Jannik Sinner: perché divide così tanto gli italiani (e non solo)
È il paradosso del tennista italiano più vincente di sempre. Mentre troneggia con classe da sangue blu, spacca in due il pubblico. Troppo algido o modello di stile?
La contraddizione del numero 1. Jannik Sinner vince, domina, scolpisce record e a volte crolla, perché è straordinario, sicuramente, ma è pur sempre un ragazzo di 24 anni decisamente umano. Eppure, paradosso di chi troneggia con eleganza da sangue blu, mentre porta l’Italia del tennis dove non era arrivata mai, il suo fare da lord di ghiaccio divide i tifosi. Molti lo adorano e hanno cambiato le loro abitudini per seguirlo dal vivo o in tv. Altrettanti lo criticano e preferiscono inneggiare al rivale amico Carlos Alcaraz. Italiani inclusi.
Un fenomeno insolito e controverso. Proviamo a capire perché Jannik Sinner, il tennista tricolore più vincente di sempre, divide così tanto gli italiani e non piace a tutti.

Jannik Sinner campione di ghiaccio che domina e divide
Basta parlare di tennis tra amici o scorrere i commenti ad articoli o video sui social a proposito di Sinner per metterlo a fuoco con stupore: l’altoatesino che fa sorridere l’Italia ha tanti fan, sì, ma anche innumerevoli detrattori. Anche e soprattutto nel Belpaese.
Ad essere criticato spesso è il suo stile di gioco, come pure il suo mood glaciale e poco espressivo durante le partite. Il massimo della sua esultanza e del suo scomporsi? Il pugno destro stretto e uno sguardo da killer dopo lunghi scambi vinti. Ai tempi di Ivan Lendl e Stefan Edberg si sarebbe chiamata classe. Oggi, invece, fa rima con noia.
Boris Becker, uno che di tennis e di garbo d’altri tempi se ne intende, ha recentemente osservato: «Alcaraz si fa male più spesso di Sinner, ma questo è dovuto al suo stile. Gioca un tennis completamente diverso. Io chiamo Sinner il “Djokovic 2.0”: hanno uno stile simile, giocano da fondo campo e con una grande costanza». E ancora: «Spesso Sinner vince le partite velocemente. Alcaraz, dal suo canto, perde spesso un set e passa tre ore in campo: questo mette a dura prova il suo fisico. Sinner, invece, conserva naturalmente le energie, il che gli dà un grande vantaggio a lungo termine».
Al di là dello scioccante blackout fisico del Roland Garros, Sinner è uno schiacciasassi da fondo campo, con una spinta micidiale su ogni colpo e un’incisività spesso chirurgica. Anche se negli ultimi tempi sta studiando da fantasista e da tennista completo, è probabilmente vero che il ragazzo di San Candido è meno spettacolare di Alcaraz o di colleghi da volée e palle corte alla Musetti. Becker, però, ci ha dato una chiave di lettura: che Sinner dosi il suo gioco anche per preservare il fisico?

Sinner robot del tennis (ma a lui piace così)
Proprio a Parigi, prima del secondo Slam dell’anno, a Sinner è stato posto il “problema” di essere percepito come un robot. E lui, con quel suo stile impeccabile e mai aperto alla polemica, ha sorpreso nella risposta, come del resto fa sul campo.
Quando L‘Équipe, senza tanti fronzoli, gli ha chiesto del paragone a un robot, lui non si è sottratto. «Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni ma è perché sono molto concentrato su quello che devo fare. Non trovo che il termine robot sia dispregiativo. È così che funziono», ha detto con disarmante franchezza.
Proseguendo: «Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto. Questo richiede una condizione fisica e mentale eccezionale. È per questo che mi alleno: per essere il più preparato possibile nei momenti importanti del match».
Quel viso impassibile è la maschera da supereroe che si mette per essere performante al millimetro. Basta un briciolo di onestà intellettuale per riconoscere che il Sinner fuori dal campo sembra di tutt’altra pasta. È allegro e giocherellone, pronto alle battute. Come quando, nelle varie apparizioni a Che tempo che fa, ha sciorinato lazzi a tono alle facezie di Fazio & Littizzetto.
Chi non ricorda il sorriso più splendente del sole di Roma quando ha trionfato agli Internazionali d’Italia? È stato memorabile il suo discorso finale da discolo, quando si è poi rivolto al presidente della Repubblica: «Sono sempre molto emozionato quando c’è il signor Mattarella. In qualche modo riesco sempre a mettermi in posizioni non piacevoli», con parole giocose e l’evidente riferimento al 2024 quando al Quirinale, dopo la vittoria della Coppa Davis, gli scappò da ridere prima del discorso per colpa di Cobolli & compagni ridanciani in platea.
È stato infarcito d’ironia anche il riferimento successivo a Panatta: «Adriano, dopo 50 anni abbiamo riportato un torneo molto importate a casa. Ovviamente non posso dire che ti ho visto vincere qua perché forse neanche i miei genitori si erano ancora messi insieme».

