Sinner, Pogačar, Jacobs & co: la fragilità dei numeri 1
Dallo stop di Jacobs alla caduta di Pogačar, fino al ginocchio di Sinner, con l’annuncio che ha scioccato gli appassionati di tennis. Cosa succede allo sport contemporaneo?
La notizia che tutti temevamo è arrivata: Jannik Sinner non ce la fa, il ginocchio non migliora e chiude in anticipo la stagione 2026 causa infortunio. E noi che già sognavamo la tripletta alle Atp Finals…
Ma Jannik non è l’unico dei giganti dello sport a vacillare. Anche l’altro cannibale, ma delle due ruote, l’imbattibile Tadej Pogačar, ha già finito la sua annata da fuoriclasse dopo una caduta. E Marcell Jacobs, dopo l’ennesimo infortunio a Birmingham, è ancora lì a lavorare sodo per tornare in pista.
Sinner, Pogačar, Jacobs, campioni fortissimi e fragili. Così diversi ma tutti stretti nella morsa di gare, pressioni e business sempre più serrati, a ritmi frenetici che logorano anche i numeri 1. Cosa succede allo sport contemporaneo?
Jannik Sinner: il prezzo del trono
Jannik Sinner, arrivederci al 2027. Una doccia fredda per gli appassionati di tennis e per i tifosi italiani. Con la vetta della classifica Atp da abbandonare presto: Alexander Zverev, anche se non dovesse giocare altri tornei, diventerà il nuovo numero 1 entro la fine dell'anno.
L’altoatesino l’ha appena annunciato sui social: «Insieme ai medici abbiamo deciso che ho bisogno di un ciclo di trattamenti per il mio ginocchio, che significa che la stagione 2026 è ufficialmente finita». Niente intervento, almeno per il momento, ma il bisogno improcrastinabile di un’ulteriore lunga pausa.
Il tennista salterà quindi il Masters 1000 di Shanghai, l’Atp 500 di Vienna, il 1000 di Parigi e, soprattutto, le Atp Finals di Torino. Il pubblico sabaudo, privato del suo campione, spera in Flavio Cobolli e anche lui spera e lotta per esserci.
Era il 17 maggio scorso quando salutavamo Sinner campione di Roma e ci esaltavamo per la sua quinta vittoria consecutiva di un Masters 1000 in stagione, sesta considerando anche Parigi dell'autunno scorso. Una cavalcata trionfale di sfide e titoli, uno dietro l’altro, fino al blackout al primo turno del Roland Garros, che ha lanciato il primo allarme.
C’è probabilmente qualcosa che non va nella convulsione di tornei ed esibizioni, un tritacarne di trasferte transoceaniche e calendari fittissimi, talvolta a condizioni climatiche impossibili. E dietro la frenesia agonistica, un'industria da miliardi di euro a cui gli stessi tennisti non vogliono certo sottrarsi.
Wimbledon è stata una vittoria sofferta ma bellissima. Alla ripresa degli allenamenti, però, Jannik ha cominciato a fare i conti con un problema al ginocchio destro. È il sovraccarico da una pressione fisica costantemente al massimo, senza respiro.
Carlos Alcaraz, il rivale amico, è il suo negativo allo specchio: anche lui ha dovuto fermarsi per quattro mesi, per il dolore al polso destro. E nel giorno in cui Sinner ha detto addio al 2026, lo spagnolo invece conquistava il suo primo titolo dal rientro, l'Atp 500 di Tokyo. E su Instagram gli lasciava una dedica speciale: «Amico! Tornerai più forte. Mantieni la testa alta, ti auguro una pronta guarigione».
Tadej Pogačar, i limiti dell’impossibile
Tadej Pogačar ci ha abituati che l’impossibile è possibile. Strade Bianche, Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi, Giro di Romandia, Giro di Svizzera e Tour de France, al suo quinto successo alla Grande Boucle, il terzo consecutivo: questi i suoi trionfi di quest’anno. Con corse monumentali, attacchi ferali che non concedono appiglio, una fame implacabile di vittorie che gli è valsa il soprannome di Cannibale.
