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Buon compleanno Sean Connery: 90 anni di fascino ed eleganza

di Andrea Giordano - 25 Agosto 2020

Sir Sean Connery, Il grande attore scozzese, compie oggi 90 anni. Una carriera memorabile tutta da celebrare tra teatro, televisione e tanto cinema.

Eleganza e stile, carisma e padronanza dei personaggi, tanto da averli resi immortali, “proteggendoli”, a discapito del passaggio temporale. Sean Connery taglia la soglia dei 90 anni eppure, nonostante il ritiro avvenuto nel 2003, continua a far parlare di sé e della sua carriera. Cittadino del mondo, eppure animo e orgoglio scozzese, è un volto famigliare e transgenerazionale, capace di districarsi in tutti quei ruoli che dopo la gavetta personale (come modello, bagnino, muratore, lavapiatti, guardia del corpo e addirittura verniciatore di vare) lo portarono alla fine degli anni ‘50 a debuttare come attore cinematografico. 

Il successo, quello planetario, è del 1962. Basta sentirlo recitare poche parole: «Mi chiamo Bond. James Bond». È il primo capitolo–sfida tratto dai romanzi di Ian Fleming, l’agente segreto letterario - il più famoso del grande schermo - a cui altri cercheranno di avvicinarsi, da Roger Moore a Daniel Craig, senza però raggiungere mai l’allure di una classe fuori dall’ordinario. Lo interpreta in sette capitoli, uno più bello dell’altro, precursori di un modo di raccontare l’universo maschile (e femminile) in un momento storico impensabile. L’inizio del mito coincide con 007 – Licenza di uccidere, diretto da Terence Young, con accanto un’altra icona di sempre, Ursula Andress. Seguiranno Dalla Russia con amore, Missione Goldfinger, Operazione Tuono – Thunderball, Si vive solo due volte, Una cascata di diamanti e Mai dire mai, capitolo non ufficiale, entrato comunque di diritto nell’epica, per scandire il suo eroe garbato e d’azione. Nell’universo pieno di spie, intrighi, luoghi inesplorati, donne bellissime, o le famigerate Bond Girl (Kim Basinger, Claudine Auger, Daniela Bianchi, Tiffany Case, o Honor Blackman nei panni di Pussy Galore) lotta contro gli acerrimi nemici (da ricordare anche un fantastico Adolfo Celi), ed è lui, sempre, a fare la differenza, pure alla guida delle celeberrime Aston Martin DB5 o Sunbeam Alpine.

Nel frattempo seduce Gina Lollobrigida (ne La donna di paglia), va al fronte come soldato prima del D-Day (Il giorno più lungo) accanto a giganti quali Robert Mitchum e John Wayne, trasformandosi, poi - altra perla -  in giovane industriale per Alfred Hitchcock, protagonista del thriller Marnie. Con Sidney Lumet instaura la collaborazione maggiormente prolifica, gira La collina del disonore, Rapina record a New York, Riflessi in uno specchio scuro, Assassinio sull’Orient Express, come ufficiale dell’esercito britannico, e Sono affari di famiglia, nei panni di un vecchio ladro, a cui il vizio non è per nulla passato. Insieme a Brigitte Bardot diventa amico degli indiani in Shalako, mentre ne La tenda rossa salva Claudia Cardinale immersa nei ghiacci, poi si tuffa pure nella fantascienza, anno 2293, in Zardoz, ed è oltremodo un affascinante capo berbero ne Il vento e il leone. Inforca anche arco e frecce come Robin Hood (Robin e Marian) al fianco di Audrey Hepburn, lavorando con i più grandi, da John Huston a Richard Attenbourgh (Quell’ultimo ponte), da Michael Crichton, a Terry Giliam (I banditi del tempo) e Steven Spielberg.

Bond aleggia ma non ingombra, perché a dominare è una carriera che fino alla fine degli anni ‘70 rimane impeccabile, nel desiderio di osare qualcosa di più e cercando strade più tortuose. Nell’avanzare degli anni incontra così una seconda giovinezza artistica, forse la migliore, quella in cui, quasi fosse una guida virgiliana, apre nuovi orizzonti del suo mondo, e trova anime diverse. Sono personaggi indimenticabili. Dal 1986 al 2003, a discapito di una storia artistica fenomenale, eccolo allora in Highlander – L’ultimo immortale, lo splendido Ramirez, maestro d’armi, che istruisce Christopher Lambert all’interno dei suoi poteri: sarà un segnale, la maturità, la saggezza, la forza di ruoli mirati, calibrati, nel decifrare ulteriori sfumature. Da lì a poco indosserà il saio e sarà Guglielmo da Baskerville ne Il nome della rosa, il frate dotto chiamato a far luce sui crimini raccontati da Umberto Eco, per poi, di lì a poco, consacrarsi nell’Olimpo ne Gli Intoccabili di Brian De Palma, in cui il “ suo” Jimmy Malone, il poliziotto (irlandese) di quartiere, combatte (insieme a Kevin Costner ed Andy Garcia) Al Capone, un’interpretazione–capolavoro che gli vale, nel 1987, il Golden Globe e l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Ma non c’è stato solo cinema: Connery incorpora esperienze in radio, televisione, doppiaggio, teatro, regia, produzione, basta pensare a Mato Grosso incentrato sugli Indios, facendo scelte contrastanti, mai accomodanti. Risolve intrighi della mafia giapponese (Sol Levante), e si concede pure il lusso di mettersi la corona due volte, come Re Artù (L’ultimo cavaliere) o nel finale di Robin Hood – Il principe dei ladri, come Re Riccardo Cuor di Leone. Torna alla Guerra (Fredda) dentro a un sommergibile in Caccia a Ottobre Rosso, è un brillante Professor Jones, archeologo (padre di Harrison Ford) a caccia del Santo Graal, in Indiana Jones e l’ultima crociata, sconfinando nuovamente nell’action in The Rock. Prima del gran finale, però, concede tre ultime chicche: di nuovo ladro d’arte in Entrapment, scrittore in esilio nello splendido Scoprendo Forrester, chiudendo in punta di piedi nell’universo comics, in un titolo che sembra decifrare tutta una vita, La leggenda degli uomini straordinari.

E in effetti quella leggenda, quella lezione, continua a rimanere intaccata. Happy Birthday Sir.

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