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Charles Melton: la vita dopo Riverdale

di Gianmaria Tammaro - 15 Maggio 2020

Per Charles Melton la svolta è arrivata con la serie tv Riverdale, mentre la consacrazione con il blockbuster Bad Boys for Life, accanto al suo idolo Will Smith. Un successo in ascesa confermato dai numeri: 7 milioni di follower su Instagram.

Si alza il sipario, e si allineano le prime immagini: «Da bambino, ogni volta che vedevo un film mi lasciavo coinvolgere dalla sua storia. Quando vivevamo alla base militare, andavo al cinema ogni venerdì e prima dell’inizio della proiezione ascoltavamo l’inno nazionale. Ho adorato Armageddon. Mia mamma provava a coprirmi gli occhi per tutto il tempo, perché era un film vietato, ma io lo amavo comunque. È una sensazione veramente unica quando riesci a ritrovarti in una storia; ti appassioni così tanto da volerne fare parte».

Nel racconto di Charles Melton – attore, classe ’91, nato a Juneau, in Alaska – i ricordi di ieri si uniscono ai ricordi di oggi, e si amalgamano e si confondono, diventando una cosa nuova e diversa: non la semplice somma delle parti, ma un oggetto dalle mille sfaccettature e forme, che vive nel presente e nel passato e che guarda, sulla scia dei pensieri, al futuro. E ogni frase, così, sa di confessione.

«Dico sempre che ho smesso di giocare a football per colpa dei miei infortuni. Mi sono rotto un paio di costole, ho subito contusioni, mi sono tirato i muscoli del collo e delle gambe. Ma la verità è un’altra: un giorno stavo ascoltando la radio e a un certo punto, durante la pubblicità, una voce ha chiesto: “Vuoi diventare un attore?”». Non ha esitato e l’ha subito detto ai suoi genitori: «Mi hanno prestato i soldi che mi servivano e mio padre mi ha accompagnato a quel provino. Venni scelto, e quell’esperienza mi fece capire che avevo più di qualche possibilità». Allora ha messo insieme le sue cose, vestiti e un po’ di cibo, ed è partito per Los Angeles. «Il football mi manca ancora oggi: i miei compagni, gli allenatori, il sangue, il sudore e tutte le lacrime che ho pianto. Quei ragazzi erano come fratelli per me». Come in Ogni maledetta domenica di Oliver Stone, dove i centimetri del campo sono sfide impossibili, e le sfide impossibili si trasformano in lotte per la sopravvivenza.

Nella carriera di Melton, però, sono state importanti altre cose. E, soprattutto, sono state importanti altre persone. «Le mie costanti sono sempre state mia madre, mio padre e le mie due sorelle, Patricia e Tammie. Ci trasferivamo in continuazione, e in continuazione dovevo prepararmi a nuovi inizi, a nuove amicizie e a dire addio. Nel corso degli anni ho incontrato tante persone». Ha vissuto in Germania, in Corea, in Texas, in Oklahoma e in Kansas. «Ultimamente mi sono rimesso in contatto con alcune di loro», dice. «Ed è stata una cosa molto confortante, soprattutto adesso». Aleggia uno spettro, ed è quello della pandemia globale. I cinema si fermano, le storie non vengono più proiettate, e si sente come un senso di perdita, di vuoto. C’è un prima e c’è un dopo, e anche questo, nel racconto di Melton, si nota. Alla fine delle sue risposte, mette sempre le mani avanti: speriamo di tornare a essere presto quello che eravamo prima; speriamo di poter vedere di nuovo un film insieme.

La svolta per lui è arrivata quando si è unito al cast della serie tv Riverdale (in Italia disponibile su Netflix). «Ho fatto il mio provino con David Rapaport, il casting director. La giacca che indossa il mio personaggio, Reggie Mantle, era lì, nella stanza». Una macchia ripiegata più volte, abbandonata sullo schienale di una sedia. «Ho chiesto se potevo portarla a casa con me. Mi hanno detto di sì. Però dovevo riconsegnarla il giorno dopo. Mi sono ritrovato a fare i provini con KJ Apa e Cole Sprouse. Ci sono volute tre settimane». Ha saputo di aver ottenuto la parte mentre era fuori, a colazione: «Ero in un ristorante di Santa Monica, il Sunny Spot. All’epoca lavoravo come dogsitter e come ragazzo delle consegne per un ristorante cinese. Quella chiamata, mi creda, mi ha cambiato la vita».

Dalla televisione al cinema, e dal cinema ai grandi blockbuster come Bad Boys for Life: «Sono cresciuto guardando Will Smith. Ho visto tutti i suoi film più volte. Lavorare con lui e con Martin Lawrence, due leggende viventi, è stato surreale. Sul set ero nervoso, ma loro sono sempre stati gentili e disponibili nei miei confronti». Ora la nuova vita di Melton è fatta di numeri, di successo, di visibilità. Su Instagram lo seguono in 7 milioni e, spiega, «si sente decisamente una responsabilità con così tante persone. Quello che provo a fare è rimanere me stesso e usare la mia posizione per promuovere rispetto, empatia, e l’importanza di mettersi nei panni dell’altro». Se c’è una lezione che ha imparato, è che non c’è niente e nessuno come la famiglia e gli amici: «È fondamentale rimanere in contatto, e lo è ancora di più adesso – nel momento storico che stiamo vivendo. Perché avere questo tipo di relazioni ti permette di crescere. Telefonate, lettere, messaggi, video, audio: non importa come, bisogna sentirsi. Appena ne ho la possibilità vado da mio padre: lui per me c’è sempre».

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Articolo pubblicato su ICON 59.

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