Dominik Paris, reduce da un grave infortunio, è di nuovo sugli sci, pronto a essere competitivo nella Coppa del Mondo come ai prossimi Mondiali di Cortina nel 2021. Lo abbiamo intervistato in esclusiva, in attesa di vederlo sulle piste di Bormio il 29 e 30 dicembre.

Un uomo di valore, e valori, capace di riscrivere, da atleta, la storia dello sci alpino italiano, con le sue 18 vittorie, tra supergigante e discesa libera, terzo nella classifica di tutti i tempi, dietro ad Alberto Tomba e Gustav Thöni. Dominik Paris, “Domme” per gli appassionati e addetti, è il velocità per eccellenza, cuore e orgoglio, conditi da un mix di preparazione e ricerca, in grado di alzare sempre l’asticella, per portarsi oltre il sogno e i propri limiti. Poche parole, molti fatti, in pista, come nella vita e nell’arma, quella dei carabinieri, cui appartiene. Insomma un campione vero, che finora ha realizzato 37 podi generali nella Coppa del Mondo, vincendo due medaglie mondiali, l’oro ad Åre, proprio nel Super G (l’anno scorso, anno in cui ha vinto pure la Coppa di cristallo di specialità), e l’argento (nel 2013) a Schladming. Un campione, che nel momento più critico, il 21 gennaio 2020, ha dovuto affrontare la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, oltre ad una microfrattura della testa del perone, interrompendo inaspettatamente quella stagione straordinaria. Adesso, dopo le prime gare a Val-d'Isère, in Francia, è il momento di guardare avanti: l’amata pista di Bormio, il 29 e 30 dicembre, Wengen, Kitzbühel, e i prossimi Mondiali di Cortina, a febbraio, dove, ci racconta, «voglio arrivarci bene, per poter essere protagonista».

Come si riparte da un grave infortunio?
Forse in maniera un po’ diversa, e con più tensione del solito. Nella prima discesa, meglio che nel Super G, ho trovato subito un bel ritmo, è arrivato l’errore a metà, che mi è costato dei decimi, ma alla fine ero contento.

Cadere fa parte comunque del mestiere.
Nel mio caso sono stato fortunato, sì, l’operazione è andata bene, come ha reagito il ginocchio, ero positivo, forte, e avevo la motivazione giusta per risalire sugli sci, la gamba, i muscoli, dopo, hanno tenuto molto bene. Non lo nascondo, ma è stato tosto, dovevo stringere i denti, quindi per 6-7 mesi, ogni giorno, ho lavorato intensamente, perché sapevo di poter tornare a competere.

Che tipo di allenamento fai di solito?
Prima delle gare relativamente poco, il più si svolge da maggio a fine agosto/inizio settembre, ci si mette in palestra, anche 5-6 ore quotidiane. Quest’anno mi sono rimesso a sciare più in là, quando accade diminuisce il carico al chiuso, e inizia quello sulle piste, fai dei giri, cerchi allora di curare i dettagli, la qualità, mettendo insieme tutte le forze dei mesi precedenti, per arrivare riposato e sfogare tutto in quei due minuti di gara.

Cosa passa nella testa prima che il cancelletto si apra?
Sono concentrato su quello che devo fare: l’adrenalina sale, ripasso la linea, i movimenti, lì aumenta la tensione. E dopo sei solo, in fiducia, cercando di aumentare la velocità.

Qualche rituale?
Nel riscaldamento trovo l’isolamento grazie alla musica, mi fa concentrare, trovo l’equilibrio, la tranquillità, per un attimo mi sposto fuori dal mondo.

Cosa ti piace ascoltare?
In generale ascolto Heavy o Trash Metal, tipo Pantera, Sepultura, Slipknot, i classici, ma che danno la carica.

Suoni anche, o sbaglio?
La chitarra, anche se negli ultimi due anni purtroppo l’ho abbandonata un po’. Faccio parte di una band, i Rise of Voltage, ne sono il cantante, ma compongo e scrivo anche nuove canzoni.

Torniamo sulla neve. Bormio, la pista Stelvio, dove hai vinto ben sei volte. Che importanza ha?
Tutto il bello che potevo realizzare, sono riuscito a farlo là. Insieme a Kitzbühel, è quella che mi piace di più, dove mi sento bene. Spero di riuscire a trovare quella scioltezza e aggressività, ed essere nuovamente pronto a lottare.

Obiettivi 2021: ci sono i Mondiali di Cortina.
È un appuntamento importante, una gara secca che conta di più perché te la giochi in casa. Cercherò di arrivarci nella forma giusta, competitivo al massimo, ma prima c’è la Coppa del Mondo a cui pensare.

Nel 2022 ci saranno le Olimpiadi invernali di Pechino..
C’è tempo, il sogno di mettermi al collo una medaglia però non mi abbandona mai. L’ultima volta (a Pyeongchang, in Corea del Sud, ndr), sono arrivato quarto e settimo, alla prossima non voglio sbagliare.

Che effetto fa vederti tra i sciatori più vincenti italiani, come Tomba e Thöni? Qualche responsabilità in più?
Mi fa piacere, soprattutto per il fatto che sono diventato un idolo per qualcuno. Da ragazzo ammiravo un campione come Hermann Maier, ha fatto vedere cose straordinarie, se ho cominciato a intraprendere questa strada, ad esserne ispirato, lo devo a lui, ma voglio trasmettere anche il fatto che, dietro alla preparazione, i sacrifici, deve esserci sempre una forma di divertimento.

Cambiamo sport per un attimo, il calcio. Sei felicemente milanista..
Molto. Quest’anno stiamo andando bene, guardo le partite, c’è una bella atmosfera, lo spirito giusto, e una squadra. Senza dimenticare Ibrahimovic, davvero non so come riesce ancora a fare la differenza, è un mostro!

Paris nei panni di allenatore, come ti vedresti?
Da lontano, sono ancora bell’attivo (ride, ndr), quando sarò vicino all’addio, magari, ci farò un pensiero.

Una curiosità, di cinema. C’è un personaggio a cui sei molto legato..
Bud Spencer. Credo di aver visto i suoi film più di 25 volte. Non hanno età, puoi riguardarli e non stufarti mai, fanno ridere, sanno tenerti compagnia, sono cresciuto sentendolo vicino in qualche modo.

Essere parte di un’arma che emozione dà invece?
Quando indosso la divisa è qualcosa che mi riempie d’orgoglio, essere precisi, d’esempio, integrandosi in un gruppo, è davvero fondamentale quando sei uno sportivo.

Un desiderio finale: se a Pechino ti chiedessero di essere il portabandiera, cosa significherebbe?
Che forse ho davvero fatto grandi cose.