Zendaya compie 30 anni: perché ha conquistato tutti
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Zendaya compie 30 anni: perché ha conquistato tutti

di Simona Santoni

Da stellina Disney a musa di stile e regina del boxoffice con “Spider-Man” e “Odissea”. Tra talento, maturità e scelte impeccabili, ecco com’è diventata la diva più desiderata di Hollywood

177 milioni di follower su Instagram, 16 milioni di dollari guadagnati in meno di 20 minuti in scena tra Odissea e Spider-Man: brand new day e 30 anni che scoccano il 1° settembre. In breve, sono i numeri del successo straordinario di Zendaya, da attrice e cantante teen per la Disney a musa della Gen Z e diva contesa da case di moda, red carpet e grandi registi.

E il suo 2026 da capogiro non è ancora finito: dopo l’epica secondo Christopher Nolan e un nuovo cinecomic della Marvel, alle porte c’è un altro film attesissimo di cui fa parte, il terzo capitolo di Dune. Ma perché Zendaya è così popolare e amata, miele per cinema d’autore e blockbuster?

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Zendaya in abito couture bianco firmato Tamara Ralph alla premiere di "Spider-Man: Brand New Day" a Londra, 29 luglio 2026

L’effetto Disney e lo zampino di Law Roach

Il primo volano di popolarità per una giovanissima Zendaya sono state le sitcom A tutto ritmo e K.C. Agente Segreto di Disney Channel. Ma non basta essere “stellina della Disney” per diventare negli anni la più ambita dagli studi cinematografici e icona di stile a cui ispirarsi. Lo dimostra Bella Thorne, la sua compagna di set da adolescente, oggi sicuramente famosa ma lontana dall’aura speciale da big di Hollywood (basta confrontare i 22 milioni di follower e la sua filmografia da b-movie e progetti low budget).

Zendaya ha dimostrato sin da subito una maturità superiore alla sua età. Conosceva bene il rischio di rimanere intrappolata in ruoli da “brava ragazza Disney”, per questo in quei primi progetti cercò di avere voce a livello creativo. Di K.C. Agente Segreto pretese addirittura di essere produttrice, insistendo perché al centro della narrazione ci fosse una famiglia nera.

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Zendaya in Vivienne Westwood agli Oscar, 22 febbraio 2015

Ha saputo guardare subito oltre, anche in fatto di stile. Appena quattordicenne per curare i suoi look ha ingaggiato Law Roach, oggi il più noto image architect delle star. «Con lei si è creata subito una bellissima intesa», ha raccontato lo stylist. Insieme hanno ideato una strategia per farsi notare: sui red carpet Zendaya sceglieva gli stessi abiti già visti addosso ad altre celebrità (vedi Beyoncé), a mo’ di omaggio e per apparire nelle rubriche fashion "Chi l'ha indossato meglio?".

Già concorrente più giovane di sempre a partecipare a Ballando con le stelle americano, agli Oscar 2015 era presente – come ha detto lei stessa - da «accompagnatrice di un accompagnatore», ma si è distinta in abito bianco Vivienne Westwood e lunghi dreadlocks, che poi ha orgogliosamente difeso dalle critiche ricevute assurgendoli a simbolo di bellezza, identità e orgoglio per la cultura afroamericana. Per tutta risposta, la Mattel creò una Barbie con sembianze da Zendaya.

Da lì a breve arrivarono collab di grido a livello musicale: mica da tutti ritrovarsi nei videoclip di Taylor Swift e Kendrick Lamar, Beyoncé e Bruno Mars. Ancor prima di debuttare nel cinema, era già un riferimento culturale.

Il fenomeno Euphoria e le giuste scelte

Nel 2016, a 20 anni, Zendaya era già nella lista “30 under 30” di Forbes e le bussavano alla porta l’opportunità di una vita e il grande amore: il ruolo di MJ in Spider-Man: Homecoming, al fianco di Tom Holland. La sua Mary Jane? Spiritosa e ironica, dal piglio così fresco, ben distante dalla solita ragazza innamorata e sognante.

