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San Francisco Tales: la città iconica o la nuova San Francisco?

di Alessandra Mattanza - 8 Aprile 2020

Inizia la rubrica “San Francisco Tales” di Alessandra Mattanza. Una serie di racconti che tracciano il ritratto di una città tra le più interessanti al mondo, terra di contrasti e di ideali. Dove un passato leggendario convive tutti i giorni con il futuro tecnologico.

San Francisco è divenuta un’incredibile creatura erma bifronte. C’è il volto della San Francisco iconica, quella della memoria e dei bei tempi passati, degli hippy, e dei “figli dei fiori”, della Summer of Love degli anni ’60, degli affitti accessibili agli artisti, dei poeti e musicisti, degli scrittori senza meta, come degli avventurieri che approdavano qui in cerca dell’ispirazione e alla scoperta di una nuova frontiera del pensiero.

C’è il volto, poi, della nuova San Francisco, dove esiste ancora il concetto dell’amore libero, proprio come allora, ma gli hippy sono diventati ricchi, come è stato per Steve Jobs, il fondatore dell’impero Apple, o sono scomparsi in qualche angolo più remoto di Santa Cruz o a nord della città. San Francisco è adesso una città dal forte spirito imprenditoriale, dove chi guadagna meno di centoventimila dollari l’anno viene considerato con “reddito a bassa entrata” e riceve sussidio statale, dove i miliardari crescono come funghi, al punto da aver ispirato un detto: «Se vuoi imbatterti in una celebrity, devi andare a Hollywood. Se vuoi incontrare un miliardario, devi trasferirti a San Francisco», come ha proclamato proprio di recente vox.com. E’ un “motto” molto diverso da quello che proclamava Scott McKenzie nella canzone San Francisco, del 1967 e scritta da John Philips: “If you're going to San Francisco / Be sure to wear some flowers in your hair / If you're going to San Francisco / You're gonna meet some gentle people there (…)”. E, San Francisco è pure la città, dove si continuano a vedere sfratti di persone, negozianti, ristoratori, per gli affitti saliti alle stelle, ancora più cari di quelli di New York, oltre che homeless che costellano numerosi le strade, e che, nonostante il governo locale faccia ogni sforzo per offrire loro alloggi comunitari, continuano spesso a insistere che vogliono vivere per strada… Qualcuno pare sia andato perfino in tribunale per rivendicare il proprio diritto per farlo.

Del resto, San Francisco è ancora la città delle idee, piena di start up, come di visionari, filosofi, inventori, scienziati, giovani e non più giovani imprenditori che vogliono fare tutto da soli, a modo loro, andando controcorrente a dispetto delle regole comuni della società, ma allo stesso modo di ferventi attivisti in campo ambientale e dei diritti umani, avvocati che per una misera paga si battono per difendere pro-bono i più deboli e gli artisti emergenti.

Se aumenta costantemente e pericolosamente il numero di personaggi miliardari ed eccentrici, tra cui diversi geni high tech, limitati nella capacità di essere empatici o di comunicare, come si vede tra i personaggi della serie TV Silicon Valley, dove il protagonista principale fa sesso, e male, forse solo una volta, continuano a esserci coloro quelli che praticano la “resistenza”. Sono un manipolo di personaggi e di intellettuali eclettici nel pensiero che lottano per mantenere la loro città nello spirito autentico di un tempo… I caratteri più interessanti si trovano forse proprio tuttora a North Beach, il quartiere, seppur divenuto più turistico, ancora più alternativo, storico e interessante. Basta abbandonare Columbus Avenue, la via che brulica di caffè, gastronomie e ristoranti italiani dall’apparenza turistici ma dai proprietari e camerieri localmente autentici, e spingersi nelle vie più interne, per rendersi conto di come la vita qui prosegua ancora con certi ritmi di una volta. Alla fine, quasi tutti si conoscono in questo quartiere, e coloro che vi hanno abitato da generazioni, cercano di mantenere salda quella cultura e quello spirito comunitario di cui vanno fieri. Intellettuali e alternativi, scrittori e poeti, si incontrano tuttora allo storico Caffe Trieste, come lungo Grant Avenue si scoprono botteghe uniche di oggettistica, dischi, antiquariato, designer indie locali o qualche designer europeo trapiantato qui che si sente a tutto diritto un locale.

