Calciatori e campioni di stile: la nuova moda maschile gioca in Serie A
Da Bellingham a Yamal, da Koundé che si veste da solo alle borse Hermès di Haaland: la “coolness” è una partita che questi nomi hanno decisamente vinto
Quando Jonathan Anderson ha dovuto scegliere il volto della sua prima campagna da Dior, non ha pescato tra gli attori. Ha chiamato Kylian Mbappé, e lo ha definito "la voce di una generazione" in un post in cui ha spiegato perché il calciatore fosse la musa perfetta per la maison. Bellingham veste Louis Vuitton, Yamal ha appena firmato con American Eagle: sono le maison a sceglierli, e a pagarli per farlo. Ma buona parte di questa lista non ha bisogno di un contratto per essere notata. Koundé si veste da solo, senza stylist. Dimarco è diventato un'icona di stile senza che nessun brand lo abbia mai ingaggiato. Haaland colleziona borse Hermès come farebbe un cliente qualunque, solo con un budget diverso. Ecco chi sta spostando il confine tra spogliatoio e front row, per contratto, o semplicemente per gusto.
Jude Bellingham
Bellingham è ambasciatore Louis Vuitton dal 2024, nominato dopo la sua apparizione in prima fila alle sfilate parigine di Pharrell Williams. Nella primavera 2026 la maison lo ha scelto per la campagna Formalwear Uomo, tra completi ispirati al workwear e silhouette classiche reinterpretate. Diverse testate lo hanno inserito tra i più eleganti del Mondiale 2026, merito di un guardaroba che alterna suit sartoriali e look da aeroporto firmati Louis Vuitton. Accanto alla maison francese, la sua linea "JB" con Adidas conferma che il centrocampista oltre a indossare la moda, la co-progetta.
Lamine Yamal
A 18 anni Lamine Yamal ha firmato un accordo da cinque anni con American Eagle, il primo (ultra-lungimirante) investimento sportivo pluriennale nella storia del brand, con campagne e collaborazioni su prodotti in edizione limitata a partire dall'estate 2026. Lui stesso ha collegato la scelta a un interesse personale per l'estetica, più che a una semplice sponsorizzazione. È già ambassador Adidas dal 2024 e ha recentemente affiancato SP5DER in una campagna Adidas che unisce streetwear e performance. Il matrimonio commerciale conferma una strategia precisa dei grandi retailer: puntare su calciatori giovanissimi come traino identitario per la Gen Z, più che su modelli o attori.
Cole Palmer
Palmer ha ammesso da tempo la sua passione per la moda, sottolineando come ciò che indossa un calciatore finisca per orientare i gusti di chi lo guarda. L'attaccante del Chelsea è stato anche scelto da Burberry per la campagna outerwear insieme a Eberechi Eze. A gennaio 2026 ha lanciato il logo del proprio marchio personale, "Cold Palmer": le iniziali C e P che si intrecciano per richiamare la sua esultanza "Ice Man". Palmer è tra i porta bandiera di una generazione che non aspetta più uno sponsor per disegnare la propria immagine, se la disegna da sé.
Kylian Mbappé
Mbappé è ambassador Dior dal 2021 , quando la maison lo scelse per legare la sua immagine alle collezioni Dior Homme e alla fragranza Sauvage. Nel 2026 il salto di livello: Jonathan Anderson lo ha voluto come primo calciatore a incarnare il proprio debutto da Dior, in una campagna intitolata "The Art of Dressing", tra smoking nero e capi denim. Il dettaglio non banale è che, prima di lui, Anderson aveva sempre lavorato con attori e musicisti. La selezione di un calciatore per il lancio più atteso della stagione segna una rottura nella gerarchia consueta tra sport e alta moda.
Federico Dimarco
Dimarco non ha campagne di alta moda alle spalle, ma un'identità pop costruita in casa. Le riviste di cultura urbana lo definiscono un calciatore-trapper per stile e attitudine, cresciuto nella Zona 4 milanese, la stessa (non a caso) da cui arrivano Rkomi e Tedua. BraccLa sua esultanza diventata emoji e il "Ciao grandi" con cui chiude ogni post social funzionano come un brand riconoscibile quanto una sponsorizzazione. Sì, è anche il ritratto da manuale del calciatore tamarro (tatuaggi, catena, tuta a bordo campo). Solo che qui il cliché sembra saperlo, e ci gioca meglio di chiunque altro. È l'esempio di come, nel calcio italiano, lo status di icona di stile non passi sempre da un contratto con una maison.
Rafael Leão
Leão della moda ne ha fatto un vero e proprio business. Ma è partito al contrario rispetto a tutti gli altri. Prima il gusto, poi il marchio. Il suo marchio Son Is Son nasce quasi per caso, da una giacca varsity 1-of-1 che si era fatto realizzare per festeggiare uno scudetto; e cresce fino a diventare un'etichetta streetwear vera, essenziale e accessibile, che richiama il quartiere di Lisbona in cui è cresciuto (quello che lui stesso chiamava ironicamente "il Ghetto Jamaicano") e porta con sé un messaggio dichiarato di uguaglianza e autodeterminazione.
