I modi non convenzionali di vestire l’autunno-inverno 2026
Club sportivi, outdoor urbano, accessori d’archivio, rock e sottrazione. Sette brand, da Brooks Brothers a LABO.ART, rileggono i codici di stagione per un guardaroba meno prevedibile
Il guardaroba dell'autunno-inverno 2026 prende in prestito dal club di canottaggio e dal campo da rugby, dal sentiero di montagna, dal cassetto delle cravatte, dal merch dei tour. Mondi con regole precise che questa stagione entrano in città e cambiano contesto, senza perdere la propria identità. Brooks Brothers firma una capsule con Canottieri Milano, United Colors of Benetton veste il Benetton Rugby. Tatras e Yes Zee portano la tecnica dentro la quotidianità urbana. Holliday & Brown chiude il suo centenario con un secondo drop d'archivio in tonalità più profonde, Guess Jeans ristampa il tour americano dei Rolling Stones del 1978. Poi, all'opposto, LABO.ART, che invece di aggiungere toglie. Sette interpretazioni di codici familiari e altrettanti modi di affrontare il freddo con un guardaroba meno prevedibile.
Preppy, a colpi di remo e di mischia con Brooks Brothers e Benetton
Nel 2010 The Social Network mostrava al grande pubblico i gemelli Winklevoss in barca, tra Harvard e la regata di Henley. Da allora l'immaginario del rowing club americano non ha più smesso di circolare: blazer con lo stemma, righe, cravatte regimental. Brooks Brothers quell'immaginario lo abita da sempre. Fondato a New York nel 1818, si presenta come il più antico marchio di abbigliamento americano, con un legame dichiarato con la cultura Ivy League e il mondo universitario.
Il nuovo capitolo del brand parla milanese. La capsule nasce con Canottieri Milano, club fondato nel 1890 e affacciato sul Naviglio Grande, in occasione della prima Brooks Brothers Rowing Cup, andata in scena dal 18 al 20 settembre alla Darsena. In acqua, gli equipaggi di Oxford, Cambridge, HEC Paris, USR Triton Utrecht, Bocconi, Canottieri Milano, Canottieri Roma e del Brooks Brothers Boat Club.
Gli undici capi seguono il repertorio del club remiero. Il pezzo cult è il blazer monopetto blu con bottoni dorati e crest esclusivo: remi incrociati, dettagli nautici e il 1890 della fondazione. Intorno, le camicie Oxford in puro cotone, bianca e a righe sky, la polo in piqué Supima, la maglia con scollo a V d'ispirazione collegiale, la felpa ricamata con il Boat Club e il motto storico "Volenti Nil Difficile". Poi i chino jogger, la cravatta regimental in seta, il baseball cap. Shorts e canotta a righe guardano all'estate, ma per l'autunno la formula è chiara: blazer sopra la felpa, Oxford sotto la maglia a V, cravatta allentata. Il preppy funziona così, per strati e per dettagli.
Dall'acqua al campo. Il rugby condivide con il canottaggio la stessa culla: i college inglesi, e ha lasciato al guardaroba collegiale uno dei suoi capi fondanti: la maglia con il colletto. United Colors of Benetton riparte da lì con la capsule Benetton Rugby, dedicata alla squadra di Treviso. Il centro della proposta è la polo, capo storico del DNA del marchio, che riprende due disegni d'archivio del 1989 e del 1995 in diverse varianti colore. Accanto, t-shirt con collo e fondo manica a contrasto, una felpa mezza zip a righe verdi e un bucket hat, tutti con il logo Benetton Rugby e il leone della squadra. La palette gira attorno al verde Benetton e al verde bosco, con crema e navy.
Il progetto ha anche un secondo livello: United Colors of Benetton veste i giocatori fuori dal campo, con polo, t-shirt, camicie, felpe in maglia, giacche e cappotti. La lezione per l'autunno è la stessa del club remiero: la polo d'archivio sotto la giacca, la mezza zip sopra la camicia. Cambia lo sport, resta l'estetica.
Tatras e Yes Zee: due visioni della performance in città
Il gorpcore ha portato l'avventura in città da anni. Pile, gusci tecnici, zip ovunque. La domanda ora è un'altra: come indossare la tecnica senza sembrare vestiti per un'escursione. Tatras lavora su questo equilibrio dal 2007, anno in cui nasce, dall'incontro tra cultura giapponese e italiana. Il focus è l'outerwear premium pensato per l'uso quotidiano.
Nella Main Collection AW26 la funzione guida il disegno. Ogni capo parte da un'esigenza concreta, protezione, comfort, versatilità, e viene rifinito dopo, su materiali e proporzioni. I materiali raccontano la doppia anima: lane italiane e flanelle di lana da una parte, nylon tecnici e micro ripstop ultraleggeri dall'altra. I piumini hanno imbottiture che il brand definisce impercettibili, costruite su strutture multistrato. L'obiettivo dichiarato è un calore leggero, che non si vede.
