchie).

Quella voce mi ha riportato alla mente gli amici di scuola che ho perso, ma il fatto di essere in viaggio mi ha fatto sentire in qualche modo più vicini sia loro sia i sogni che ci accomunavano. Desidero tornare ogni volta che posso in posti di cui faccio fatica a scrivere o pronunciare il nome, perché è lì che mi sento libero.

Con Bruce Weber in viaggio in America
Foto: Bruce Weber
Fort Worth, Texas

Sono partito alla ricerca dell’America che ho conosciuto più di 50 anni fa, all’inizio della mia esperienza con la fotografia, perché non ero certo che esistesse ancora. È stato bello vedere le targhe delle auto cambiare man mano che ci allontanavamo da casa, e le ho considerate un invito a incontrare gente nuova e confrontarmi con idee diverse.

Un giorno ci siamo fermati per mettere qualcosa sotto i denti in una piccola tavola calda: c’era anche un gruppo di 15 persone di ogni età, dai nonni ai nipotini, che mangiavano e ridevano di gusto. I “buongiorno” che abbiamo ricevuto durante il nostro viaggio avevano tutti gli accenti possibili, ma erano sempre accompagnati da un sorriso. Tutte le persone con cui ho parlato erano profondamente orgogliose di essere come erano e di fare ciò che facevano. Sono felice che il luogo in cui sono nato esista ancora.

Con Bruce Weber in viaggio in America
Foto: Bruce Weber
Camicia e jeans Roy Roger’s

Un ringraziamento speciale a Mark Mulitz, che si è occupato della guida, al mio assistente Juan-Sebastian Martinez, che ha preso nota di tutte le esposizioni mentre scattavamo foto dall’alba al tramonto, e al nostro nuovo cucciolo Coltrane, che prende nome da un grande musicista jazz, che ci ha accompagnato durante il viaggio di ritorno.

In apertura Giacca Brioni, jeans Levi’s. Photo: Bruce Weber