Ma anche il motore umano di Pogačar risponde alle leggi della biologia. E alla fortuna. Durante la Vuelta a España, il 29 agosto, all’ottava tappa e a 33 chilometri dal traguardo, su un largo tratto pianeggiante la ruota anteriore della sua bici ha virato, al contatto con un sasso, e il campione sloveno è caduto rovinosamente a terra, coinvolgendo anche altri ciclisti. Inevitabile il ritiro. Aveva già vinto tre tappe ed era primo in classifica con un vantaggio di quasi quattro minuti.
A quelle velocità folli concentrazione e riflessi devono essere al millimetro. Non c’è spazio per un appannamento: l’asfalto non perdona. La botta alla spalla sinistra l’ha costretto a un intervento chirurgico e a chiudere in anticipo la stagione.
Ha dovuto rinunciare ai Mondiali di Montréal, dove ambiva a uno storico tris. E ora agli Europei di Ljubljana, nella sua terra. Pogačar non ha potuto salire sui pedali e difendere la maglia di campione, vinta lo scorso anno davanti a Remco Evenepoel e Paul Seixas. «È come organizzare una festa di compleanno in cui il festeggiato non c’è», hanno commentato gli organizzatori.
Non ci sarà nemmeno al Giro di Lombardia della prossima settimana, una classica che ama: detiene il record di cinque vittorie consecutive. C’è un ciclismo con Tadej Pogačar e ce n’è uno senza. Ma anche il talento più puro della sua generazione deve fare i conti con quei punti di rottura in cui si imbatte chi sfida i propri limiti.
Il recupero è comunque iniziato: lo sloveno è tornato in sella da una settimana. Il 2027 lo aspetta.
Marcell Jacobs, esplosività di cristallo
L'oro olimpico nei 100 metri di Tokyo è ancora negli occhi. Un’impresa straordinaria, che mai nessun italiano era riuscito a compiere nella gara regina dell’atletica leggera. Ma da allora per Marcell Jacobs è stata una via crucis di affaticamenti muscolari, infortuni e frenate improvvise. La tensione continua a limare i millesimi di secondo e l’esplosività chiamata a tuonare in un attimo chiedono al corpo squilli continui. Con la pressione delle aspettative, sempre lì, a gravare anche sulla condizione fisica.
L'ultimo stop agli Europei di Birmingham ad agosto, durante la finale, con l’azzurro costretto al ritiro pochi metri dopo la partenza per un problema all’adduttore. Un dolore acuto, nello stesso punto in cui aveva avvertito fastidio prima di Montecarlo, obbligandolo a rinunciare alla decima tappa della Diamond League, il massimo circuito internazionale itinerante di atletica.
Europei stregati anche per un altro numero 1 italiano, il lunghista Mattia Furlani: il campione mondiale si è infortunato al primo salto di qualificazione.
La stagione del tennis e quella del ciclismo pullulano di sfide tra impegni con gli sponsor, premi in denaro e ambizioni di classifica. Ma anche l’atletica è lastricata da tanti appuntamenti sportivi ad alta intensità: gare indoor, Diamond League tra Medio Oriente, Cina e Stati Uniti, campionati nazionali, grandi eventi…
Jacobs intanto è tornato in pista. Con lo sguardo già sul 2027. «Un anno fa non sapevo nemmeno se avessi ancora voglia di ricominciare. Poi sono tornato ad allenarmi, a divertirmi, a crederci. È stato un anno di transizione, ma anche un nuovo inizio», ha scritto sui social. E poi una doppietta di obiettivi nel mirino. «Ora si guarda avanti. Mondiali 2027, quella medaglia che ancora manca. Los Angeles 2028».