Viaggi in Italia: 8 siti Unesco da vedere almeno una volta nella vita
È ancora possibile lasciarsi sorprendere, senza andare troppo lontano. Ecco 8 destinazioni tra natura, storia e ricercatezza architettonica. L’Unesco di bellezza se ne intende
Non servono voli transoceanici e ore e ore di spostamenti per trovare luoghi che sappiano ancora sorprenderci. La bellezza inconsueta, come non l’abbiamo vista mai, a volte è a due passi. Tra la pietra incisa di storie remote in vallate alpine, sulla vetta del vulcano più affascinante d’Europa o in borghi di magnificenza rinascimentale. La bussola per orientarci tra le varie destinazioni è la lista dei Patrimoni dell’Unesco, organizzazione che proprio 80 anni fa prendeva forma con l’entrata in vigore della sua Costituzione, il 4 novembre 1946. Per viaggi in Italia a colpo sicuro, ma per nulla scontati, ecco 8 siti Unesco da vedere almeno una volta nella vita.
Nel Cilento tra templi dorici e le spiagge più belle d’Italia
Sulla costa del Mar Tirreno, in Campania, il secondo parco protetto più grande d’Italia è un paesaggio naturale e culturale unico, in cui si intrecciano montagna, distese di ulivi, borghi medievali, baie, grotte carsiche, leggende e meraviglie archeologiche. Prendetevi almeno 3-4 giorni per visitare il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula.
Con una superficie di oltre 180 mila ettari, occupata da 80 comuni diversi e fiorenti vestigia del passato, il Parco del Cilento – che è anche il primo geoparco nazionale - è un mondo da scoprire. Il Vallo di Diano è una splendida depressione carsico-tettonica che si sviluppa come vasto e fertile altopiano. Qui si erge la Certosa di San Lorenzo a Padula, ampio complesso monastico di magnificenza architettonica.
L’incontro della Magna Grecia con le culture appenniniche e mediterranee ha lasciato tracce imponenti. Come Paestum, l’antica città greca di Poseidonia, dedicata al dio del mare, che sfoggia templi dorici bellissimi. Velia, dal suo promontorio affacciato sul mare, nell’acropoli conserva i resti di un tempio ionico e le terme Adrianee.
Tante le attrazioni e le escursioni da provare. Ad esempio a Felitto, alle Gole del Calore, profonde incisioni scavate dal fiume tra alte pareti calcaree. Oppure nel ventre delle Grotte di Castelcivita, tra stalattiti e stalagmiti. O via mare alla Costa degli Infreschi, dove l’acqua color smeraldo e i faraglioni incastonano alcune delle spiagge più belle d’Italia.
In treno tra passi alpini da Tirano a St. Moritz
Da Tirano, in provincia di Sondrio, fino a di St. Moritz, in Svizzera, attraversando le Alpi svizzere. La ferrovia retica nel paesaggio dell'Albula e del Bernina è un patrimonio Unesco che l’Italia si divide con gli elvetici, e di cui va altamente fiera.
Il cosiddetto Trenino rosso del Bernina è una sintesi eccezionale di tecnologia, ingegneria e architettura. È un unicum armonico in cui l’intervento umano è riuscito ad integrarsi in un paesaggio di alta montagna, senza lederne l’identità, unendo comunità montane altrimenti isolate, in una circolazione di culture e possibilità.
Il rosso accesso della carrozze si muove tra verdi mozzafiato o tra il bianco lucente della neve, varcando passi alpini e solcando bellissime vallate. Dal finestrino, comodamente seduti, la vista gode di panorami spettacolari.
È la ferrovia più alta d’Italia. Solo altre due reti ferroviarie sono riconosciute nella lista dell’Unesco: la Ferrovia del Semmering in Austria e le Ferrovie di montagna dell'India.
Ad Ivrea sulle tracce della città dell’Uomo
Un’alternativa alle solite mete, nel Piemonte meno noto che non parla di Langhe, Monferrato e Torino sabauda. Ivrea, che si adagia in un anfiteatro morenico dove si estendeva un ghiacciaio, è una città da scoprire. A ridosso del centro storico, integrato nel tessuto urbano, c’è la visione di Adriano Olivetti: la “città dell’uomo”.
