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Oltre lo Chardonnay e il Pinot Nero: i migliori spumanti italiani

di Filippo Ferrari - 8 Maggio 2020

Dal Prié blanc della Valle d’Aosta al Verdicchio, dal Bombino della Puglia al Grillo in Sicilia: viaggio alla scoperta dei grandi spumanti nati da uve tipiche della Penisola.

Per antonomasia e per distacco, Chardonnay e Pinot Nero sono le uve regine del metodo classico. Ce lo hanno insegnato i maestri francesi dello Champagne, lo abbiamo ben appreso da questa parte delle Alpi soprattutto nelle zone più celebrate, dalla Franciacorta al Trentino. Ma nell'Italia dello spumante c'è vita anche al di là della coppia d'oro: le nostre terre offrono una straordinaria varietà di uve autoctone a cui attingere per creare metodi classici diversi e caratteristici. Vero che, nella foga degli ultimi anni di spumantizzare di tutto e ovunque, spesso escono vini forzati se non grossolani o peggio, ma quando invece sono fatti con competenza e passione, gli appassionati di bolle hanno di che divertirsi.

Iniziamo il giro d'Italia (e i consigli per gli acquisti) dalla Valle d'Aosta. Sulle falde del Monte Bianco la cantina Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle coltiva il Prié blanc a oltre mille metri di quota, in condizioni limite, e produce diversi spumanti dotati di grande freschezza, mineralità e sentori peculiari. I fiori all'occhiello sono il brut nature Cuvée du Prince, minimo 48 mesi di affinamento, e il Cuvée des Guides, un vino che loro stessi definiscono sperimentale e che viene interamente spumantizzato a 2173 metri di altezza.

All'estremo opposto dell'arco alpino, sui terrazzamenti della Val di Cembra, Alfio Nicolodi alleva il Lagarino Bianco, vitigno antico salvato dall'estinzione. Ne nasce il Cimbrus, metodo classico affinato cinque anni che dona una bevuta dissetante, di bella acidità e con spiccati sentori di agrumi. In Alto Adige ha origine da uve Lagrein l'intenso Brut Rosé di Tirolensis Ars Vini, prodotto da un'associazione di sei piccoli viticoltori locali.

Il suolo vulcanico dei monti Lessini, fra le province di Verona e Vicenza, è la patria del Durello, uva che si presta benissimo al metodo classico e dà vini verticali e minerali. Sono diverse le cantine che lo lavorano con successo; segnaliamo per eleganza ed espressività la Riserva Pas Dosé di Fongaro e il Merum di Sacramundi, entrambi affinati 60 mesi. Più a sud, nel Modenese, sorprendono i metodi classici a base di Lambrusco di Sorbara elaborati da Christian Bellei di Cantina della Volta, e in particolare il rosé: minimo tre anni di affinamento, fragrante e sofisticato, una delizia.

Un altro vitigno autoctono con una naturale vocazione per il metodo classico è il Verdicchio delle Marche, che trova una delle sue più alte incarnazioni nell'Ubaldo Rosi della cantina Colonnara: una riserva 60 mesi complessa e finissima, che appartiene di diritto alla ristretta cerchia dell'aristocrazia spumantistica italiana.

In Puglia, a San Severo, la pioneristica D'Araprì produce esclusivamente metodi classici da oltre quarant'anni ed è senza dubbio una delle migliori cantine del Meridione (e non solo). Grazie ai suoi vini il Bombino Bianco, vitigno di antiche origini, è entrato nella mappa dello spumante nazionale d'eccellenza. Compone in purezza la Riserva Nobile, 48 mesi di affinamento, piena e avvolgente. Pregevole poi il Sansevieria, un rosé celebrativo a base di Nero di Troia prodotto in pochi esemplari, ennesimo pezzo di bravura di D'Araprì.

Attraversiamo lo stretto di Messina per approdare in Sicilia e salire sulle pendici dell'Etna. La cantina Murgo si è specializzata nel trasformare il Nerello Mascalese, vitigno dalle caratteristiche nobili, in metodi classici che meritano attenzione: il Brut 'base' che vanta un rapporto qualità-prezzo invidiabile, l'Extra Brut che guadagna complessità affinando per 48 mesi, e il Brut Rosé (tre anni in bottiglia), caldo e intenso. Dall'altra parte dell'isola, a Marsala, la cantina Marco De Bartoli parte dal Grillo per dare vita allo splendido Terzavia, tutto lavorato con lieviti e zuccheri indigeni: uno spumante di corpo, mineralità e acidità calibrata.

E per finire, può sembrare sorprendente ma anche la Sardegna ha i suoi alfieri del metodo classico. Da provare le riuscite interpretazioni dei vitigni autoctoni create da Cantina Deidda, vini armoniosi e di spiccato carattere: ad esempio il blanc de noirs Marzani Fleur da uve a bacca rossa Cannonau e Monica e il Marzani Reverse da Vernaccia e Nuragus.

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