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Paul Bettany e “il sano romanticismo della vita”

di Andrea Giordano - 30 Novembre 2020

Buono, cattivo, eroe, semplicemente splendido trasformista. Paul Bettany torna, da protagonista, nel nuovo film di Alan Ball, “Uncle Frank”, in onda su Amazon Prime Video, dove nei panni di un professore fa i conti con se stesso, e si rivela ancora una volta nella sua vera, bellissima, essenza.

Il suo Visione, l’androide creato da Ultron, è stato uno dei personaggi (Marvel, universo di cui è stato tra gli interpreti) più interessanti e complessi emersi al cinema (scomparso poi in Avengers: Infinity War), ma che presto tornerà a rivivere su Disney +. Lui è Paul Bettany, inglese di Harlesden, a nord-ovest di Londra, sguardo d’acciaio, da vero supereroe qual’è , che però, nella sua vita di attore, è riuscito comunque sempre a infilare ruoli epici, memorabili, scomodi, che solo un volto del genere poteva abbracciare, dominando la scena. 

Che siano sguardi, o accenni, probabilmente gli stessi che hanno fatto capitolare l’attuale moglie, l’eterna meraviglia Jennifer Connelly, l’album dei personaggi, a partire dal 2001, è di quelli da risfogliare: scrittore e poeta nei panni di Geoffrey Chaucer (ne Il destino di un cavaliere), Charles, l’amico–allucinazione per John Nash/Russell Crowe in A Beautiful Mind di Ron Howard, ex campione di tennis, pronto al riscatto in Wimbledon, passando per Master&Commander, Dogville, Margin Call. Senza dimenticare, ovvio, lo straordinario Silas, il monaco dell’Opus Dei ne Il codice Da Vinci, il recente Dryden Vos di Solo: A Star Wars Story, e l’altrettanto Manhunt: Unabomber, proprio ad impersonare il terrorista - matematico Ted Kaczynski. Un artista per tutti i gusti e tutte le stagioni, che adesso prova a raccontarne un’altra, quella del 1973, vissuta tra il Sud Carolina e Manhattan.

L’occasione è Uncle Frank (Zio Frank), lo splendido, nuovo, film di Alan Ball (sceneggiatore Oscar di American Beauty), in onda su Amazon Prime Video, in cui è il protagonista assoluto, affiancato da Sophia Lillis e Peter Macdissi (la nipote e il compagno nella pellicola). Un on the road di scoperta ed evoluzione, dove, per provare a riconnettersi con le proprie radici e legami famigliari, combatte e supera il pregiudizio riguardo la propria identità, e prova a volare verso la prima nomination agli Oscar.

Che viaggio è stato?
Felice, e ora ne ricomincia un altro, rivolto a chi finalmente potrà vedere la pellicola. Alan è partito da un suo vissuto personale, facendo sì che diventasse universale, la bellezza sta proprio qui, perché ognuno di noi ci si può riconoscere in maniera diversa, nella difficoltà, nelle paure, in quelle solitudini. Prima o poi chiunque prova a guardarsi in profondità.

La capacità dunque di essere onesti, facendo i conti con la propria identità: quanto è importante per lei?
Essere autentici, la chiave è tutta lì, perché se non ci riesci, rischi di portare una maschera per sempre. Il personaggio di Frank combatte in primis contro le pressioni esterne, i costumi sociali del tempo, dei luoghi, dei dogmi religiosi, della famiglia. Però reagisce ad un certo punto, rivelando la sua vera natura, senza più timore. Mio padre era un omosessuale, lui, vede, non è stato in grado di vivere la sua vita in maniera autentica, non l’ho mai davvero conosciuto pienamente, eppure aveva una sua storia, ma purtroppo non è stato capace di proteggerla, tenendo tutti a distanza, me, i miei fratelli, mia madre. È stata un’occasione mancata per lui, e un peccato anche per noi.

Col tempo si superano le cose...
Ti rinforzano, ma non le dimentichi. Ho quarantanove anni, sto invecchiando come dire (sorride, ndr), ma per fortuna, sono venuto subito a patti riguardo a chi e cosa volevo essere, sbagliando, nel bene e nel male, cercando comunque sempre la parte migliore delle persone intorno a me, e mai nascondendomi dietro a un timore, a quello che avrebbero pensato gli altri. Come padre, ad esempio, io stesso ho dovuto prendere decisioni rapide, pensando a cosa fosse giusto fare per tutti, per la mia carriera, ed in certi frangenti è stato necessario. Cos’ha fatto la differenza? La trasparenza.