Non stupisce che, quando ICON gli ha chiesto come si veste, abbia risposto in modo semplice e comodo, senza farsi influenzare né cercare di piacere agli altri. È la stessa logica del brand, applicata al guardaroba personale. A fine 2025 è arrivata anche una capsule con New Era, mentre quest'estate lo si è visto tra gli ospiti del defilé Dsquared2 durante la fashion week milanese. La conferma che il gusto, quando è vero, finisce prima o poi per intercettare anche le maison.
Marcus Thuram
Thuram è uno sneakerhead di prima categoria: sneaker abbinate a Chrome Hearts e Louis Vuitton, con lo stesso gusto di Drake o Travis Scott. Quest'ultimo, in particolare, è non può che essere una sua reference stilistica: nel 2022 si è fatto realizzare un paio di Mercurial custom ispirati alle Travis Scott x Fragment Air Jordan 1, stessi colori, swoosh invertito, nome sul tallone nello stesso font del rapper. È un'estetica hip hop coltivata da bambino, ben prima della carriera da professionista; motivo per cui resta identica dentro e fuori dal campo, senza la mediazione del tailoring da ambassador che caratterizza altri nomi di questa lista. Il rovescio della stessa medaglia: al Premio Gentleman Fair Play si è presentato in una tuta aderente a schiena scoperta, un azzardo che ha spiazzato più che convinto. Ma è comunque più interessante di chi non sbaglia mai perché non rischia.
Jules Koundé
Koundé non ha uno stylist e non se ne vergogna. Tutt'altro. Il difensore del Barcellona sceglie da solo i propri abiti, e il risultato è un guardaroba camaleontico che rifiuta ogni logica di brand fisso. Nelle sue uscite pubbliche si sono alternati il monogram Karakoram di Louis Vuitton, la Keepall firmata Stephen Sprouse, etichette di nicchia come Aime Leon Dore e KidSuper, Carhartt x Sacai, Dion Lee, persino un paio di Ugg disegnati dallo stylist Shayne Oliver. È ambassador Adidas e un habitué del front row di Louis Vuitton a Parigi, ma quei ruoli sembrano inseguire il suo gusto più che orientarlo. Ci piace perché il suo stile procede per accostamenti imprevedibili, mai per uniformità.
Riccardo Calafiori
Adidas lo ha reso il primo ambassador della storia del brand per la linea intimo, con la campagna Active Flex. Ad aprile 2026, Calafiori ha posato per Miaou x Adidas Originals insieme alla modella Alyson Dubey, in una serie di scatti che fondono street-luxury e trifoglio Adidas. Capelli lunghi, maniche di tatuaggi in vista, un'eleganza da difensore vecchia scuola che richiama Maldini e Nesta filtrata però attraverso codici completamente contemporanei. Il paradosso che genera l'attrazione è questo: il physique du rôle di un'altra epoca del calcio italiano, vestito come se quell'epoca non fosse mai finita.
Erling Haaland
Poi c'è Haaland. Il centravanti norvegese che ai Mondiali ha conquistato il cuore di tutti. Ma la sua collezione di borse Hermès merita un discorso a parte. Il campione ha costruito, borsa dopo borsa, una collezione stimata oltre 300mila dollari, quasi interamente composta da modelli Haut à Courroies in edizione limitata. Per chi non lo sapesse, l'HAC è il primo modello mai prodotto da Hermès, pensato originariamente per il trasporto in sella, e per questo più alto e più largo di una Birkin standard. La scelta pratica, prima ancora che estetica, per un giocatore di quasi due metri che vive tra aeroporti e ritiri.
Tra i pezzi più discussi la "Endless Road", decorata con un paesaggio patchwork in pelle, e una Multipocket nera che sul mercato del resale ha toccato quasi 70mila dollari. Haaland non sta cercando di normalizzare niente, probabilmente non ci pensa nemmeno: sta solo comprando, di tasca sua, l'oggetto più esclusivo che il mercato gli mette davanti. Con lui la borsa da uomo smette di essere un'operazione di marketing e torna a essere quello che era prima del marketing: un oggetto di lusso, comprato da chi può permetterselo, senza bisogno di giustificarsi.
Maduka Okoye
Sebbene non abbia giocato ai Mondiale 2026, Maduka Okoye è stato tra i volti più cercati dell'estate. E non per le parate. Seduto accanto a Cardi B al front row Haute Couture di Jean Paul Gaultier, in canotta bianca sotto un gilet verde smeraldo, ha guadagnato più follower in una serata parigina che in una stagione intera tra i pali dell'Udinese. Ha anche premiato Kimi Antonelli a Silverstone per conto di Pirelli; un episodio che racconta più della sua popolarità trasversale che del suo score di parate. Sul proprio sito si descrive come "più di un portiere: un brand, una personalità, un role model". Qualche settimana fa sarebbe suonata una frase da ufficio marketing. Oggi, complice Cardi B, sembra quasi una previsione azzeccata