Il tifo a favore dei suoi avversari
Non solo sui social. Anche durante i tornei più prestigiosi Jannik Sinner divide. Ha dovuto constatare lui stesso una predominanza di tifo avverso o a favore del suo contendente.
Al Roland Garros dello scorso anno, nell’epica finale persa contro Alcaraz, le grida al cielo erano soprattutto per incoraggiare lo spagnolo. A chi glielo fece notare, il nostro campione replicò con un fair play esemplare: «Lui è un giocatore che piace tanto al pubblico, non ho nessun problema». E poi: «Il pubblico è importante in questo sport. A volte ti aiuta, in passato ha aiutato me, quindi va bene così».
Stessa sorte a Wimbledon 2025: nella semifinale contro Djokovic il pubblico era quasi tutto per Nole. Poco male, perché Jannik liquidò il serbo in tre set.
«È come un giocatore di tennis AI creato in laboratorio: clinico, zero personalità o estro»: uno dei severi commenti su Sinner letti su Reddit. Qualche altro prova a rispondere alla nostra stessa domanda: perché Sinner a molti non piace? «Probabilmente perché è un giocatore molto “clinico”. Io non mi diverto a guardarlo giocare, a meno che non giochi contro Carlos Alcaraz. Ma questo perché Carlos spinge Jannik a giocare in modo più entusiasmante, non può cavarsela solo con servizi potenti o giocando solo da fondo campo».
Anche quando Jannik decise di saltare l’ultima Coppa Davis, dopo averci già accompagnato ben due volte a uno storico trionfo, si scatenò un pandemonio tra il pubblico tricolore. Sotto la lente, ovviamente, le sue origini altoatesine, con quel suo accento italiano che vira verso l’austriaco. «Non è italiano»: il becero commento più comune.
Ma anche allora il numero 1 al mondo ebbe ragione: «Possiamo vincere la Davis anche senza di me», fu la sua profezia. E ci pensò Flavio Cobolli a fare il Sinner e a portare una terza Insalatiera a casa.

Il giallo del doping
Non solo lo stile da chirurgo del tennis e la pronuncia italiana un po’ scivolosa. Per molti su Sinner gravita ancora una nube gigante che neanche i tre mesi di squalifica hanno dissipato: lo scandalo doping. Il caso Clostebol è stata una pagina nerissima della sua carriera. E anche se è stato spiegato che fu una contaminazione accidentale per via del suo fisioterapista, anche se ha scontato la pena, molti ritengono che abbia avuto un trattamento di favore.
«Sinner è stato beccato a doparsi e poi trattato in modo estremamente leggero dalle autorità del tennis, non ha saltato nessun Major e il suo ranking è stato protetto durante la squalifica», uno dei commenti di Reddit.
La pattinatrice spagnola Laura Barquero per la stessa sostanza ricevette una sospensione di sei anni. Ma la Wada si levò a difendere il suo operato (e Sinner): «La differenza fondamentale tra i due casi è che la versione della signora Barquero su come la sostanza è entrata nel suo sistema non era convincente alla luce delle prove; al contrario, nel caso Sinner, le prove hanno chiaramente confermato la spiegazione dell’atleta».
Da robot o da fuoriclasse, senz’altro da numero 1 al mondo come nessun italiano (o altoatesino) ha mai sognato, Jannik, al solito, le sue risposte più belle le affida al campo. Wimbledon 2026 è ormai alle porte, sperando in una classica estate londinese di cieli coperti e pioggerella, lontana dal solleone (e da strani malesseri fisici). Detentore del titolo, in total white e decoro British Sinner si sentirà a casa.