Uomini

A Proposito di Niente: memorie (e nevrosi) di Woody Allen

di Andrea Giordano - 25 Marzo 2020

Il 9 aprile esce l’attesa autobiografia “A Proposito di Niente” di Woody Allen. L’abbiamo letta in anteprima: una conversazione-fiume da leggere d’un fiato.

In uno dei monologhi del cinema più riusciti, in Manhattan, Woody Allen, che interpreta l’autore televisivo Isaac Davis, elenca le cose per cui vale la pena vivere: «Il vecchio Groucho Marx, Joe DiMaggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter e Louis Armstrong, l’incisione di “Potato Head Blues”. I film svedesi, naturalmente, L’educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam’s Wo, il viso di Tracy (Mariel Hemingway)...».

A questa lista, da leggere, bisogna aggiungere ora la sua prima autobiografia, A proposito di niente, da pochi giorni acquistabile nel formato ebook, pubblicata da La nave di Teseo, e che uscirà ufficialmente il 9 aprile, tradotta magnificamente da Alberto Pezzotta.

Le quasi 400 pagine, per raccontare 84 anni di esperienze vissute, hanno fin dalle prime righe un pregio unico, volano, letteralmente, senza capitoli, o intermezzi di sorta, in una conversazione-fiume capace di catturare, anche nelle digressioni. Sono parole, ricordi, emozioni, nevrosi, paure (quella dell’ingresso ai party), riferimenti, rituali, aneddoti, rivelazioni, il clarinetto preferito agli Oscar. Allen e le sue donne. Allen e i suoi riferimenti.

Dalla madre Netty, impiegata contabile, al padre (orafo, cameriere, poi tassista), entrambi di origine ebraica «due persone che non c’entravano niente l’una con l’altra, come il protagonisti di Bulli e pupe e Hannah Arendt», capaci, soprattutto il secondo, nonostante il lavoro precario, di lasciargli ogni giorno 5 dollari, portandolo poi, a 7 anni, fuori da Brooklyn, alla scoperta di New York. «Rimasi senza fiato. Mettetevi nei panni di un bambino. Un milione di persone, soldati, marinai, marines. Cinema a perdita d’occhio. Sale da ballo. Donne eleganti, o questa era la mia impressione. Musicisti di strada. L’enorme insegna di Bond, il negozio di abbigliamento e il grande cartellone pubblicitario della Camel con un uomo che fa anelli di fumo».

C’è un prima e un dopo della sua nascita, quasi una voce fuori campo che descrive ciò che stava per accoglierlo, la Seconda Guerra Mondiale imminente, la rinascita economica. Il resto è storia vista in prima linea. Introduce i suoi primi due matrimoni, quello con Harlen Rosen, e l’adorata Louise Lasseter. E poi c’è l’amicizia-amore nei confronti della sua musa, una confidente, una stella polare, Diane Keaton. «Penso che, se Huckleberry Finn fosse stato una bella ragazza, sarebbe stato così. Adorabile, spiritosa, con uno stile tutto suo, autentica, spontanea. Sfoggiava sempre un’immaginazione un po’ eccentrica, come se il suo personal shopper fosse Buñuel.»

E ancora la cugina Rita, “l’arcobaleno” con la quale condivideva i film al Midwood, la radio, così la sorella Letty, oggi produttrice delle sue pellicole. Ma soprattutto descrive le tante verità (sue ovviamente), in particolare sull’accusa (falsa) di molestie verso i figli Dylan e Satchel-Ronan, avuti-adottati, insieme all’ex compagna Mia Farrow, l’inizio di una battaglia legale epica e di una pioggia di fango globale. «Non avrete comprato questo libro, solo per questo” chiede lo stesso regista al lettore». Assolutamente no. Qui c’è molto di più, seppur di questo argomento lo stesso autore ne parli ampiamente, entrando nei dettagli, i processi, gli avvocati, gli incontri, la sua paternità, scoperta in tarda età, protetta e alimentata da grandi, piccoli, istanti, e chiaramente della Farrow, di cui ne esce un ritratto agghiacciante, cupo. Il lato oscuro di un’abile manipolatrice, ossessiva, desiderosa di mostrarsi agli occhi della stampa in un modo, per poi cambiare nel privato, la stessa che dopo pochi appuntamenti già gli chiedeva di essere messa incinta.

Allen inizia, però, dedicando il libro all’attuale moglie, «A Soon – Yi, la migliore. Pendeva dalle mie labbra e poi mi ha avuto in pugno», la donna capace di cambiarlo in meglio, due figlie adottate, un matrimonio duraturo, 22 anni, celebrato a Venezia, un amore puro, scoperto, e voluto, nella follia delle accuse. «Ho pagato un prezzo molto alto per amare Soon-Yi. Ne valeva la pena. Carina, sexy, intelligente, spiritosa: una moglie perfetta. Spero solo che si ricordi di farmi cremare».

A proposito di niente non è solo quello che ti aspetti, cresce e si sviluppa in un vortice di narrazioni, critiche spassose, dolorose, è un viaggio pieno di ritmo, battute, humour, riflessioni, autoanalisi, in cui Allen guarda verso la propria macchina (da scrivere) e lì, nell’attico tanto agognato da fanciullo, raccoglie gli appunti tenuti nel cassetto. «Gente, state leggendo l’autobiografia di un misantropo ignorante e patito di gangster; di un solitario incolto che se ne stava davanti a uno specchio a tre ante a fare esercizi con un mazzo di carte per nascondere un asso di picche nel palmo della mano, renderlo invisibile da qualunque angolazione e gabbare qualche ingenuo».

Allen fa finta di scoraggiare il lettore, invece lo rende partecipe del suo trucco di prestigio, voleva fare l’illusionista, portandolo nella sua realtà, un mondo (quello esterno) di cui ha ancora timore. Ma è un mondo che scorre, parte da Brooklyn, dov’è nato, e arriva all’amata New York, va a Coney Island, dove ha girato La ruota delle meraviglie “uno dei film più riusciti”, e si trasferisce lontano, e di nuovo vicino.

Ci sono i suoi eroi letterari di sempre «Batman, Superman, Flash Gordon, Namor e Hawkman». Oltre a Paperino, Bugs Bunny e Archie Andrews. Senza dimenticarne altri, icone come Bob Hope, Tennessee Williams, i ristoranti come Elaine’s, dove incontrava Fellini, Gore Vidal, Kennedy. Non mancano ovviamente i suoi film, Io e Annie, Zelig, Midnight in Paris, mille altri capolavori che ripercorre, analizzandoli attraverso personaggi e protagonisti, luoghi (Londra, Parigi, Oviedo, Barcellona) e momenti, fino al prossimo film, finito di girare ancora in Spagna. In fondo sembra davvero di immaginarsi tutto, un film nel film, come il Guido che nel finale di 8 ½ fa un bilancio di ciò che è stato, e sarà. E si stupisce, ma fino a un certo punto.

Woody lo dice «Come riassumere la mia vita? Tanti stupidi errori compensati dalla fortuna».

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