Dall’effetto Disney a quello di Euphoria. Mentre i suoi fan crescevano con lei, l’attrice californiana li ha conquistati una seconda volta, catturando anche nuovi estimatori. Merito della serie tv cult di HBO, acclamato ritratto a luci al neon della Generazione Z americana, raccontata in maniera cruda e senza filtri: il secondo programma più visto nella storia della piattaforma dopo Game of Thrones.

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Zendaya alla sfilata Louis Vuitton Primavera/Estate 2026 a Parigi, 30 settembre 2025

Per Zendaya sono arrivati anche i primi premi importanti, prima l’Emmy Award nel 2020 (ai danni di attrici come Olivia Colman e Jodie Comer), diventando la più giovane di sempre a vincerlo, con tanto di bis nel 2022, e poi il Golden Globe nel 2023. La carica emotiva che è riuscita infondere alla sua Rue ha lasciato il segno. Ha dimostrato al grande pubblico di essere anche una brava attrice, oltre che abile gestrice della sua immagine.

Ma una carriera importante non è sorretta solo da interpretazioni di peso. Contano anche le scelte giuste e Zendaya è la maga delle decisioni a bersaglio. Dopo due film dall’accoglienza controversa, The Greatest Showman e Malcolm & Marie, ha inanellato solo colpi che rendono d’oro il curriculum (e il conto in banca).

Sulla scia di Spider-Man, ha proseguito sul doppio filone colossal di qualità e cinema d’autore pop. Ecco quindi la serie cinematografica Dune di Denis Villeneuve, nei panni dell’amata dell’eletto, e Challengers, come tennista contesa alla corte del nostro Luca Guadagnino. E poi l’autorialità del promettente norvegese Kristoffer Borgli con The Drama e il film evento dell’anno, l’Odissea di Nolan. Come ci piacerebbe ora vederla alla prova di un cinema meno patinato e più radicale!

Zendaya a Roma in Giorgio Armani
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Zendaya in Giorgio Armani Primavera-estate 1990 alla prima italiana di "Spider-Man: Brand New Day" a Roma, 23 giugno 2026

L’impegno sociale e la gestione della vita privata

Zendaya non è caduta nella trappola dei suoi tempi. Ha saputo dosare l’esposizione mediatica in un equilibrio tra presenza pubblica e riservatezza inespugnabile, tra comunicazione social mirata e impegno civico.
Usa la sua voce per sostenere l’inclusione e per sensibilizzare sulla salute mentale. Quando nel 2019 ha lanciato una collezione con Tommy Hilfiger, ha convinto il marchio a includere per la prima volta le taglie forti nella sua sfilata. Ed è stato uno sfoggio di black women di tutte le età e formosità. Il suo mantra: «Se esiste una definizione di perfezione, sei perfetto nell'essere te stesso».

La sua vita privata è invalicabile. È ormai arcinoto che è convolata a nozze con il suo compagno di set Tom Holland (che su Ig al cospetto della consorte scompare: “appena” 67 milioni di follower). Ma ci sono voluti anni prima che la loro relazione fosse pubblicamente confermata. Il matrimonio? Celebrato nell’assoluto riserbo.

Oggi ambassador di Louis Vuitton e Prada Beauty, intanto sui red carpet non gioca più a “copiare” le dive, ora che è diva anche lei. Sempre guidata da Law Roach, è regina del method dressing: celebra le storie che promuove con look sofisticati e minimalisti. Come il gioco di ragnatele sull’abito Giorgio Armani per Spider-Man: brand new day o il niveo Jacquemus da Grecia antica per Odissea.

Finalmente sta per arrivare anche il suo primo film da protagonista assoluta: in Be My Baby sarà Ronnie Spector, la leader delle Ronettes che da Spanish Harlem divenne simbolo del rock anni ’60. A dirigerla Barry Jenkins, una delle migliori voci del nuovo cinema afroamericano. Chi se non lei per un progetto che sembra chiamarla a gran voce? Da un’icona che fu a una che sarà.