L’Academy e i suoi “dimenticati”: i grandi nomi che non hanno mai vinto un Oscar
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L’Academy e i suoi “dimenticati”: i grandi nomi che non hanno mai vinto un Oscar

di Tiziana Molinu

Da Norton a Kubrick, i casi (e gli scandali) che dimostrano come il premio più importante del cinema non sempre premi l’arte. L’Academy sceglie i vincitori, ma non sempre i migliori. E questi nomi lo dimostrano senza bisogno di una statuetta

The Oscars are always getting it wrong”, è una frase che circola negli ambienti di Hollywood, specialmente nel periodo che precede la notte delle notti. A dirlo è Michael Schulman, autore del libro Oscar Wars, e ha ragione da vendere. Perché la verità è che l’Academy Awards, nonostante la patina di sacralità, non sono mai stati un concorso di puro merito artistico. A decidere le sorti della statuetta sonovariabili impazzite: campagne pubblicitarie milionarie, il peso specifico del narrazione personale del candidato, le correnti politiche del momento e persino il semplice “è il suo turno”. Non si premia solo il film o l’attore, ma spesso l’insieme di circostanze che gravitano attorno.

Emblematico, in tal senso, è il caso della 71ª edizione degli Oscar del 1999. Quell’anno, Roberto Benigni portò a casa l’Oscar come miglior attore per La vita è bella, in un tripudio di entusiasmo che fece letteralmente salire il regista toscano sulle poltrone del Dorothy Chandler Pavilion. A rimanere seduto, in platea, c’era Edward Norton. La sua interpretazione di Derek Vinyard in American History X, una delle interpretazioni più brutali, fisiche e psicologicamente complesse mai visti sullo schermo, venne spazzata via dall’onda emotiva del film italiano. Una sconfitta che ancora oggi viene indicata come uno dei più grandi “furti” nella storia della categoria. Un episodio che riassume perfettamente il paradosso degli Oscar: si premia spesso il momento, più che il merito.

Ecco, allora, una lista di artistiattori e registi – che, nonostante abbiano scolpito momenti indelebili nella storia del cinema, hanno avuto la sfortuna (o la libertà) di non incontrare mai il favore dell’Academy.

Attori che non hanno mai vinto un oscar

Edward Norton

Edward Norton
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Come anticipato, il caso più doloroso per Norton resta il 1999 con American History X (anche se ancora non riusciamo a mandare giù il fatto che la sua interpretazione in Fight Club sia stata completamente ignorata dall’Academy). Comunque sia, la sua trasformazione in uno skinhead dai muscoli tatuati, capace di passare dalla furia omicida a una vulnerabilità disarmante, è considerata una delle performance più audaci degli anni ’90. Tuttavia, perse contro la comicità dolceamara di Benigni. Prima ancora, l’Academy lo candidò per Primal Fear (1997), nel 2015 per Birdman, ma la statuetta è sempre restata un miraggio. È il prototipo dell’attore troppo “difficile” (o troppo bravo) per il sistema delle preferenze dell’Academy.

Jake Gyllenhaal

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Parlare di Gyllenhaal e Oscar è parlare di uno dei più clamorosi snub del nuovo millennio. Nominato una sola volta per Brokeback Mountain (2006), perse contro George Clooney per Syriana. Il vero e più grande scandalo fu però la mancata nomination per Nightcrawler (2015). In quel film, Jake interpreta Louis Bloom, un fotografo free-lance dal sorriso psicopatico e dagli occhi di vetro, divorando lo schermo con una performance agghiacciante e perfetta. La sua esclusione dalla cinquina dei migliori attori fu così criticata da diventare un caso di studio su quanto l’Academy sia refrattaria ai film “scomodi” o troppo cupi.

Willem Dafoe

Willem Dafoe oscar
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Willem Dafoe è uno di quei volti che l’Academy ama nominare ma che non riesce a premiare. Con quattro nomination all’attivo (per PlatoonShadow of the VampireThe Florida Project e At Eternity’s Gate), il suo “furto” più memorabile risale al 2018. Per The Florida Project, Dafoe regalava un ritratto delicatissimo di Bobby Hicks, il burbero gestore di un motel in Florida. Era il cuore morale del film, una performance di una tenerezza rara. Eppure, quell’anno l’Oscar come non protagonista andò a Sam Rockwell per Tre manifesti a Ebbing, Missouri. La critica fu quasi unanime nel definirlo un verdetto ingiusto.