Sito Unesco dal 2018, Ivrea, città industriale del XX secolo è un complesso di edifici nato tra il 1930 e il 1960 e progettato dai più famosi architetti e urbanisti italiani dell’epoca. Voluto da Olivetti, imperatore delle macchine da scrivere e imprenditore illuminato, è un modello di comunità industriale che mette la persona al centro.
Si estende per oltre 71 ettari e comprende 27 complessi architettonici, principalmente lungo l’asse di via Jervis, destinati alla produzione, a servizi sociali e alle esigenze abitative dei dipendenti. Alla base di tutto un sogno: un modello economico caratterizzato da una visione collettiva delle relazioni tra lavoratori e imprese.
Il punto di partenza dell’esplorazione? Il MAAM, Museo a cielo aperto che si sviluppa su percorso di circa 2 chilometri, tra gli edifici più rappresentativi dell'era olivettiana. Finito il tour, Ivrea aspetta di essere svelata per intero, dal castello medievale “dalle rossi torri” celebrato dal Carducci fino alle Terre Ballerine nei dintorni dove, per un bizzarro fenomeno geologico, è possibile rimbalzare sul suolo come in gigantesco materasso elastico.
Sull’Etna tra agrumeti, lava e neve
«Più di tutto a me piace la Sicilia, ma solo dall’alto dell’Etna, nella luce, a patto di dominare l’isola e il mare», scriveva Albert Camus. Lungo i pendii, tra vigne e agrumeti, tra neve e lava, inerpicandosi lassù, dove anche l’Adriano di Marguerite Yourcenar fu ammaliato dalla vastità terrestre e marina che apre lo sguardo sino all’Africa e alla Grecia.
Luogo di leggende dove la natura è primordiale e mistica, il Monte Etna è patrimonio Unesco dal 2013. Vulcano attivo più alto d’Europa e tra i più attivi al mondo che si allunga oltre i 3300 metri di altitudine, è di fascino insuperabile. Ed è anche un laboratorio naturale oggetto di studi di vulcanologia e geofisica.
Visitarlo in autunno, lungi dal caldo estivo, permette di scoprirlo in una stagione di forti colori e contrasti, tra il foliage e le prime nevicate in quota. Salendo, lo scenario muta passo dopo passo, dalle campagne ai boschi di castagni al paesaggio più brullo quando ci si approssima alla vetta.
Tra canyon e colate laviche, da non perdere la depressione della Valle del Bove, che si apre sul fianco orientale dell'Etna: un paesaggio lunare affacciato sul mare Ionio. Non solo Patrimonio Unesco: una meta imperdibile per viaggi in Italia che sappiano ancora lasciare a bocca aperta.
Respirando il Rinascimento per i vicoli di Urbino
Non i Portici di Bologna o il cuore pulsante di Roma di piazze e vie secolari, che i più già conoscono. Ma nelle Marche, tra le colline incantate del Montefeltro, nell’entroterra di Pesaro, si nasconde un altro sito Unesco scrigno di bellezze architettoniche e di un’autenticità senza tempo: il centro storico di Urbino.
Racchiuso in poco più di un chilometro quadrato, tra mura bastionate, è uno snodarsi di stradine, saliscendi improvvisi e vicoli, scalinate e sottopassi, palazzi e chiese, tutto costruito in mattoni cotti. Sembra ancora di respirare lo splendore del Rinascimento, quando la corte principesca attirò i principali artisti e studiosi, da Piero della Francesca a Paolo Uccello. Raffaello Sanzio? Qui ebbe i natali.
Il Palazzo Ducale è una meraviglia da osservare da ogni prospettiva. Da piazza Duca Federico, da cui si mostra serrato tra palazzi, senza aprirsi in tutto il suo splendore; dal basso, nei pressi del Teatro Sanzio, per ammirare gli splendidi Torricini; da lontano, dallo spiazzo della Fortezza Albornoz, per gustarne la sua magnificenza equilibrata e allargare lo sguardo al panorama circostante, abbacinante.
