Da Marilyn Monroe a Nan Goldin: dentro la straordinaria collezione fotografica di Elton John

Da Marilyn Monroe a Nan Goldin: dentro la straordinaria collezione fotografica di Elton John

di Digital Team

Da Marilyn Monroe a Nan Goldin, oltre 300 immagini raccontano come la fotografia abbia definito desideri, identità e libertà negli ultimi settant’anni

Che cosa accomuna Marilyn Monroe, i Black Panthers, Robert Mapplethorpe e Irving Penn? Apparentemente nulla. Eppure è proprio da questo dialogo inatteso che prende forma Fragile Beauty, la grande mostra ospitata al Jeu de Paume di Parigi, dal 12 giugno al 27 settembre, costruita attorno alla straordinaria collezione fotografica di Elton JohnDavid Furnish

Più che una raccolta privata, quella della coppia è un archivio della cultura contemporanea. Oltre 7.000 fotografie raccolte in più di trent’anni, attraversando moda, musica, attivismo, reportage e ritratto. Per l’esposizione parigina ne sono state selezionate oltre 300, firmate da più di novanta fotografi internazionali, da Nan Goldin a Richard Avedon, da Diane Arbus a Herb Ritts, fino a Robert Mapplethorpe e Ai Weiwei

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Una collezione che racconta il mondo

La forza di Fragile Beauty sta nel rifiuto di qualsiasi ordine cronologico. Le immagini non seguono una linea temporale, ma costruiscono una costellazione di temi e ossessioni che riflettono lo sguardo dei suoi collezionisti.

Una fotografia di moda può dialogare con una manifestazione per i diritti civili. Un ritratto di una star hollywoodiana può trovarsi accanto a un’immagine che racconta le battaglie della comunità LGBTQ+. È proprio in queste collisioni visive che la mostra trova la propria energia narrativa. 

Quando la moda smette di essere moda

Tra i grandi protagonisti del percorso emerge la fotografia di moda, linguaggio che ha profondamente influenzato la formazione visiva di Elton John.

Le immagini di Irving PennHerb Ritts e Horst P. Horst ricordano un’epoca in cui la moda non era soltanto industria o tendenza, ma una forma di ricerca artistica. Corpi, volumi, ombre e geometrie diventano materia espressiva, trasformando la fotografia in qualcosa che va ben oltre il semplice racconto dell’abito. 

Osservate oggi, queste immagini conservano una sorprendente contemporaneità. Parlano di bellezza, ma soprattutto di identità.

Le icone e ciò che si nasconde dietro il mito

Tra le sale compaiono alcuni dei volti che hanno definito l’immaginario del Novecento: Marilyn MonroeElvis PresleyDoris DayMiles Davis e Chet Baker. Ma il vero interesse della mostra non risiede nella celebrità.

Molti di questi ritratti catturano l’istante in cui il personaggio lascia spazio alla persona. Uno sguardo distratto, una pausa, una fragilità improvvisa. È in questi dettagli che le immagini riescono ancora oggi a sfuggire al tempo. 

Nan Goldin e Robert Mapplethorpe: il cuore emotivo della mostra

Se esiste un centro gravitazionale di Fragile Beauty, è probabilmente rappresentato dalle opere di Nan Goldin e Robert Mapplethorpe.

La celebre installazione Thanksgiving di Goldin, composta da immagini realizzate tra il 1973 e il 1999, trasforma la vita quotidiana in memoria collettiva. Amori, amicizie, perdita, desiderio e appartenenza diventano frammenti di un racconto profondamente umano che continua a parlare anche alle nuove generazioni. 

Accanto a lei, Mapplethorpe continua a interrogare il rapporto tra corpo, identità e rappresentazione, confermando il ruolo centrale che la fotografia ha avuto nel ridefinire il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri.


Dall’attivismo al reportage

La mostra si chiude con immagini che raccontano la storia contemporanea attraverso il linguaggio del reportage. Dai movimenti per i diritti civili americani alle lotte per l’emancipazione LGBTQ+, fino alle grandi fratture politiche e sociali degli ultimi decenni, la fotografia emerge come uno strumento di testimonianza e resistenza. 

È qui che si comprende davvero il significato del titolo. La fragilità evocata da Fragile Beauty non riguarda soltanto i soggetti ritratti. Riguarda la memoria, le identità, i diritti conquistati e le libertà che ogni generazione è chiamata a difendere.

Per questo la mostra non racconta soltanto la passione di due collezionisti. Racconta il modo in cui la fotografia ha contribuito a costruire il nostro sguardo sul mondo.