Matières Fécales, il brand dal nome impossibile che ha conquistao Rihanna e la PFW
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Matières Fécales, il brand dal nome impossibile che ha conquistao Rihanna e la PFW

di Tiziana Molinu

Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran hanno passato dieci anni a sentirsi dare degli strani. Oggi sfilano a Parigi sotto la statua della Repubblica, vestono Lady Gaga e Zendaya, e Rihanna siede in prima fila per loro. Il nome, tradotto, resta quello: materia fecale

Un minuto di silenzio per chi, alla Paris Fashion Week, ha la sfortuna di sfilare lo stesso giorno di Matières Fécales. Da qualche stagione, quando il brand di Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran scende in passerella, il resto del calendario sparisce dai feed. È successo di nuovo lunedì 28 settembre. Per la primavera-estate 2027 il duo canadese ha occupato Place de la République, a chiudere la prima giornata della settimana parigina. In prima fila, accanto a Rick Owens e Michèle Lamy, sedeva Rihanna, in un tailleur dorato realizzato su misura dal brand.

La moda ha d'altronde un metabolismo preciso. Assorbe chi la contesta, lo digerisce, lo rimette in circolo con un cartellino del prezzo. Dalton e Bhaskaran ne sono l'esempio più recente; hanno trasformato la critica all'industria in un linguaggio e l'estetica outsider in un business.

Matières Fécales
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Fino a pochi anni fa il loro nome circolava negli angoli più sperimentali di Instagram, nei club, su Depop, nelle community legate alla body modification e alla cosiddetta post-human beauty. Oggi compare sui red carpet. Nel giro di pochi mesi il brand ha vestito Lady Gaga ai Grammy, Sarah Paulson al Met Gala, Demi Moore a Cannes, Zendaya alla première di The Odyssey e Gabbriette per il suo matrimonio con Matty Healy. Kylie Jenner lo ha indossato perfino in uno spot di Dunkin'.

Eppure Matières Fécales è nato lontano dalle celebrity. All'origine ci sono due persone che hanno scelto la moda come strumento per mettere in discussione la moda stessa.

Due alieni a Montréal: chi sono Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran

Hannah Rose Dalton è nata in Nuova Zelanda ed è cresciuta a Montréal, in una famiglia agiata. Steven Raj Bhaskaran ha origini indiane e ha passato l'infanzia in Guyana, cresciuto da una madre sola in condizioni di povertà estrema. Si sono conosciuti da studenti al Collège LaSalle di Montréal. Dalton si era iscritta dopo il crollo del Rana Plaza in Bangladesh, nel 2013, con l'idea di contestare il lato meno patinato dell'industria.

Il primo incontro non promette granché: formazioni diverse, gusti diversi. Poi i due si riconoscono in una stessa insofferenza verso le regole. Da lì nasce il progetto che diventerà Matières Fécales, un universo che tiene insieme moda, performance, musica, fotografia e body transformation, costruito lontano da showroom e passerelle. Il primo palcoscenico è stato Instagram. Teste rasate, sopracciglia cancellate, lenti a contatto nere, trucco bianco da bambola di porcellana. E poi gli skin heels, scarpe modellate come piedi umani, diventate il loro segno di riconoscimento. I vestiti li cucivano in cucina e li vendevano su Depop. Nel 2019 è arrivata una piccola collezione per Selfridges, a Londra. Nel 2023 Madonna li ha voluti come dj per il suo tour.

Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran
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In origine si facevano chiamare Fecal Matter. Ma in francese suonava decisamente più elegante. Il riferimento è agli scarti e agli eccessi della moda, prendere ciò che il sistema considera scarto e trasformarlo in materia creativa. Il nome è volutamente sgradevole: "Ha respinto molte persone, e molte altre lo adorano", ha detto Dalton. "Se ami qualcosa, non importa come si chiama o che aspetto ha."

Il ruolo di Rick Owens e Dover Street Market

Rick Owens è una delle figure che più hanno contribuito a legittimare il duo all'interno della moda contemporanea. Dalton e Bhaskaran diventano suoi amici e collaboratori, lavorando come modelli, realizzando soundtrack e partecipando a diversi progetti del designer. Ma è soprattutto l'incontro con Adrian Joffe, presidente di Comme des Garçons e figura centrale di Dover Street Market, a cambiare la scala del progetto.