Ovviamente è tappa da non perdere anche una visita dentro Palazzo Ducale, a quella che oggi è la Galleria Nazionale delle Marche, per gustarsi dipinti di Tiziano, Raffaello e Piero della Francesca, o per rimanere a bocca aperta di fronte ai trompe-l'œil nello studiolo di Federico da Montefeltro.
Incisioni preistoriche e trekking in Val Camonica
Ecco una destinazione che unisce natura, archeologia e, per i più ardimentosi, sport. Il viaggio all’esplorazione dell’arte rupestre in Valle Camonica è perfetto per chi ama la montagna e il verde, custodi di un passato tutto da scoprire.
In Lombardia, in provincia di Brescia, tra boschi di castagni, panorami e “santuari di pietra”, quella che è anche chiamata la Valle dei Segni conserva oltre 140.000 figure geometriche e simboli intagliati nella roccia lungo un periodo di circa 8000 anni, su di un’area che si estende per 70 chilometri. Le incisioni descrivono temi di guerra e caccia, agricoltura, navigazione e magia.
Primo sito nominato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco in Italia, nel 1979, è un sistema diffuso di parchi archeologici, riserve naturali e musei, dislocati su diversi comuni della valle, da Capo di Ponte a Darfo Boario Terme.
In auto sono necessari almeno 2-3 giorni per visitarlo a fondo. Chi ama scoprire i luoghi camminando, può invece provare la Via Raetia - Il Cammino delle Incisioni Rupestri, 90 km di trekking in cinque tappe, tra le Orobie Bresciane e il Parco dell'Adamello, tra la riserva della biosfera Valle Camonica - Alto Sebino e i parchi rupestri.
Matera, la bellezza scavata nella roccia
La vergogna d’Italia è diventata la grande meraviglia. Matera, che a metà Novecento colpì Carlo Levi per le pessime condizioni igieniche, di cui scrisse nel libro Cristo si è fermato ad Eboli, oggi è un sito Unesco unico al mondo.
I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera sono un alveare di grotte naturali scavate in un altopiano calcareo percorso da profonde fessure, burroni e caverne. Le cavità sono divenute case, chiese, monasteri ed eremi. Qui trovarono atmosfere da antica Palestina i set de La passione di Cristo di Mel Gibson e Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.
Il bianco delle abitazioni di calcarenite domina lo sperone di roccia su cui si estende la cittadina della Basilicata, a ridosso di un grande canyon. Uno spettacolo di integrazione natura-uomo senza pari.
Tra le 150 chiese in rupe, è da vedere assolutamente la “Cripta del peccato originale”, considerata la Cappella Sistina del rupestre: a strapiombo lungo un costone di roccia, sfoggia un ciclo pittorico che richiama la tradizione longobarda.
Etruria sotterranea a Cerveteri e Tarquinia
Viste dall’alto, sembrano un reticolo sorprendente di cupole verdeggianti. Ma è sotto il suolo che si sviluppano come autentiche città dei morti. Patrimonio dell’umanità Unesco dal 2004, le Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia sono le principali scoperte archeologiche che oggi ci raccontano la civiltà etrusca.
Esplorarle è un tuffo nell’urbanistica composita del mondo etrusco. La necropoli della Banditaccia, vicino Cerveteri, nella Tuscia romana, si compone di strade, piazzette e quartieri, su 20 ettari, con tumuli di fattezze disparate scavati nel tufo.
Monterozzi, la necropoli di Tarquinia, nel Viterbese, è il complesso più esteso che si conosca: con ben 130 ettari e 200 tombe dipinte, è un viaggio affascinante dentro la prima civilizzazione urbanizzata nel Mediterraneo occidentale.
Le due cittadine distano una cinquantina di chilometri l’una dall’altra e un viaggio su più giorni è l’occasione per esplorare anche i centri storici. A Cerveteri, di fronte al Museo Etrusco, c’è Palazzo Ruspoli, una delle dimore storiche del Lazio che in passato ha ospitato lo scrittore inglese Lawrence e il musicista Händel. Il cuore di Tarquinia è un tesoro di architettura medievale. Lì vicino anche la Riserva naturale delle Saline, di origini preistoriche, in cui è possibile passeggiare tra dune, vegetazione e stagni.