L’anno prossimo quei 49 lasceranno il passo ai 50 anni. Si diventa maggiormente saggi allora?
Mia moglie ha già tagliato il traguardo, lo è di più! Avevamo programmato peraltro di venire in Italia, uno dei posti in cui amiamo passare le vacanze. Nel 2021, sicuramente, torneremo lì, festeggiando doppiamente. Più che saggi, si attraversa un momento di introspezione, dura poco però: quando ho compiuto i 40, il giorno dopo sembravo strano, avvertivo un cambiamento, poi in realtà capita di sentirmene 20. Preferisco guardare avanti, alle cose che dovrò ancora fare, e lì ripartire tutte le volte.

Oggi lei vive a New York da anni: il fatto di diventare cittadino americano, e di votare quest’anno per la prima volta che sensazione le ha dato?
Sono sollevato, ma nonostante tutto, ci sono stati 72 milioni di persone che hanno preferito Donald Trump. Si è liberi, è vero, ma me lo continuo a domandare: com’è stato possibile dopo quanto abbiamo visto? La risposta la vedremo solo nei prossimi quattro anni, e lì capiremo veramente se questa decisione darà i suoi frutti.

Celebriamo un film in particolare, A Beautiful Mind, che l’anno prossimo compirà 20 anni. Ha un valore speciale, no?
Non mi ero reso conto, è incredibile, a pensarci bene sono sposato con mia moglie dallo stesso tempo, l’ho conosciuta lì, me ne sono innamorato, anche se in realtà è l’attrice per cui avevo già perso la testa, questo da quanto la vidi recitare in C’era una volta l’America. Quindi tutto ha un senso, beh sarebbe è il momento di rivederlo insieme e renderci un po’ ridicoli, quanto meno io (ride, ndr).

Il protagonista (in Uncle Frank, ndr) può essere considerato in egual modo un punto di riferimento, un esempio. Lei ne ha avuti di così simili?
Se parliamo di mentori sì. Nel mio lavoro direi senza dubbio Stellan Skarsgård, è stato assolutamente una fonte di ispirazione, è qualcuno in grado di dare consigli, senza essere paternalistico, ed è un uomo che sa davvero come vivere a pieno la vita.

Parentesi Marvel. Prossimamente la vedremo in WandaVision, serie spin off, ispirata anche al suo Visione. Cosa ci dobbiamo aspettare?
Qualcosa di straordinario, è un'esplosione di immaginazione, e fa leva su un concetto davvero intelligente. Prova a ripensare completamente alle loro esistenze, e li rimette in scena, in ogni episodio, quasi come se fosse una piccola scatola di puzzle. Sarà lo spettatore a doverne ricomporre i pezzi.

Dopo Shelter, alla regia, non le piacerebbe riprovare l’esperienza?
Il merito di quel film fu del cast, con Jennifer (Connelly, ndr), ed Anthony Mackie, ma nello stesso ebbi la possibilità di dire la mia, come autore. A tal proposito durante la quarantena ho scritto una commedia, ricca di satira, mi piacerebbe dirigerla, e riprovare quell’ebrezza.

Proviamo a riavvolgere la pellicola: Lei aveva cominciato come artista di strada, che ricordo ha di quel periodo?
Tantissimi, ricordo quanto fosse duro quel lavoro, e quanto fossi contemporaneamente molto affamato. Allora condividevo, con degli amici, un piccolo appartamento, se finivano i soldi ci toglievano l'elettricità, provavamo a risparmiare, ma non bastava mai, investivamo sulla benzina, dovevamo muoverci durante il giorno, ma su una cosa eravamo tutti d’accordo, pagare il gas. Quante volte ci siamo addormentati con i cuscini, in cucina, vicino al forno, per avere un po’ di caldo durante l’inverno..Dio, che ricordi..

Cosa si impara in fondo da esperienze del genere?
A cementare le amicizie, a sviluppare una forma di empatia, di cameratismo, di sano romanticismo, e sì, pure nei confronti della vita.

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