Jonathan Anderson porta Dior dentro il mondo di A24
Dopo aver disegnato i costumi di Challengers e Queer, il direttore creativo di Dior trasforma la sua ossessione per il cinema in una partnership di due anni con la casa di produzione americana. Al centro ci sono film, teatro, performance e il Cherry Lane Theatre di New York
Jonathan Anderson ama il cinema abbastanza da volerci entrare dentro. Prima come spettatore, poi come costumista e ora, con Dior, anche come partner creativo. La maison francese ha annunciato una collaborazione di due anni con A24, la società americana che ha costruito una delle identità più riconoscibili del cinema indipendente contemporaneo (con film da Marty Supreme a The Drama per intenderci). Un accordo che mette insieme moda, film, teatro ed eventi live e che, soprattutto, segna un ulteriore spostamento di Dior verso un'idea di creatività che non passa necessariamente dalla passerella.
Nello specifico, Dior sarà partner principale del Cherry Lane Theatre di New York, lo storico spazio off-Broadway entrato nel portfolio di A24 nel 2023, ristrutturato e riaperto proprio in coincidenza con questa alleanza. Il piano prevede una programmazione condivisa tra talenti affermati ed emergenti, dentro e fuori dallo schermo, più un programma di supporto per studenti che vogliono entrare nel settore, tra formazione creativa e produzione pratica.
Il sodalizio Anderson-Dior-A24
L'alleanza è stata sancita da un cortometraggio proprio alla Jonathan Anderson. Nel film In Training, scritto e diretto da Aidan Zamiri, cinque attori e musicisti, Sabrina Carpenter, Camille Cottin, Josh O'Connor, Drew Starkey e Sophie Wilde, interpretano tutti la stessa persona: Jonathan Anderson. Il tono è ironico, autoriferito e volutamente surreale, con gli interpreti impegnati a riprodurre l'immagine pubblica dello stilista, dal suo modo di vestire ai suoi gesti. Lo stesso Anderson compare nel corto nei panni, naturalmente, di Jonathan Anderson.
Il debutto pratico è avvenuto invece proprio al Cherry Lane con Both Ends, performance di Justin Vivian Bond diretta da Zack Winokur. Anderson ne ha disegnato i costumi, compreso un abito d'archivio di Paul Poiret risalente a circa un secolo fa, scelto anche per il legame con Edna St. Vincent Millay, poetessa e drammaturga tra le fondatrici del teatro e figura che ha contribuito all'ispirazione della collezione Dior Winter 2026 di Anderson.
È chiaro come Anderson voglia portare Dior in un luogo dedicato alla produzione culturale, lasciando che la moda diventi una parte del processo creativo. Non per vestire qualche celebrity e moltiplicare le apparizioni sul red carpet. Quello che lui vuole è costruire l'idea di un brand come qualcosa di culturalmente reale.
La love story tra Anderson e il cinema
Del resto, per Anderson il cinema non è una nuova ossessione. È un territorio che frequenta da anni. Il rapporto più importante è quello con Luca Guadagnino, iniziato con Challengers, per il quale Anderson ha firmato il suo primo lavoro come costumista cinematografico. Poi è arrivato Queer. Ancora Guadagnino, ancora Anderson, ma questa volta con una sfida completamente diversa: ricostruire il guardaroba della Città del Messico degli anni Cinquanta. Anderson ha lavorato sulla precisione storica fino alla biancheria, cercando capi realmente compatibili con il periodo e con il contesto messicano.
Proprio sul set di Queer Anderson ha conosciuto Rose Garnett, responsabile di A24 UK. Da quell'incontro è iniziata la conversazione che ha portato alla partnership con Dior. Mentre il prossimo capitolo sarà Artificial, il nuovo progetto cinematografico firmato Guadagnino e ambientati nella Silicon Valley.
Con A24, però, Anderson sembra voler spostare quella relazione di qualche passo in avanti. Oltre a vestire, letteralmente, il cinema, Dior partecipa adesso alla sua produzione culturale. Per Anderson è invece la prosecuzione di un percorso iniziato prima di diventare il direttore creativo di tutte le linee della maison – donna, uomo e alta moda – primo designer a ricoprire contemporaneamente il ruolo dai tempi di Christian Dior. E che oggi, nonostante il perimetro di un incarico così ampio, trova ancora spazio per dedicarsi a un teatro Off-Broadway di Manhattan. Al fine di unire moda, costume, cinema e cultura tutti sotto uno stesso ombrello.