Aaron Taylor-Johnson

Aaron Taylor-Johnson

C’è chi fa l’antidivo e chi lo è davvero: la star di Bullet Train appartiene alla seconda categoria. A 32 anni ne ha già 26 di carriera alle spalle, a 20 il primo di quattro figli da una moglie di 23 anni più grande e oggi, all’età in cui tutti vogliono accelerare, lui preferisce rallentare

di Gabriele Niola

Quando Aaron Taylor-Johnson ha ricevuto la notizia che il Festival di Locarno, uno dei più antichi e importanti d’Europa, voleva consegnare proprio a lui l’Excellence Award il 3 agosto scorso, in occasione della presentazione in anteprima mondiale del suo ultimo film, Bullet Train, in cui recita con Brad Pitt (uscito il 25 agosto), la sua risposta è stata: «Perché?». E la replica: «Beh, per i film che hai fatto!». Nowhere Boy, Kick-Ass e poi Anna Karenina, il personaggio di Pietro Maximoff nell’universo Marvel, Animali notturni, Godzilla, Tenet e poi ancora, dopo Bullet Train, sarà nel mondo Marvel con un altro personaggio, Kraven, nell’omonimo film. Ma non c’è solo questo, Aaron Taylor-Johnson è un 32enne con una vita che pare lunga il doppio: ha 26 anni di carriera alle spalle (iniziata a 6 anni nei teatri del West End londinese), a 15 ha mollato la scuola, a 20 ha avuto il primo di quattro figli (da una moglie di 23 anni più grande di lui) e all’età in cui tutti vogliono spingere al massimo, lui è nella fase in cui preferisce rallentare. Uno, massimo due film l’anno e poi in campagna.

Tank top e pantaloni Nicholas Daley

Quando lo raggiungiamo via Zoom è, per l’appunto, nella sua casa nel Somerset, contea britannica a diverse ore di auto da Londra. Vita di campagna pura: «Qui c’è una bella comunità, ho rapporti con i vicini, porto i ragazzi a scuola, frequento persone locali, c’è una mentalità proprio diversa, non è come stare in città ed essere immerso nell’industria del cinema». Tanti attori o celebrità esibiscono pose da antidivo, si professano lontani dai riflettori e affermano di condurre un’esistenza riservata. Anche se poi non è vero per niente. Aaron Taylor-Johnson invece coltiva i campi, fa giardinaggio, cucina e si occupa delle questioni domestiche. Ha costruito, nell’ordine: una casa sull’albero, una casetta degli attrezzi e un’area per giocare con altalena e scivolo: «È una maniera di tenere attiva e occupata la mente su attività creative tra un film e l’altro»

Periodi non brevi: girando uno o due film l’anno, infatti, rimangono più o meno sei mesi su 12 da passare a casa: «Mi immergo anima e corpo nel mio lavoro quando sono sul set e dimentico tutto. Poi, non appena le riprese sono finite, torno alle mie origini e tutte queste attività, dalla cucina al giardinaggio fino alle costruzioni, sono terapeutiche». Adesso con cosa sta in fissa? «Allora, praticamente c’è questo libro di Isabella Tree che ho letto, si chiama Wilding: The Return of Nature to a British Farm, e racconta la storia di come abbiano ricreato un ambiente selvaggio nelle loro terre usando gli animali lasciati liberi per dare una forma al terreno, invece di usare tagliaerba o concimare con fertilizzanti. Io non possiedo cavalli, mucche o capre per farlo, ma alcuni miei vicini sì e stiamo mettendo insieme le risorse. Di mio ho costruito un alveare per le api».

Abito e camicia Giorgio Armani


Si vede proprio che è in un periodo “tra un film e l’altro” (ha appena finito le riprese di Kraven), perché è esaltato da queste attività: «Ma non dovremmo parlare del mio film?», chiede a un certo punto, e ha ragione. Bullet Train, commedia d’azione che, come si capisce dal titolo, è tutta ambientata dentro un treno giapponese ad alta velocità, nel quale Brad Pitt finisce per sgominare cattivi non volendolo: «È un po’ come Buster Keaton, e Brad è bravissimo: ha un istinto comico stupendo». Lui invece è uno di questi cattivi, uno dei “gemelli”, coppia che non si somiglia per niente (l’altro sarebbe Brian Tyree Henry, il protagonista di Atlanta, per chi non l’ha visto un attore non proprio atletico e soprattutto afroamericano).

Cappa Dior, giacca Brunello Cucinelli, pantaloni Ralph Lauren

C’è tantissima azione da fare in prima persona, il regista infatti è David Leitch, quello che ha trasformato in un atleta del cinema Keanu Reeves in John Wick e che ha guidato gli stunt di Charlize Theron in Atomica Bionda: «Se hai la possibilità di saltare da un palazzo e atterrare su un cumulo di scatole morbide, beh è il massimo. Cioè sono cose da Jackie Chan, quello che guardavo da piccolo e che mi eccitava». Del resto, il progetto era così importante che non è stato facile da agguantare: «Parliamoci chiaro, i ruoli migliori raramente sono quelli che ti vengono offerti. I migliori sono quelli per i quali devi lottare. Per questo c’era davvero parecchia concorrenza, in tanti lo volevano».

Maglia e pantaloni Saint Laurent by Anthony Vaccarello

In questi casi spesso le produzioni scelgono gli attori anche basandosi su elementi esterni alla recitazione, come ad esempio il numero di follower che hanno sui social. Anche in questo, però, Aaron Taylor-Johnson fa le cose a modo suo: «Ho chiuso tutti i profili social nel 2018, ora ho riaperto Instagram da sei settimane, ci metto solo foto professionali». 

Cappotto e abito Louis Vuitton

Così facendo non hai timore che poi non riuscirai ad avere le parti che desideri? «La verità è che ho sempre pensato che sia più interessante essere un’anomalia, essere un po’ misterioso. I grandi attori come Tom Hanks o Daniel Day-Lewis sono così, non sai niente di niente di loro, esistono solo sullo schermo, ogni volta che interpretano un ruolo non vedi l’attore ma solo il personaggio. Ecco, questo è il mio approccio. So bene che è difficile oggi agire così, al di sotto dei radar, senza avere ripercussioni lavorative. Le persone si aspettano che tu giochi al loro gioco ma a me non va».

Nella foto di apertura l'attore indossa cappotto,dolcevita e pantaloni Fendi, stivali Prada

Photos by Gavin Bond, Styling by Luke Day,  Grooming: Christine Blundell @ Independent Talent. Styling assistant:Kate Marriot