Samuel L. Jackson

Samuel L. Jackson
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Pensate un attimo: Samuel L. Jackson, l’uomo che ha reso celebre la frase “Motherf***er”, ha una sola nomination all’attivo. Una. Arrivò nel 1995 per Pulp Fiction, dove perse contro Martin Landau in Ed Wood. Nonostante sia tra gli attori con i maggiori incassi della storia del cinema, l’Academy lo ha sempre ignorato per ruoli iconici in Django UnchainedThe Hateful Eight o A Time to Kill. È il caso più eclatante di come l’Academy tenda a confondere la prolificità con la mancanza di “pregio”. Gli è stato conferito un Oscar onorario nel 2022, una sorta di mea culpa per decenni di indifferenza.

Tom Cruise

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Tom Cruise è stato per anni il “bravo ragazzo” di Hollywood capace di recitare con Paul Newman e Dustin Hoffman. Le sue tre nomination (Nato il quattro luglioJerry Maguire e Magnolia) raccontano di un attore drammatico di prim’ordine. In Magnolia, in particolare, il suo ruolo di guru della seduzione misogino Frank T.J. Mackey è un lampo di genio e isteria che avrebbe meritato la vittoria. Ma perse contro Michael Caine in The Cider House Rules . Con l’avvento della saga Mission: Impossible, Cruise si è allontanato dal dramma puro, e l’Academy lo ha dimenticato. Anche per lui, come per Jackson, è arrivato un Oscar onorario (2025), ma il sapore di una vittoria competitiva per un ruolo come quello in Magnolia resta l’amaro di un’occasione persa .

Registi che non hanno mai vinto un Oscar

Stanley Kubrick

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È forse l’assenza più imbarazzante nell’albo d’oro dell’Academy. Kubrick, il regista che ha ridefinito il linguaggio cinematografico con 2001: Odissea nello spazioArancia meccanica e Shining, non ha mai vinto l’Oscar per la regia. Fu nominato quattro volte (Dr. Stranamore, *2001*, Arancia meccanica e Barry Lyndon), ma perse sempre contro film che oggi ricordiamo come decisamente meno influenti. Kubrick dovette accontentarsi del solo Oscar per gli effetti speciali di *2001*. Un’onta che l’Academy cercò di riparare solo nel 2000, dedicandogli un tributo postumo dopo la sua scomparsa.

David Lynch

David Lynch
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David Lynch ha ottenuto tre nomination come miglior regista: per The Elephant Man (1981), Blue Velvet (1987) e Mulholland Drive (2002). Il rapporto tra Lynch e l’Academy è stato sempre conflittuale: la sua arte visionaria, onirica e disturbante è spesso sembrata troppo indigesta per il palato conservatore dei votanti. Anche quando ricevette l’Oscar onorario nel 2019, lo fece a modo suo, con un discorso surreale che sembrava quasi prendersi gioco dell’istituzione.

David Cronenberg

David Cronenberg
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Il re del “body horror” è l’ennesima grande assenza da queste liste ufficiali. David Cronenberg non ha mai ricevuto una nomination come miglior regista. Non per La mosca, non per Crash (quello del 1996, non il vincitore del 2006), e nemmeno per A History of Violence o La promessa dell’assassino. Nonostante abbia ottenuto consensi unanimi dalla critica per la sua capacità di esplorare la fusione tra psiche e carne, l’Academy lo ha sempre tenuto ai margini. La sua assenza dalla cinquina dei registi è considerata una delle cecità ricorrenti dell’istituzione verso il cinema di genere.

Park Chan-wook

Alfred Hitchcock
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Il genio sudcoreano, autore della Trilogia della vendetta (tra cui Oldboy), ha iniziato a ricevere attenzione dall’Occidente solo tardi in carriera. Oldboy vinse il Grand Prix a Cannes nel 2004, ma all’epoca l’Academy nemmeno se ne accorse. Park Chan-wook non è mai stato nominato, nemmeno una volta, e questo la dice lunga. Rappresenta a pieno il limite internazionale dell’Academy, che fatica a riconoscere i maestri non anglofoni se non quando sono ormai consacrati in patria.

Alfred Hitchcock

Alfred Hitchcock
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Il caso di Hitchcock è talmente emblematico da meritare una menzione speciale anche in questo contesto. La sua esclusione dall’albo d’oro dei migliori registi, con cinque nomination a vuoto, è il simbolo di come l’Academy abbia spesso privilegiato la “serietà” del tema rispetto all’innovazione del linguaggio. Specifichiamo che Rebecca (1941) vinse come miglior film, ma non come miglior regia; Psycho (1961) fu nominato per la regia di Hitchcock, ma perse contro Billy Wilder per L’appartamento. Oggi, Hitchcock è un titano, un pioniere; i registi che lo batterono, spesso, sono solo nomi nei libri di storia.