Moda uomo: le 7 tendenze dell’autunno 2026 da conoscere
Dal ritorno delle silhouette slim ai jeans slavati, dal mantello alle maxi bag: ecco le 7 tendenze che cambieranno la moda uomo dell’autunno 2026
Questo autunno diciamo addio all'ormai noiosissimo quiet luxury che ha dominato le ultime stagioni. O meglio: per la prima volta da un po', si vede una corrente opposta abbastanza forte da poterlo scalzare davvero. Non è un unico stile a sostituirlo, ma un pulviscolo di tendenze diverse che, messe una accanto all'altra, pesano più di quanto sembri. L'uomo che si è vestito per anni per sparire (dentro cappotti enormi, palette beige, la scusa del comfort) ora cerca capi che raccontino qualcosa di lui. Anche, spoiler, cercando apposta l'inutilità e la scomodità. Basta preamboli: ecco le tendenze che definiranno il menswear dell'autunno 2026, quelle in cui questa tensione prende corpo.
Le proporzioni si stringono (dalla testa ai piedi)
Il segnale più chiaro arriva dritto dai capispalla. Giacche e cappotti tornano a disegnare la vita, con tagli mono e doppiopetto ispirati al power-suiting anni '30, da Jacquemus a Saint Laurent, fino a Prada. Demna, che dell'oversize è stato tra i principali architetti dell'ultimo decennio, ha dichiarato di essersene ormai stancato; la sua pre-fall per Gucci punta su jeans slim in stile anni '90. Ma la stretta non si ferma alla giacca. Anche le magliette, adesso, si adagiano sul corpo maschile in modo aderente, quasi seducente, al posto di scivolarci sopra come è stato per anni. E i pantaloni seguono la stessa direzione: baggy e cargo, che hanno dominato le ultime stagioni, iniziano a cedere terreno a modelli più slim, dai tagli vagamente retrò; che siano flare o a sigaretta. Non è un solo capo a cambiare, è l'intera sagoma maschile che si stringe, dalla testa ai piedi.
Il crop conquista la maglieria
Anche felpe e maglie oversize sembrano aver stufato. Nei negozi i top cropped (tagliati al livello del bacino o poco più su) si moltiplicano, stagione dopo stagione, dentro quell'estetica da collegiale d'altri tempi che in molti hanno iniziato a chiamare "poetcore". Dietro, però, si gioca qualcosa di più vecchio. Il top corto, negli anni '80 e nei primi '90, era un capo maschile a pieno titolo. La canotta da palestra ritagliata, il torso scoperto senza pudore, una sicurezza fisica che poi, per un paio di decenni, è finita quasi solo nel guardaroba femminile, come se fosse diventata scomoda da indossare per un uomo. Il crop di quest'anno recupera quella disinvoltura e quella sicurezza. In questa lettura, è un modo per giocare con le proporzioni proprio mentre la vita torna segnata e i pantaloni si restringono.
Jeans slavati e denim scolorito, la nostalgia Duemila si fa sentire
Il denim torna ogni stagione. L'unico capo del guardaroba che non manca mai un appuntamento. Quest'anno, però, la nostalgia Duemila picchia più forte del solito. Vediamo infatti sempre più lavaggi scoloriti e dettagli destroyed, modelli dritti e slim con vita più alta e lavaggi vintage autentici, altri così vissuti da sembrare presi in prestito dal guardaroba adolescenziale di un trentenne di oggi. Per la Gen Z, cresciuta a pane e pantaloni baggy, il ritorno dello slavato Duemila ha lo stesso sapore di curiosità nostalgica con cui i millennial guardavano ai flare degli anni Settanta. E non a caso sono proprio loro ad andarne pazzi.
Il ritorno del mantello
Il mantello, o il poncho, è il capo meno pratico che esista. Niente maniche, niente protezione ai polsi, un'andatura obbligata più lenta e più teatrale. Eppure è una delle tendenze della stagione. E il motivo potrebbe celarsi dietro il fatto che si sente il bisogno di un capo che non si veda tutti i giorni, che chieda personalità invece di limitarsi a coprire. Un capo che, come questo, trasforma ogni ingresso in un'entrata in scena. Rispetto alle versioni più opulente del passato, quella di quest'anno è più architettonica che sontuosa: cappucci strutturati, spalle rigide, lane pesanti al posto di velluti e nappe. Nelle versioni più facili da portare, la stessa silhouette si trasferisce su trench e cappotti; un collo che sale e si allarga come una mantella clericale, per dare l'idea.
La borsa si ammorbidisce
Le borse a tracolla, le messenger bag e le maxi bag sono uno dei trend più concreti e meno chiacchierati dell'autunno uomo 2026. Le prime due sono pezzi che si vedono già per strada, più che teoria da passerella. Sarà l'influenza dell'uomo performativo, chissà. L'archetipo nato sui social nel 2025, riconoscibile dalla tote bag con dentro un libro femminista, il matcha in mano, la playlist giusta e le cuffiette a filo: un modo di portare in giro la propria sensibilità come un accessorio, letteralmente. Per una fetta di uomini la borsa è un modo di dichiarare chi si è, o chi si vuole sembrare. Esattamente come succede per l'altro sesso. Le maxi bag, intanto, si sono già affermate la scorsa stagione e quest'anno proseguono la corsa, senza bisogno di giustificazioni culturali.
La performance che conquista la città
Impermeabili utility, gusci, materiali tecnici dai nomi difficili: il performance outerwear domina la stagione, e domina soprattutto lontano dalla montagna. Bottoni a rana e chiusure da pompiere, già in crescita da un po' di tempo, avevano preparato il terreno. Il vocabolario Gore-Tex e Cordura, nato in ambito outdoor e militare, è sempre più normalizzato nel guardaroba cittadino quotidiano. Anche le sneaker ibride e i mocassini con suola tecnica vanno nella stessa direzione. Fa sorridere, se ci si pensa, giacche pensate per una tormenta in montagna, indossate per aspettare la metro sotto la pioggia di città. Non è una questione di necessità reale, ma di una certa idea di sé: pronto a tutto, anche quando l'unico imprevisto della giornata è un treno in ritardo. Ammorbidire la sartoria con un pezzo di funzionalità vera, o quantomeno con l'aspetto della funzionalità, è la direzione più coerente della moda degli ultimi anni.
Cinture inutili e pendagli in vita
Le catene, i moschettoni, le chiavi da agganciare a cintura o pantalone affondano le radici nella cultura skate, punk ed emo dei primi anni Duemila, quando servivano davvero a qualcosa: tenere le chiavi a portata di mano, il portafoglio al sicuro. Oggi quella funzione è quasi un pretesto. Tornano via TikTok con lo stesso immaginario Y2K dei jeans slavati, ma il loro compito principale è dondolare, fare rumore, occupare lo sguardo. La cintura? Un must anche se non serve. Portata larga sui fianchi o sopra un maglione, dichiaratamente decorativa, senza altra funzione che quella estetica; un oggetto che un tempo serviva a tenere su i pantaloni e oggi non regge nulla, se non l'attenzione. Ed è qui che si chiude il cerchio: la stessa finta utilità dei jeans slavati, la stessa messa in scena del mantello. Dopo anni di quiet luxury si torna a vestirsi per essere visti, anche quando l'accessorio, a conti fatti, non serve a niente.