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Andrea Arcangeli Attitude

di Clara Mazzoleni - 13 Novembre 2020

È uno degli attori da tenere d’occhio: nella serie Romolus, e nel, 2021, nei panni del “divin codino” Roberto Baggio. La nostra intervista pubblicata sul numero 62 di Icon.

Ascoltando i racconti di Andrea Arcangeli, uno dei giovani protagonisti, si scopre che Romulus contiene in realtà due leggende: una è quella di Romolo e Remo, l’altra è quella della sua gestazione. Diretta dal regista e produttore Matteo Rovere, candidato a 15 David di Donatello per Il primo re, la serie ambientata nell’VIII secolo a.C. racconta la genesi della fondazione di Roma e si presenta come un’indagine sulle origini del potere in Occidente. Dieci episodi (da novembre su Sky Atlantic) che ampliano il mondo presentato nelle due ore del film con Alessandro Borghi.

La ricostruzione meticolosa di due intere città, migliaia di figurazioni, più di 700 presenze stunt e centinaia di armi riprodotte. Un’esperienza unica, per chi ne ha fatto parte, ma anche per chi sta dall’altro lato dello schermo: non è strano vedere un kolossal del genere uscire dal nostro Paese?  I protagonisti sono il principe Iemos, lo schiavo guerriero Wiros e la vestale Ilia. Andrea Arcangeli, il più grande dei tre (Francesco Di Napoli è nato nel 2001, Marianna Fontana nel 1997), ha 27 anni e una carriera ben avviata. Parla dell’esperienza di Romulus con concitazione, sottolineando le tante “prime volte” vissute sul set: «Per Matteo non era una sfida così assurda, aveva già fatto Il primo re, e in Veloce come il vento (il film di corse d’auto del 2016, con Stefano Accorsi e Matilda De Angelis, nda) aveva già sperimentato cose inusuali per il cinema italiano. Per me è stato inaspettato, non pensavo di trovarmi coinvolto in un progetto così complesso. Ma alla fine si è rivelato fattibile. Ce l’abbiamo fatta. Certo, c’è il nostro sangue vero sparso per le terre del Lazio... ma è la dimostrazione che le cose difficili si possono fare».

Il lavoro collettivo per dare vita a Romulus è stato molto intenso ed è durato 9 mesi. Prima delle riprese vere e proprie, un corso di tre mesi e mezzo per “forgiare” gli attori. Un addestramento di cui Andrea parla molto volentieri, con il sorriso sollevato ma ancora un po’ nervoso di chi è incredulo di essere sopravvissuto. Al circuito militare mattutino, mi spiega, seguivano lezioni intensive per prendere dimestichezza con le armi, e quindi combattimenti con la spada e tiro con l’arco.

I personaggi di Romulus sono nati e cresciuti in un ambiente violento, sono abituati alle battaglie e al dolore: lo stile di combattimento dei personaggi doveva quindi essere impeccabile e cruento, non solo nei combattimenti individuali ma anche nelle coreografie di gruppo. Dopo una mattinata passata ad allenarsi e combattere, il pomeriggio era interamente dedicato all’equitazione. Saper cavalcare con naturalezza era un requisito fondamentale per gli attori e le attrici, visto che si sarebbero ritrovati a cavallo molto spesso. «C’è un inseguimento al galoppo che è stato una delle scene più belle girate nella mia vita, adrenalinico», racconta Andrea esaltatissimo. «Ma questa era solo la preparazione del corpo», specifica, «perché dopo queste giornate devastanti, c’erano le ore di studio della sceneggiatura in protolatino». Sì, perché come Il primo re, Romulus è interamente girata nella lingua parlata nel tempo e nel luogo in cui si svolge la storia. In Trust, la serie del 2018 di Danny Boyle incentrata sul rapimento di John Paul Getty III, il personaggio interpretato da Andrea parlava in dialetto calabrese (lui è nato e cresciuto a Pescara) e in un pessimo inglese (lui lo parla benissimo): niente a che vedere con l’impresa del protolatino. «All’inizio sono parole e suoni che non riesci a ricondurre a niente. Ma una volta aver impiegato il doppio del tempo normale per imparare le battute a memoria, scopri che la cosa più difficile, in realtà, è cercare di pronunciarle con espressività. Poi ti abitui. Nell’ultimo episodio ho un monologo lunghissimo, credo che se avessi dovuto farlo nel primo avrei abbandonato la serie».

Una volta allenato il corpo, affinato lo stile con la spada e con l’arco, imparato ad andare a cavallo e a parlare fluentemente in protolatino, mancava solo la parte più importante: la recitazione. Per Andrea è stato più facile di quanto si sarebbe aspettato: «Dalla difficoltà di esprimerti in quella strana lingua tiri fuori qualcosa di inaspettato, il freddo mentre sei mezzo nudo lo usi per creare qualcosa di vero e di diverso. C’è una scena che abbiamo girato per tre notti di seguito a metà novembre, io ho addosso solo un gonnellino e piove incessantemente. Dal punto di vista fisico è stata una prova che non riesco a paragonare a nient’altro fatto prima. Per prepararmi ho fatto la doccia fredda ogni giorno, per un mese. Tra un ciak e l’altro correvo su e giù per una collina vicino al set, mi sembrava l’unico modo per mantenere una temperatura corporea che mi consentisse di sopravvivere». Ce l’ha fatta, è qui per raccontarlo. E adesso tocca a noi guardare: sapendo quanto è stato difficile, gusteremo ancora di più ogni ambientazione, emozione, gesto e parola (o quasi: ci sono i sottotitoli, ma i più pigri possono scegliere la versione doppiata in italiano).

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Fotografie: Marco Imperatore
Styling: Edoardo Caniglia
Grooming: Franco Chessa @Freelancer Agency.
Styling assistant: Federica Arcadio.
Location: Anticamera Location (anticamera-location.com).

Talking Sofa, il nuovo format digitale di Fred Perry

Quattro ospiti d’eccezione, la DJ Ema Stokholma, l’artista Federico Clapis e il duo di cantanti Coma_Cose, si raccontano attraverso l’originale format digitale ‘Talking Sofa’ presentato da Fred Perry e sviluppato all’interno del primo store milanese del brand.

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