Un'altra zona con questo spirito, ma più latino è  The Mission, patria del musicista Carlos Santana. Caratteristiche bodega e rivendite di tacos e burritos si mescolano a nuove boutique di designer emergenti a ristoranti di grandi chef, ma allo stesso modo a tantissimi murales e graffiti che costellano le vie interne, mentre da qualche finestra si sente echeggiare della musica messicana o la salsa. In certi locali underground echeggia invece la notte musica heavy metal come quella dei Metallica, nei dive bar si beve birra e nei locali più alla moda si sorseggiano cocktail fino a tarda sera.

Un quartiere altrettanto interessante è quello di Richmond, non troppo distante nemmeno dalla splendida spiaggia sul Pacifico dove troneggia da una roccia lo storico ristorante e diner Cliff House, prediletto perfino da Marilyn Monroe, e confinante anche con il parco Golden Gate Park e quello di Presidio. Sullo sfondo di questo quartiere si scorge inoltre il Golden Gate Bridge. Le sue vie, lontane dal turismo di massa, sono un susseguirsi di botteghe come quelle di un tempo, o di ristoranti. Lungo Clement Street, considerata la seconda Chinatown di San Francisco e per nulla turistica rispetto a quella più grande e famosa attigua al quartiere italiano di North Beach, si scoprono molti locali asiatici, dove mangiare il migliore dim sum. Vicino alla spiaggia esiste un avamposto alternativo: il Seal Rock Inn. È un motel un po’ decadente, con un ristorante, qui dal 1959, dove si rifugiavano a isolarsi per scrivere gli scrittori e poeti della Beat Generation e soprattutto Hunter S. Thompson, creatore del “gonzo journalism”, uno stile di scrittura che combina il giornalismo convenzionale alle impressioni personali e il proprio punto di vista su avvenimenti e situazioni. Il proprietario del motel ricorda ancora Fear And Loathing on the Campaign Trail, del 1972, e come lo scrittore fosse convinto: “ (….) ma ho una potente avversione a lavorare negli uffici, e quando non mi faccio vedere per tre o quattro giorni, decidono di fare l’unica cosa logica: spostare l’ufficio qui al Seal Rock Inn”.

Di recente ci sono state due serie TV che hanno rievocato questi volti contraddittori di San Francisco, come quel suo spirito innovativo, creativo, ferocemente indipendente che continua a ispirare l’animo di visionari, siano artisti o imprenditori della moderna tecnologia. Tales of the City narra di una vecchia signora che vive nella sua dimora storica, minacciata dallo sfratto, il cui destino si incrocia con quello dei suoi familiari e amici, e con uno spirito anche molto gay, ancorati al ricordo e agli ideali di quella magica città accessibile a tutti, che sta svanendo. In What / If, con Renée Zellweger e Blake Jenner, in un neo-noir thriller si esplora l’universo della nuova San Francisco che basa i suoi valori principalmente sul denaro, con protagonista una giovane imprenditrice disposta a qualsiasi sacrificio pur di ottenere finanziamenti per la sua start up, seppur dallo spirito buono, ispirata da una causa in cui crede profondamente.

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I San Francisco Tales sono racconti con incontri di personaggi locali, mirano a tracciare il ritratto di una città tra le più interessanti al mondo, proprio per questa sua diversità e per gli incredibili contrasti che riescono a convivere miracolosamente insieme creando un microcosmo unico al mondo, con una prospettiva simile a quella di un caleidoscopio. Guardando dentro tutto può mutare nell’istante del battito delle ali di una farfalla.

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