Uomini

Luca Argentero: “da una crisi dobbiamo sempre intravedere nuove opportunità”

di Andrea Giordano - 2 Aprile 2020

L’attore è in tv con la serie “Doc – Nelle tue mani”, dove interpreta un medico costretto a ripartire da zero dopo un incidente. Un’occasione per parlare della situazione di oggi ma anche del passato. Pensando al futuro (e alle nuove generazioni).

I numeri spesso rimangono tali, altre volte si traducono in lavori, idee, progetti di un’esistenza artistica. Luca Argentero finora, in questo senso, è sempre riuscito a raccontarlo nei suoi 41 anni di vita, 14 di carriera, 30 film, diviso tra televisione, teatro, un passaggio nella produzione, impegno civile. Un attore elegante, chiamato a rischiare, ma che in fondo predilige le cose semplici, gli affetti, la casa di campagna, a Città della Pieve, dove vive insieme alla compagna, o la montagna vissuta da amatore, nonostante una famiglia di maestri di sci e guide alpine.

Lontano dal circo mediatico che qualche tempo fa lo vide tra i protagonisti, ha saputo far dimenticare quell’esperienza, costruendosi al contrario una carriera solida, variegata, ruoli e generi diversi, dal debutto nel 2006 con Cristina Comencini, a registi-incontri come Ozpetek (Saturno contro), Marco Risi, Placido (Il grande sogno), Cupellini, Amendola. Lui stesso è ormai diventato davvero un punto di riferimento.

Prossimo a diventare per la prima volta padre (questione di settimane), e dopo l’ottimo riscontro di Io, Leonardo, nei panni del grande genio, adesso si gode un nuovo successo di pubblico (oltre 7 milioni), grazie alla fiction, in onda su Rai 1 (divisa in otto puntate, stasera la terza), Doc – Nelle tue mani, di cui vedremo i rimanenti quattro episodi in autunno. Un racconto ispirato da una storia vera e da un libro, Meno dodici, quella dell’ex primario, oggi medico-collaboratore nelle zone piegate dal Coronavirus, Pierdante Piccioni, che nel 2013, a causa di un incidente stradale perse 12 anni di memoria, riuscendo, però, a ripartire e tornare al proprio lavoro.

Doc – Nelle tue mani fa parte di quella cerchia di storie che maggiormente le interessano, cosa la attrae?
Da spettatore si attiva qualcosa e va in circolo, qui il personaggio è arrivato in un momento giusto, anagraficamente, ma fin troppo sincronizzato, pensando al momento attuale e surreale di questi giorni. La vita di un attore è scandita da progetti che appartengono all’età che hai in quel momento, a 25 ho fatto determinante scelte, così a 35 e 40, a volte ero troppo giovane, immaturo, oppure perfetto. In questo specifico lavoro fin dall’inizio si è innescato un valore aggiunto, quello di rappresentare al meglio la figura dei medici, e quindi l’asticella di fatto si è alzata. Penso alle pellicole che sono riuscite a colpirmi, dai i biopic puri, da Toro Scatenato su Jack la Motta, al documentario su Muhammad Ali, sono un grande fan di Papillon. Amo le storie epiche.

So che ha ricevuto molti messaggi.
Mi inorgoglisce, soprattutto, perché sono arrivati da addetti ai lavori, infermieri, sanitari. Si sono sentiti raccontati ed è una soddisfazione impagabile. Il momento storico e attuale è difficile da decifrare, tra dubbi, speranze, incognite, siamo stati giusti, però. Anche prima di questa emergenza sentivamo comunque il peso del camice, una divisa come questa necessitava dello stesso rispetto.

Qualche affinità con il personaggio?
Siamo due persone diverse, ma ciò che ci accomuna è un genuino entusiasmo nei confronti della vita in generale, lì abbiamo il medesimo sguardo. La serie racconta anche di empatia, che talvolta può portarti dalla parte giusta, altre meno, annebbiando la visione tecnica e scientifica, vediamo soprattutto una cosa, la capacità di rimettersi in gioco. Da una crisi, possiamo e dobbiamo sempre intravedere nuove opportunità.

L’isolamento sta portando alla riflessione, a riprendere in mano idee. Vale anche per lei?
Alla lista degli appunti sì, è ricomparso il gusto di scrivere, mettendo mano alla penna o alla tastiera, riscoprendo il valore stesso del tempo. Un po’ come James Joyce, sentieri e parole, senza un grande ordine.

Certi autori hanno comunque scandito la sua formazione. In che fase è adesso?
Sono partito da Jules Verne, per poi, da adolescente, passare a Tolkien, alla fantascienza di Philip Dick, la letteratura più adulta di Chuck Palahniuk, ai romanzi o vecchi libri di filosofia. Oggi? Manuali per giovani padri (ride, ndr), quelli che ti consigliano gli amici, nell’avvicinamento sacro momento della nascita, con la mia compagna è la nostra conversazione preferita.

Torniamo alla sua carriera: se l’aspettava che potesse arrivare a certi livelli?
Non ho mai fatto grandi calcoli, o piani di percorso, sono sempre saltato sui treni in corsa, emozionanti, vivo la “maledizione” di tanti colleghi, quella di fare fatica a riguardarsi, vedi tutto quello che non ti piace. Ma per un attore le geografie rappresentano una sfida tripla, quadrupla anche, pensando ancora a Doc dove la persona straordinaria è un medico incredibile.

In pochi conoscono invece un suo aspetto legato alla Rete, al sito 1caffè.org. Di cosa si tratta?
È una onlus, della quale faccio parte oramai da molti anni, una realtà completamente digitale, ancorata, però, a una tradizione molto popolare come il “caffè sospeso”. Ogni settimana, da quasi 8 anni, presentiamo un piccolo progetto di solidarietà, dando la possibilità di contribuire in un modo immediato. Lo smart (working) sarà una deriva naturale del lavoro di domani, ne trarremo vantaggi ambientali, e maggior agilità di movimento.

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