Nel 2024 Matières Fécales entra nel programma di sviluppo di Dover Street Market Paris, la stessa struttura che segue Vaquera ed ERL. È l'infrastruttura che mancava: produzione europea, distribuzione, accesso al calendario ufficiale. È il momento in cui l'energia DIY del duo incontra una struttura produttiva e commerciale molto più solida, permettendo ai designer di realizzare su scala professionale capi che fino a quel momento erano spesso costruiti quasi artigianalmente.

Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran
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La conquista di Parigi

Il debutto ufficiale alla Paris Fashion Week arriva nel marzo 2025 con The Other, una collezione che prende il titolo dalla condizione di chi viene percepito come “altro” dalla società. La silhouette è già quella che diventerà il vocabolario del brand: sartoria deformata, spalle pronunciate, vita stretta, dettagli distrutti, make-up alieno e una prima collaborazione con Christian Louboutin. In sala, Chappell Roan, Rick Owens, Michèle Lamy, Daphne Guinness e lo stesso Louboutin.

La stagione successiva, per la primavera-estate 2026, il messaggio diventa ancora più esplicito. La collezione si intitola Hannah, come omaggio di Bhaskaran alla compagna e alla sua capacità di esporsi quotidianamente allo sguardo degli altri. In passerella entrano persone di età, genere, fisicità e abilità differenti. Tra loro c'è anche Nikki Lilly, content creator e disability advocate, alla sua prima esperienza in passerella. Matières Fécales comincia così a fare qualcosa di più complesso, oltre la provocazione. Utilizza la moda per mettere in discussione chi ha il diritto di essere considerato bello, desiderabile o rappresentabile.

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E poi ci sono le ultime due collezioni in relazione tra loro: The One Percent e The Ninety-Nine Percent. La prima Poi arriva nell'autunno-inverno 2026. Presentata al Palais Brongniart, la collezione prende di mira il potere economico e l'estetica dei super-ricchi. Lo spunto è il rapporto Oxfam sull'1% più ricco del pianeta, che detiene quasi metà della ricchezza globale. Tre atti, maschere fatte di banconote, abiti che sembrano tempeste di dollari, figure caricaturali, guanti di agnello bianco con i palmi insanguinati. Sfila anche Bryan Johnson, l'imprenditore americano ossessionato dalla longevità. Chiude la top model Debra Shaw. Il punto di partenza era la storia familiare di Dalton.

A settembre tocca a quella di Bhaskaran. The Ninety-Nine Percent mette in scena 99 look su 99 modelli non bianchi, in 35 minuti e tre quadri. Sari, ricami indiani, cotone del Burkina Faso, tailleur a clessidra, abiti piumati color fuoco. In passerella cammina anche il designer, insieme alla madre Grace, alla sorella e alla nipote. "Il casting riflette le persone con cui sono cresciuto nelle case popolari", ha scritto Bhaskaran nelle note dello show. Il finale chiude il cerchio con la stagione precedente: alcune figure portano sulle spalle effigi di miliardari. La maggioranza che sostiene, letteralmente, il peso dell'élite. Parte dei ricavi della collezione sarà destinata a La Maison d'Allanah, associazione che offre accoglienza a rifugiati LGBTQIA+ in Francia.

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Il paradosso del successo

Un brand nato per denunciare gli eccessi della moda oggi vende capi oltre i mille dollari e compare in una pubblicità di caffè zuccherato. La contraddizione è evidente, e il pubblico l'ha già colta. Miliardari in prima fila agli show "contro" di loro. O il caso Paulson: un'attrice milionaria che protesta contro l'1% a un gala da 100mila dollari a biglietto, co-presieduto da Jeff Bezos e Lauren Sánchez.

Sarebbe troppo facile liquidare la contraddizione come ipocrisia. La vera domanda è un'altra: può un brand restare sovversivo dopo essere stato completamente assorbito dal sistema che contestava? Matières Fécales sembra aver trovato, almeno per ora, una risposta pratica. Non prova a stare fuori dal sistema. Ci entra fino in fondo e ne usa gli strumenti, produzione, celebrity, red carpet, Fashion Week, retail, per continuare a raccontare le persone che quel sistema tende a lasciare fuori.

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È una strategia rischiosa, perché ogni successo rende più difficile sostenere la posizione dell'outsider. Ma è anche ciò che rende il duo diverso da molti altri brand costruiti intorno allo shock. Dietro il trucco alieno, le scarpe-piede e i nomi volutamente disturbanti c'è una costruzione estetica sempre più precisa e una capacità rara di trasformare una collezione in un racconto critico. La moda ha un metabolismo preciso. Matières Fécales lo sa bene. La domanda, adesso, è quanto riuscirà a farsi digerire senza perdere il sapore che l'ha resa indigesta.