Il punto centrale è il layering, trattato come elemento di costruzione. I capi funzionano da soli e acquistano funzioni nuove quando si combinano. Un'idea pratica, prima ancora che estetica. Con autunni che alternano giornate miti e freddo improvviso, il capospalla modulare risolve più di un piumino pesante. A completare, maglieria e capispalla leggeri. Le linee maschili sono pulite e strutturate, quelle femminili più morbide e avvolgenti. La palette resta su terre, blu profondi, grigi e verdi: colori da città, con un occhio al bosco.
Un tipo di approccio diverso è invece quello di Yes Zee, che con la collezione 26-27 introduce una visione stilistica che combina tradizione e tecnologia. Nylon e tele ad alte prestazioni trattati con il linguaggio della sartoria, in quello che il brand chiama "tailoring tech". I cappotti sono in twill di lana e nylon, il Glen check torna su giacche dalle linee geometriche e su bomber essenziali. I capispalla informali usano ripstop, tessuti spalmati e softshell, con zip a contrasto e trapuntature termosaldate. Intorno, pantaloni armaturati, velluto, completi destrutturati in punto Milano e un denim leggero dal fit pulito, base di tutto il guardaroba. I colori spaziano dai marroni, con tocchi di écru e verde. La stagione segna anche un passaggio interno: Fabio Castelli entra come direttore creativo, una nomina che il brand presenta come continuità con la direzione già intrapresa.
L'eleganza a fantasia di Holiday & Brown
Il ritorno degli accessori annodati al collo si vede nella moda uomo e nella moda donna. Cravatte, bandane, piccole sciarpe. Holliday & Brown ci arriva con cent'anni di archivio alle spalle. Il marchio londinese, parte del Gruppo Mantero dal 2002, presenta il secondo drop della 100th Anniversary capsule collection, il progetto nato per celebrare il centenario a partire dai disegni storici. La prima parte, per la primavera/estate 2026, giocava su colori vivaci. Il secondo capitolo riprende gli stessi motivi e li sposta su una palette più profonda: fiori stilizzati su fondi grigi e marroni, geometrie in blu petrolio, bordeaux e cuoio. Stessi disegni, altra stagione. Il colore resta, ma cambia tono.
Cambiano anche i formati. Accanto a cravatte, pochette e bandane arrivano stole in seta Ancient Madder, la seta dalla mano opaca della tradizione inglese, e in lana pregiata. Poi sciarpe doppiate in seta, lana e cashmere, piccoli foulard e bandeaux. Il drop è online da settembre, accanto alla collezione estiva, e chiude l'anno del centenario.
«Oggi nella moda maschile convivono due anime: il ritorno al classico, all'eleganza e alla sartorialità, e la voglia di osare con accessori che rendono il look più personale e contemporaneo», spiega Matteo Saldarini, direttore vendite Mantero e general manager di Holliday & Brown. «Cravatte, bandane e piccole sciarpe sono al centro di questa tendenza».
Gli opposti: il rock & roll di Guess e il minimalismo di Labo.art
Per l'autunno 2026 Guess Jeans torna a un immaginario ribelle. Quello dei Rolling Stones e, per la precisione, quello di Some Girls, il loro tour leggendario del 1978. Il brand guidato dalla visione di Nicolai Marciano ha lanciato una capsule costruita intorno alle grafiche originali della famosa tournée della band: t-shirt oversize con grafiche, felpe con cappuccio dal lavaggio vintage, denim, una trucker jacket, cappellino e tote in denim. Le lavorazioni puntano sull'effetto vissuto: stampe consumate, ricami a catenella, strass, toppe ricamate, lavaggi d'archivio. La collezione era stata presentata in anteprima a Pitti Uomo dentro un'installazione, e adesso è in vendita in tutto il mondo.
Su tutt'altra ma altrettanto valida direzione si muove Labo.art. Il marchio fondato dalla designer Ludovica Diligu parte dalla costruzione del capo e dalla qualità dei materiali, con un metodo che il brand fa risalire all'arte e all'architettura. Linee nette, volumi calibrati, dettagli ridotti all'essenziale: l'eleganza per sottrazione applicata al guardaroba di tutti i giorni. La collezione Fall/Winter 26-27 prosegue con silhouette pure, proporzioni studiate e una palette cromatica riconoscibile. Il brand la descrive come una sorta di uniforme contemporanea, pensata per durare oltre le stagioni e le tendenze. I tessuti fanno il resto. Materiali pregiati, scelti come strumenti di progetto, per costruire volumi e dare forma al capo. In una stagione che accumula stemmi, loghi e grafiche d'archivio, è l'altra strada per affrontare il freddo: pochi capi, pensati per restare.